RESOCONTO
DEL III°
SEMINARIO EUROPEO SUL TIBET
PIENA
AUTONOMIA PER IL TIBET ENTRO TRE ANNI O RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE
DEL GOVERNO TIBETANO IN ESILIO
Bruxelles, Parlamento
Europeo, 7/8 Dicembre 2000
A cura di Alessandro FRANCO (PR, Torino)
Giovedì 7/12/2000
* Olivier
Dupuis:
* Si tende a considerare
il Tibet come realtà isolata, occorre invece situarlo nel suo effettivo
contesto e considerare quella che è l'evoluzione del sistema cinese.
* A Pechino si assiste (a partire da Deng) alla trasformazione di un
sistema che da comunista sta evolvendo verso una forma di regime di
tipo nazional-comunista (sul modello ex-yugoslavo). I sintomi sono molteplici:
si assiste ad una corruzione diffusa e ad una serie di arresti politici
sintomo di una battaglia in corso tra le diverse fazioni del regime
(è di pochi giorni fa la notizia dell'arresto del ministro della giustizia
per corruzione); sale la tensione nazionalista nei confronti di Taiwan
ed aumentano i tentativi di allargare la propria sfera di influenza
agli stati circostanti (la Cina è presente in Birmania con basi militari
e collabora con il Pakistan nella ricerca nucleare militare).
* E' importante cercare di capire i punti deboli del regime in modo
da farne esplodere le contraddizioni che sono di tre tipi:
* Taiwan: è in qualche modo il controesempio di Pechino, la conferma
che non esiste una via asiatica alla democrazia, la democrazia e il
diritto sono uno e uno solo.
* Il Tibet stesso.
* La situazione della società cinese (stanno emergendo elementi di dissenso
come la Falung Gong ed il partito democratico cinese). E' doveroso per
noi cercare di rafforzare la collaborazione con le voci democratiche
cinesi.
* Occorre prestare attenzione a quello che sta accadendo ed accadrà
in Kossovo ed in Cecenia: il Kossovo è il simbolo del fatto che il concetto
di integrità territoriale (argomento spesso utilizzato dalla Cina rispetto
al Tibet) è relativo, non assoluto. Esiste una evoluzione del diritto
internazionale a cui occorre stare attenti. Per quanto riguarda la Cecenia
la questione è più complicata e (per quanto sia difficile fare paragoni)
la tragedia ancora peggiore di quella del Kossovo; in ogni caso lavorare
per salvaguardare il popolo ceceno significa anche lavorare per il Tibet.
* C'è un problema di urgenza (la colonizzazione culturale cinese in
Tibet sta procedendo e potrebbe non esserci più tempo).
* Occorre agire sui nostri governi: non basta ricevere il Dalai Lama,
fare tanti sorrisi e poi continuare a fare la stessa politica, a partire
dagli scambi commerciali. Ci devono essere atti parlamentari e governativi
corrispondenti all'analisi politica.
* Bisogna agire innanzitutto dai parlamenti, mai anche dai comuni e
dalle regioni (con la campagna per la esposizione della bandiera tibetana).
* Occorre concepire una campagna che tolga il dominio del tempo ai cinesi.
* Si parla di ripresa del dialogo tra Dalai Lama e Pechino; non è ancora
una buona notizia: occorre lavorare perché il rapporto di forze cambi
e si arrivi e si possano aprire veri negoziati.
* Occorre creare una forte convergenza a tutti i livelli politici per
rendere possibile tutto ciò.
* Kunzang Yuthok (rappresentante Dalai Lama a Parigi):
* Il governo tibetano
si rallegra della risoluzione del Parlamento Europeo (PE).
* Una protesta forte sulla violazione dei diritti umani potrà favorire
il negoziato.
* Non vogliamo isolare la Cina, vogliamo includerla, ma la Cina deve
rispettare gli standards internazionali.
* Il Dalai Lama desidera negoziare, ma non ha ottenuto risposta alla
sua offerta di mandare una delegazione.
* Sulla questione dell'autonomia e dell'indipendenza dobbiamo essere
chiari, dal momento che proprio questo punto viene usato dalla Cina:
la richiesta del Dalai Lama continua ad esser quella di piena autonomia
per il Tibet ed il popolo tibetano; quello dell'indipendenza è un auspicio
che appartiene ad individui.
* Thomas Mann (Deputato europeo PPE, presidente Intergruppo Tibet):
* Al PE si è rinnovata
(ad opera di PPE, TDI e liberali) la costituzione di un intergruppo
Tibet; l'intergruppo esiste dal 1989 e si riunisce una volta al mese.
Gli incontri hanno portato a risoluzioni importanti come quella del
Luglio scorso.
* Deve finire il tempo dei compromessi con la Cina; occorre mettere
all'ordine del giorno la questione della violazione dei diritti umani
in Cina (a partire dalla prossima primavera a Ginevra).
* Occorre usare in modo diverso i soldi della Banca Mondiale, non finanziando
più la migrazione forzata dei cinesi in Tibet.
* Si riproverà a far assegnare il premio Sakarov a Ngawang Sangdrol
* L'occupazione strisciante del Tibet deve esser messa all'ordine del
giorno, è importante che se ne parli.
* Esponente dei Tibet support Groups:
* In Francia ci
sono difficoltà a fare approvare una risoluzione del tipo di quella
del PE.
* Patrice Mucini (Francia, Passeport tibétain):
* In vista delle
elezioni presidenziali francesi del 2002 si sta pensando ad una campagna
di pressione politica sui candidati chiedendo loro di riconoscere il
Tibet come paese occupato dalla Cina e di riconoscere il governo tibetano
in esilio.
* Murad Daudov (ceceno, fondatore dell'organizzazione Forum Europa-Caucaso):
* Solidarietà con il popolo tibetano.
* Europa e ONU sono spesso complici: occorre rimettere in questione
l'ordinamento mondiale.
* Proposta: unire gli sforzi della società civile che lotta per i popoli
oppressi.
* Antony O'Brien (Tibet support groups - Irlanda):
* Il 25 Ottobre il senato irlandese ha approvato una risoluzione a favore
del Tibet; si è trattato però di una risoluzione debole, condizionata
dalla paura dell'Irlanda di offendere la Cina.
* Si parla della Cina come un'area di mercato di un miliardo di persone;
in realtà di quel miliardo 900 milioni sono contadini sotto la soglia
di povertà.
* Occorre infrangere il mito economico della Cina: la maggior parte
delle istituzioni cinesi sono sull'orlo del fallimento (sanità, istruzione,
....); le finanze dello stato sono sull'orlo del caos; negli ultimi
anni molte aziende straniere si sono scottate in Cina a causa della
corruzione del sistema cinese.
* Gabriel Corbalan (Francia) :
* Proposta: un digiuno di dimensione internazionale di durata indeterminata
(obiettivo minimo 5-6 mesi) che coinvolga anche il Dali Lama e che abbia
come obiettivo l'apertura dei negoziati.
* Marco Perduca (Partito Radicale Transnazionale):
* Resoconto delle attività del PRT per il Tibet (con riferimento alla
richiesta di espulsione dall'ONU della Russia).
* Necessario tenere presente per il Tibet l'atteggiamento adottato dalla
comunità internazionale per il Kossovo e Timor Est.
* Occorre continuare a dare voce alle istanze di libertà dei tibetani
senza farsi intimorire dal fatto che abbiamo a che fare con un paese
membro del Consiglio di Sicurezza.
* Lobsang Gyalpo (Comitato austriaco per il Tibet):
* Nostro obiettivo è quello di ottenere un appoggio del Parlamento austriaco
alla lotta per la libertà del Tibet.
* Nel Marzo 2001 si terrà a Vienna la marcia europea pro-Tibet.
* Georges D'Allemagne (senatore belga socialcristiano; consigliere comunale
di Bruxelles; medico, ex collaboratore di Medici senza Frontiere):
* Si sta assistendo ad un aumento della mobilitazione delle associazioni
proprio in un momento in cui si sta abbassando l'attenzione politica;
c'è da sperare che la politica riesca a ritrovare l'attenzione prima
che la situazione degeneri definitivamente.
* Cosa si può fare:
* Occorre usare al meglio la risoluzione del PE. Tra sei mesi (a giugno
2001), il Belgio avrà la presidenza di turno dell'UE e diventerà membro
di turno della Commissione diritti umani di Ginevra. Occorre utilizzare
tale situazione cercando di premere sul governo belga affinché si impegni
durante il periodo in cui sarà investito di tali ruoli nel sollecitare
l'attenzione sulla questione Tibet. Bisognerà agire anche a livello
parlamentare tenendo presente che ci sono parecchi gruppi politici che
hanno manifestato interesse per il Tibet.
* Bisogna cercare attraverso i contatti interparlamentari di sollecitare
la mobilitazione anche di parlamenti di altre nazioni.
* A Bruxelles è stata creata una rete di associazioni che si interessano
di popoli occupati; le si potrebbe utilizzare per creare una sorta di
effetto leva nei confronti del sistema delle Nazioni Unite.
* A livello del comune di Bruxelles si proporrà di alzare sulla Grand
Place la bandiera tibetana (ad es. in occasione dell'anniversario di
Tien An Men).
* commento di Olivier Dupuis:
per aiutare il governo belga in vista del giugno 2001 potrebbe essere
opportuno che già per quella data 4-5 parlamenti riescano ad approvare
dei testi a sostegno del Tibet.
* Helmut Steckel (iniziative per Tibet in Germania):
* Si sta cercando
di instaurare un rapporto di collaborazione con i cinesi che vivono
in Germania, cercando di svolgere anche un lavoro di informazione.
* Proposta: cercare anche in altri paesi di instaurare collaborazioni
con l'opposizione cinese all'estero.
* Marcelle Roux (Presidente di France-Tibet):
* In Nepal il governo
sta obbedendo alle pressioni cinesi e la situazione sta peggiorando.
Si segnalano incidenti di frontiera con morte di un monaco tibetano
e stupri di gruppo; un gruppo di 4000-5000 tibetani riuniti per festeggiare
il Dalai Lama è stato caricato dalla polizia.
E' necessario chiedere ai nostri governi che premano sul governo nepalese
affinché la polizia assuma comportamenti rispettosi nei confronti dei
profughi tibetani.
* Recentemente si è tenuto a Pechino un vertice africano. Occorre agire
sui paesi africani affinché prendano coscienza della questione tibetana;
ciò può essere importate soprattutto in vista delle posizioni che tali
paesi potranno tenere in sede ONU.
* Dan Golfier (Francia):
* Proposta: relativamente alla campagna per l'esposizione della bandiera
tibetana rivolgersi non solo alle autorità locali, ma anche ai singoli
cittadini in modo tale che ciascuno la esponga sui propri balconi.
* Francesco Pullia (PRT, Italia-Tibet):
* Pare che la Cina voglia utilizzare a propri fini interni il dialogo
con il Dalai Lama: non bisogna accettarlo.
* Proposte:
* Occorre creare una rete informativa sui rapporti economici con la
Cina pensando anche ad eventuali sabotaggi.
* Il PE adotti il Panchen Lama.
* Francois Bruxeilles (Tibet libertà solidarietà - Francia):
* Perché aspettarsi che in caso di negoziato le autorità cinesi siano
leali? Solo la fermezza e non la conciliazione possono servire.
* L'unico statuto vantaggioso per il Tibet è quella che prevede uno
stato tibetano; occorre lottare per riconoscere il popolo tibetano.
* Nicolaj Khramov (PRT - Russia):
* In Russia all'interno della Duma vi sono tre rappresentanti buddisti,
i quali hanno però di fatto atteggiamenti filogovernativi; gli unici
gruppi politici su cui possiamo agire e concentrare la nostra azione,
innanzitutto informandoli sulla situazione tibetana, sono i partiti
politici di Iavlinski e Kovaliov.
* La campagna rispetto ai sindaci può essere difficilmente intrapresa
dal momento che in Russia non esistono di fatto governi indipendenti
a livello locale ed i sindaci sono soggetti al controllo delle entità
istituzionale regionali e statali.
* Proposte:
* organizzare campagne per coinvolgere, organizzare ed informare l'opinione
pubblica (promuovendo ad es. l'esposizione alle finestre della bandiera
tibetana).
* organizzare una campagna di invio cartoline rivolte alla Duma.
* Piero Verni (Presidente Italia-Tibet):
* Piena autonomia per il Tibet può e deve voler dire democrazia per
il Tibet e quindi anche per la Cina.
* Considerare la questione tibetana insieme alle altre realtà che tentano
di cambiare le cose in Cina.
* Gli esponenti della Falung Gong morti in carcere sono 63: sono pochi
a saperlo, occorre informare.
* Le ragioni che devono spingerci a muoverci non sono solo solidaristiche:
un miliardo di persone in una situazione politica come quella della
Cina odierna sono comunque un pericolo per tutti, un elemento destabilizzante
per l'Asia e per il pianeta in generale).
* In questo momento il dialogo è solo una speranza e non potrà concretizzarsi
senza cambiamento politico.
* Erkin Alptekin (leader opposizione del Turkestan Orientale, rappresentante
del popolo uiguro):
* Gli uiguri, i mongoli e gli abitanti del Turkestan Orientale si trovano
in una situazione disperata e la disperazione può portare alla violenza
(solo per citare alcuni esempi: la rivolta scoppiata nell'Aprile 1996
in Turkestan Orientale contro i cinesi, le manifestazioni anticinesi
nella Mongolia interna del 1997, le bombe in Tibet del Novembre 1996).
* Il rispetto dei diritti umani è un elemento fondamentale per evitare
conflitti; la Cina ha una visione paradossale dei diritti; i leaders
cinesi devono rendersi conto che tibetani, uiguri e mongoli vogliono
vivere in modo diverso e non possono essere oppressi.
* Crediamo nel dialogo, ma non ci può essere dialogo senza fiducia.
Il regime cinese deve iniziare subito un dialogo pacifico con i tibetani.
* Attualmente non c'è collaborazione e sostegno tra cinesi democratici
all'estero, tibetani, mongoli, uiguri; occorre lavorare in modo da evitare
lo scoppio di un conflitto come quello nella ex-Yugoslavia.
* La battaglia per tutelare i diritti puo' essere vinta solo se si affronta
la causa alla base della violazione, che nel caso di tibetani, uiguri
e mongoli è la negazione dell'autodeterminazione.
* La questione del metanodotto che attraversa territori uiguri: chiediamo
alle multinazionali di mettersi in contatto con i rappresentanti uiguri
e tibetani.
* Tenzin Kunchap (scrittore, Francia):
* Non chiedo l'autonomia, ho paura per il futuro del popolo tibetano:
chiedo l'indipendenza.
* Jean-Claude Perreard (obiettivo Tibet - Alta Savoia):
* Bisogna considerare l'impatto sui tibetani delle nostre azioni: il
regime è in piedi perché garantisce un reddito economico ai cinesi,
e ciò attraverso gli investimenti economici esteri.
* Molte società che hanno investito in Cina hanno perso i loro soldi.
Chi pagherà i loro deficit? L'opinione pubblica degli stati che intrattengono
rapporti economici con la Cina devono saperlo.
* L'Europa dovrebbe iniziare a parlare con una voce unica e dovrebbe
stare attenta ai propri investimenti.
* Jim Schubert (Tibet Liberté, Pirenei centrali - Francia):
* Proposte:
* una marcia per il Tibet libero lungo l'Europa in Luglio-Agosto attraverso
il cammino di S. Giacomo di Compostela.
* innalzare la bandiera tibetana su una o più vette europee.
* Tonci Sitin (Croazia):
* Occorre tenere presente l'influenza dei cattolici; certe volte la
pressione della chiesa può essere più forte di quella dei governi.
* Wei Jingsheng (leader dell'opposizione democratica cinese, ex detenuto
politico, premio Sakarov del PE):
* Quando ero giovane ero influenzato dalla propaganda cinese; oggi mi
rendo conto di come la popolazione a causa della disinformazione non
possa comprendere la causa tibetana.
* Ho incontrato varie volte il Dalai Lama, ed abbiamo discusso spesso
di come fare vedere la verità al popolo cinese.
* Molti non capiscono perché il Dalai Lama parli di libertà del Tibet
e non di
indipendenza; ho discusso con lui della libertà del popolo cinese e
di quello tibetano; i tibetani non devono essere necessariamente contrari
ai cinesi che vivono in Tibet.
* Dico ai cinesi che sono d'accordo con me che dobbiamo collaborare
con il Dalai Lama per portare la libertà nei due paesi (Cina e Tibet).
* Il Dalai Lama deve poter tornare in Tibet oggi.
* In Cina non c'è solo limitazione dei diritti fondamentali, ma sono
le istituzioni democratiche ad essere limitate; sto discutendo di questo
con i tibetani e con i cinesi.
* I popoli della Cina devono unirsi nel lottare contro il regime totalitario
per trasformare il governo cinese in un governo democratico; in quel
momento potremo spiegare ai cittadini la situazione e vedere se il Tibet
potrà essere indipendente.
* Io non credo che il Tibet potrà essere indipendente, ma rispetto e
promuovo la sua libertà.
* I governi europei ed americano devono unirsi per portare la democrazia
in Cina; l'ONU deve prendere posizione, deve trovare i modi per fare
pressione sul governo cinese.
* Domanda di Olivier Dupuis a Wei Jingsheng:
Esclude la possibilità che l'attuale regime possa dare una autonomia
reale al Tibet?
* Risposta di Wei Jingsheng:
Il governo comunista non puo' permettere l'indipendenza. C'è un modo
per fare migliorare la situazione: la pressione dei governi occidentali;
il governo cinese è storicamente imbarazzato dalle pressioni internazionali.
Ci sono opinioni differenti sul come affrontare la questione delle minoranze,
quante più pressioni ci saranno tanti più saranno i miglioramenti.
* Domanda di Olivier Dupuis a Wei Jingsheng:
Alcuni pensano che il 2002 sarà una data significativa per la Cina visto
che andranno in pensione Li Peng e Zang Ze Min; quale è il suo pensiero?
* Risposta di Wei Jingsheng:
Zang Ze Min anche se andrà in pensione continuerà ad avere potere, ma
non è Deng; ci saranno comunque grandi cambiamenti nel partito comunista
cinese.
* Domanda di Olivier Dupuis a Wei Jingsheng:
Un'idea per aumentare la pressione sul regime cinese.
* Risposta di Wei Jingsheng:
Il lavoro che stiamo facendo qui oggi è importante; credo ci siano qui
dei giornalisti cinesi, che provvederanno a trasmettere le notizie a
Pechino. Occorre puntare in primavera sulla conferenza sui diritti umani
a Ginevra.
* Claude Levenson (sinologa):
* A proposito di Cina e Tibet la storia ci dice che ci sono due paesi
vicini, che hanno avuto a volte problemi, ed il passato è tale da aver
lasciato tracce profonde.
* In questi anni c'è stato un degrado della situazione; c'è un intero
popolo, quello tibetano, che è minacciato di morte: per noi è questo
il problema.
* A proposito di autonomia e indipendenza: il Dalai Lama chiede il rispetto
dell'accordo in 17 punti imposto dopo l'invasione militare; il fatto
stesso che c'è stato un accordo è una prova del fatto che il Tibet non
è una minoranza.
* Il ruolo della chiesa: in Cina la chiesa ha un ruolo politico; c'è
un grosso conflitto tra Vaticano e chiesa cattolica ufficiale; non dimentichiamo
che per la chiesa il buddismo è una minaccia.
* Tra le possibili azioni di pressione sulla Cina ci potrebbe essere
la candidatura del Panchen Lama al premio Sakarov.
* Il problema degli investimenti: il governo cinese non è formato da
stupidi, occorre iniziare ad assumere a tal riguardo una posizione di
fermezza. D'accordo con gli investimenti, ma nel rispetto di un certo
numero di principi.
* Non dimentichiamo che il fattore tempo è contro i tibetani.
* Domanda della presidenza a Wei Jingsheng:
Quale giudizio da dell'intertervento di Claude Levenson?
* Risposta di Wei Jingsheng:
In linea di massima apprezzo il discorso.
* Michèle Hubert (Tibet Leoni delle nevi, Strasburgo Francia):
* Intendiamo iniziare una azione verso i parlamentari francesi in modo
che possano agire sul governo francese.
* Michael Struve (Società popoli minacciati, Germania):
* Pare che non si riescano a capire le lezioni della storia: non si
può continuare a dare sempre e comunque ragione al più forte.
* E' importante dire all'opinione pubblica cosa succede con i suoi soldi.
* Stare attenti al pericolo di alleanza tra multinazionali e regimi
totalitari.
* Bisognerebbe riconoscere già ora il governo in esilio, è inutile aspettare.
* Là dove i regimi democratici sono stati riconosciuti non si sono ripetute
le guerre.
* Pascal Rubierre (associazione umanitaria francese):
* Occorre dare sostegno finanziario ai rifugiati tibetani in Nepal e
India.
* Yangzom Brauen (Associazione giovani tibetani in Europa, Svizzera):
* Perchè insistere fin da subito con l'indipendenza? L'autonomia è il
primo passo verso l'indipendenza.
* Se dopo 3 anni non viene concessa alcuna autonomia, non c'è sicurezza
chegli stati procedano al riconoscimento del governo tibetano. Occorre
cercare di agire parallelamente anche su questo fronte elaborando delle
strategie: una possibile proposta potrebbe essere quella, nel caso dopo
tre anni non fosse iniziato alcun dialogo, di lanciare un boicottaggio
indirizzato alle merci cinesi ed alle società che hanno interessi economici
in Cina.
* Veronique Girardin (Comitato di Sostegno, Ginevra):
* Occorre iniziare a parlare di boicottaggio sui prodotti cinesi.
* E' importante che i parlamentari europei discutano della questione
con le autorità svizzere.
* Molti tibetani in Svizzera hanno diritto di voto; è opportuno che
cerchino di appoggiare candidati sensibili alla causa tibetana.
Venerdì 8/12/2000
* Alison
Reynolds (International Tibet Support Group, Londra):
* Bisogna cercare di mettere la questione Tibet all'ordine del giorno
della Commissione sui diritti umani di Ginevra (l'International Tibet
Support Group ha elaborato a tal proposito un piano; vorremmo raccordarci
con gli altri).
* Occorre rimettere in questione la politica dell'UE a partire dalla
Commissione di Ginevra: qualunque forma di dialogo con la Cina deve
esigere che si inizi il negoziato con il Tibet.
- Dobbiamo cercare di fare arrivare questo messaggio a tutti i nostri
governi, utilizzando anche i contatti che possiamo avere con i ministeri
degli esteri.
* Stiamo lavorando ad una campagna su Agip e British Petroleum che stanno
costruendo in collaborazione con Petrol China un oleodotto che transiterà
sul territorio tibetano.
* Françoise De Bock (Francia):
* Quando ci si rivolge all'opinione pubblica si trova un certo favore,
ma quando si tratta di agire le energie un po' crollano.
* C'è bisogno di un coordinamento centrale delle iniziative vivo, attivo,
capace di elaborare iniziative che abbiano carattere di continuità (ad
esempio una marcia permanente).
* Se non c'è appoggio culturale all'esposizione delle bandiere la cosa
potrebbe non servire.
* Tenere presente che a volte anche cose piccole possono sortire effetti
importanti.
* Eva Kadzierska (Associazione polacca amici del Tibet):
* In Polonia la democrazia non è ancora matura; il governo polacco ha
detto che riconoscerà sempre l'integrità territoriale della Cina.
* E' importante intensificare le azioni dirette, occorre boicottare
le visite ufficiali di rappresentanti cinesi.
* L'immobilismo equivale alla non assistenza delle persone che sono
in pericolo.
* Michèle Depris (Francia):
* Continuiamo a fare pressione politica, non inchiniamoci politicamente.
* In Francia abbiamo tentato il boicottaggio sui prodotti laogai, ma
in Francia ci sono a tal riguardo problemi giuridici.
* Francois Corona (Francia):
* La risoluzione del PE è un'arma politica che non abbiamo mai avuto
finora; occorre trasformarla in atto legislativo dei singoli governi,
bisogna trovare i metodi per farlo.
* A tal proposito in Francia un esempio ci può giungere dalla lotta
condotta dalla comunità armena francese, nel corso della quale, nonostante
i grandi interessi francesi con la Turchia, si è riusciti a ad ottenere
dei risultati.
* Linnart Maell (Tibet support groups, Estonia):
* Il Tibet non deve conseguire l'indipendenza: deve semplicemente ripristinarla.
* Non capisco cosa voglia dire piena autonomia (anche l'Estonia era
autonoma, aveva addirittura un proprio rappresentante nel governo centrale,
ma non era libera).
* E' bene che si dica che il Tibet era un paese indipendente: l'unico
obiettivo deve essere l'indipendenza.
* Chhime Chhoekyapa (Rappresentante del Dalai Lama a Budapest):
* Dobbiamo fissarci degli obiettivi, se fra tre anni non è capitato
nulla dobbiamo prepararci.
* La questione dell'autonomia: il governo indiano non riconosce il Tibet
come parte della Cina, ma come regione autonoma. Noi vogliamo innanzitutto
l'autonomia, poi potremo pensare all'indipendenza, non abbiamo progetti
segreti.
* Dobbiamo intervenire a diversi livelli: a livello locale, parlamentare,
tra la gente in termini di informazione.
* In alcune nazioni extraeuropee ci sono movimenti studenteschi a sostegno
del Tibet; si potrebbe pensare a qualcosa di simile anche in Europa.
* Si stanno svolgendo sondaggi petroliferi in Tibet (ad opera di Agip
e British Petroleum); ci sono a tal proposito delle azioni in corso,
attendiamo supporto.
* E' importante contattare le comunità cinesi, stringere le mani ai
cinesi.
* Osservazione di Olivier Dupuis:
* Potremmo invitare nei nostri parlamenti i membri del parlamento e
del governo tibetano.
* Penpa Tsering (membro del parlamento tibetano in esilio):
* Ciò che differenzia la questione Tibet dalle altre è che il nostro
approccio è non violento; il problema è che spesso solo gli approcci
violenti fanno notizia.
* E' difficile fidarsi del governo cinese, ma dobbiamo inpegnarci per
trovare una soluzione.
* In settembre si sono tenute elezioni per la nomina dei parlamentari,
trai quali sono stati scelti i ministri (finora erano nominati direttamente
e completamente dal Dalai Lama).
* Occorre adottare una duplice strategia: coinvolgere i parlamentari
e sensibilizzare l'opinione pubblica. A tal proposito è importante cercare
di far conoscere le tradizioni culturali tibetane e nel contempo informare
sulla violazione dei diritti umani. Un qualcosa di questo tipo lo si
è riuscito a fare a Washington in collaborazione con lo Smithsonian
Institute. Si potrebbe cercare di replicarlo in Europa e non solo nelle
grandi città, ma anche nelle piccole, magari pensando a delle marce
che passino per i comuni che espongono la bandiera tibetana in cui ci
si potrà incontrare con le autorità locali.
* Il governo tibetano produce delle pubblicazioni informative; può essere
importante leggerle assieme ai libri bianchi cinesi per poter vedere
le differenze.
* Jampa Tsering (responsabile per l'Europa di "International Campaign
for Tibet"):
* Sì all'autonomia, ma esaminiamo anche altre possibilità.
* La risoluzione del PE è molto importante; si potrebbe pensare di presentare
al PE una interrogazione orale con dibattito per esaminare i rapporti
con la Cina.
* Se si va a parlare di diritti umani con la Cina, la Cina si blocca.
* E' importante lavorare anche con le organizzazioni non strettamente
correlate con il Tibet; ad ogni livello di azione si può fare qualcosa
per il Tibet.
* Giorgio Cusino (PRT, Italia):
* Accompagnare le bandiere con altre iniziative (ad esempio si potrebbe
pensare a cerimonie quotidiane di innalza ed ammaina bandiera).
* Francis Longavesne (France Tibet):
* E' necessario, soprattutto da parte di chi può contare su poche forze,
fissare delle priorità di azione e la priorità ora è certamente l'azione
sui parlamenti nazionali.
* Possibili iniziative:
* Pensare all'emissione di un passaporto tibetano da parte del governo
tibetano in esilio.
* un treno per il Tibet.
* Emma Bonino (PRT, Italia):
* Dobbiamo abbandonare le campagne generiche per i diritti dell'uomo
e avviarci verso campagne per la democrazia in ogni parte del mondo.
* C'e bisogno di azioni concrete e quella suggerita dalla risoluzione
del PE lo è.
* Tsering Shakia (Prof. presso la suola di sudi orientali ed africani,
Londra):
* Gli obiettivi che ci prefiggiamo devono essere pratici e realizzabili.
* Il riconoscimento del governo tibetano è giuridicamente problematica.
Ci sono dei precedenti: il riconoscimento del governo polacco da parte
del governo britannico durante la seconda guerra mondiale; il riconoscimento
del governo cambogiano in esilio da parte della Cina negli anni '70.
- Per il Tibet è più difficile:
* prerequisito sarebbe dovuto essere il riconoscimento del governo prima
che andasse in esilio;
* ci dovrebbe essere inoltre innanzitutto il riconoscimento da parte
del paese ospitante, l'India;.
* Tutto ciò fa sorgere dubbi sulla attuabilità della risoluzione del
PE; occorre cercare soluzioni più pratiche;
* Bisogna occuparsi dell'economia e degli aiuti occidentali alla Cina;
questo può essere un obiettivo molto più realizzabile che avrebbe effetti
diretti sul governo cinese.
* Brigitte Pesando (France Tibet):
* Può essere utile accordarsi su un documento da trasmettere ai media
affinché l'opinione pubblica si renda conto di ciò che sta avvenendo.
* Tibor Endrey (Comitato di sostegno al Tibet, Ungheria):
* Si è formato un gruppo di parlamentari ungheresi per la causa tibetana,
ma senza molti risultati (è stata presentata una risoluzione di condanna
dell'invasione cinese, ma non è ancora stata esaminata).
* Bisogna cercare di convincere i parlamentari ungheresi che i tempi
sono ormai maturi per approvare delle risoluzioni.
* Benedetto Della Vedova (PRT):
* Esistono due diversi approcci alla questione economica: c'è chi dice
che bisogna interrompere le relazioni economiche e chi sostiene che
le relazioni commerciali finiscono per cambiare la struttura del regime.
* Ritengo che l'apertura economica sia utile: l'economia di mercato
è una condizione necessaria per uno stato di diritto, inoltre le relazioni
economiche sono sempre e comunque un elemento di comunicazione.
* La falsa idea che si propaga è che la libertà di investire in Cina
implichi un silenzio sulle violazioni di diritto che ci sono in Cina;
sembra che non si possa sfuggire al dogma: se faccio affari con la Cina
non devo occuparmi del resto.
* Credo che ci si possa occupare della democrazia in Cina anche in un
quadro di relazioni economiche. Quello che è grave è che sono stati
avallati dei miti. La Cina è una economia di mercato senza democrazia:
* non c'è economia di mercato, ci sono oligarchie colluse con il regime.
* non c'è sistema di credito (il 70% del credito va a finanziare le
aziende pubbliche).
* gli investimenti stranieri non sono liberi .
* in Cina non esiste un sistema giudiziario che possa garantire le transazioni
economiche internazionali. L'adesione della Cina al WTO forzerà ad avere
un livello di giurisdizione che potrà garantire gli investitori.
* La mancanza di riforme economiche vere sta rallentando quella che
sembrava l'inarrestabile crescita dell'economia cinese. I primi ad accorgersi
che non c'è economia di mercato sono proprio le imprese. Alcune multinazionali
stanno ridimensionando la propria presenza in Cina. Nei primi sei mesi
del 2000 gli investimenti sono calati di quasi l'8%. L'innamoramento
dei governi europei per la Cina è come minimo fuori misura anche da
un punto di vista strettamente economico.
* Un fenomeno speculare è la freddezza dei paesi occidentali nei confronti
dell'India. Gli investimenti diretti dall'estero in India sono 1/10
di quelli diretti in Cina. Il rischio è che si crei un triangolo India,
Russia, Cina con come cementificazione il nazionalismo.
* Uli Fischer (Coordinatore dei verdi tedeschi per le politiche sui
diritti umani):
* E' difficile che il Bundestag appoggi la risoluzione del PE; il Bundestag
segue la linea del Dalai Lama che ha sempre voluto che i colloqui si
svolgessero senza condizioni.
* Non è detto che tutti i parlamenti debbano seguire la stessa linea.
* Lucio Bertè (PRT, Italia):
* L'attuale regime non è credibile nemmeno come controparte di una iniziativa
non violenta.
* Abbiamo bisogno di sapere di più del Partito Democratico Cinese.
* Si potrebbe pensare ad un satyagraha rivolto ai nostri governi, al
Consiglio d'Europa, alle Nazioni Unite, alla banca mondiale.
* Panchen Lama: occorre una battaglia specifica, supportata da un movimento
di magistrati ed avvocati.
* Se ci sono dei gemellaggi con città cinesi occorre sfruttarli.
* Sylvain Loisant (Tibet Résistance, Francia):
* I politici devono abbandonare la filosofia che li porta alla ricerca
ad ogni costo della loro rielezione; devo imparare a saper rischiare
il loro posto.
* Funes-Noppen (commissario del governo belga, ex ambasciatrice in
India):
* E' importante che si abbiano delle ripercussioni anche a livello ONU.
* Opportuno creare un gruppo di lavoro sui rapporti commerciali Europa-Cina.
* Kunzang Choepel (presidente della comunità tibetana in Francia):
* Per noi la cosa più importante è la credibilità del nostro lavoro.
* prima di lanciare qualunque azione occorre creare un coordinamento
che sia indipendente dal governo tibetano e dalla Cina.
* Bisogna separare l'aspetto politico da quello religioso.
* Si potrebbe proporre al PE di premere sulla Cina per favorire l'istruzione
e l'economia in Tibet.
* Eliane Compigny (France Tibet):
* Per la campagna delle bandiere si potrebbe far sì che il testo della
risoluzione venga presentato su carta intesta del PE a nome dell'intergruppo
per il Tibet.
* Risposta di Olivier Dupuis:
Probabilmente non è possibile utilizzare la carta intestata ufficiale
del PE, ma si può chiedere al Presidente dell'intergruppo se è d'accordo
ad appoggiare la cosa creando una carta intestata ad hoc.
* Christophe Cunniet (France Tibet):
* Se nel proprio paese non è vietato il commercio delle merci provenienti
dai laogai fare approvare leggi che lo vietino.
* Se entro tre anni non ci sono cambiamenti lanciare campagna di boicottaggio.
* Informare i parlamentari dei propri paesi dell'esistenza della risoluzione
del PE.
* Lhamo Svaluto (vice presidente degli Amici del Tibet, Belgio):
* La causa tibetana non deve essere idealista, deve diventare realista.
* Creare gruppi di lavoro che studino in maniera approfondita la fragilità
del sistema economico cinese.
* Katrin Goldstein Kiaga (Tibet Support Group, Svezia):
* Credo sia difficile parlare di autonomia, fintantochè l'esercito cinese
rimarrà in Tibet.
* Dovremmo chiedere non l'autonomia, ma l'apertura entro tre anni di
negoziati sullo status politico del Tibet, staus che dovrà essere alla
fine accettato dal popolo tibetano con un referendum in presenza di
osservatori internazionali sul modello di quanto accaduto a Timor Orientale.
* Dominique Valli (Corsica Tibet):
* Bisogna cercare di riunire tutte le associazioni che difendono la
democrazia ed i diritti umani.
* Vorrei che ci ricollegasse al satyagraha come idea per cambiare le
cose.
* Giulio Manfredi (PRT, Italia):
* Aggiungere nella lettera ai comuni anche la proposta ai cittadini
di esporre la bandiera.
* Wei Jingsheng ha tentato di agire anche quando non c'era speranza;
non sappiamo il contenuto dei tentativi in corso, ma ogni singola bandiera
può pesare sul piatto.
* Yasha Reibmann (PRT, Consigliere regionale della Lombardia, Italia):
* Due pericoli nella difesa dei diritti umani: il mondo islamico e la
Cina.
* Dichiarare subito l'indipendenza vorrebbe dire chiudere subito ogni
possibilità di dialogo.
* Il boicottaggio finisce quasi sempre per colpire il popolo stesso
che dovrebbe essere liberato.
* Proposte:
* marcia non violenta da Dharamsala verso il confine cinese.
* satyagraha mondiale
* Tsamchoe Wiederkehr (Svizzera):
* Bisogna essere cauti a non ripetere gli errori fatti da Neru per l'India.
* Abbiamo minimizzato l'importanza delle azioni all'interno del Tibet;
occorrerebbe cercare di garantire azioni interne al Tibet coordinate
con quelle esterne.
* Boicottare l'economia cinese.