| Tibet:
proposta di ordine del giorno per un Consiglio Comunale Ordine del giorno Nome del Comune, X Gennaio 2001 OGGETTO: RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DEL POPOLO TIBETANO Il Consiglio Comunale di XXX, viste le risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul Tibet del 1959, 1961 e 1965; le risoluzioni sul Tibet del Parlamento europeo del 14 ottobre 1987, 15 marzo 1989, 15 settembre 1993, 17 maggio, 13 luglio e 14 dicembre 1995, 18 aprile e 23 maggio 1996, 13 marzo 1997, 16 gennaio e 13 maggio 1998, 15 aprile e 6 luglio 2000; le risoluzioni sulle violazioni dei diritti fondamentali in Tibet adottate dal Bundestag tedesco (15 ottobre 1987 e 20 giugno 1996), dalla Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati italiana (12 aprile 1989), dalla Camera dei Deputati belga (29 Marzo 1994 e 28 giugno 1996), dalla Commissione Affari Esteri del Parlamento irlandese (21 luglio 1998); la risoluzione adottata il 23 agosto 1991 dalla Sotto-Commissione delle Nazioni Unite per la prevenzione delle discriminazioni e la protezione dei diritti delle minoranze; la risoluzione dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa (D.E. 173, 5 ottobre 1988); le risoluzioni adottate dal Congresso degli Stati Uniti d'America, dal Senato e dalla Camera dei Rappresentanti australiani, dal Parlamento del Liechtenstein e dal Parlamento ceco; ricordando che il Tibet fu invaso e occupato nel 1949 e 1950 dalle forze armate del regime di Pechino e che è tuttora occupato; che il territorio del Tibet corrisponde all'insieme del territorio invaso ed occupato dall'esercito cinese nel 1949 (ovvero le regioni dell'U-Tsang, Kham e Amdo) e non al solo territorio della cosidetta regione autonoma del Tibet; che la rivolta di Lhasa contro l'occupazione del regime di Pechino (10 marzo 1959) provocò la morte e l'incarcerazione di decine di migliaia di persone e l'esilio del Dalai Lama e di altre decine di migliaia di tibetani; i rapporti del 1959 e del 1960 della Commissione Internazionale dei Giuristi sulla questione del Tibet; che la lotta di resistenza del popolo tibetano negli anni '50 e '60 provocò la morte di oltre un milione di tibetani, cioè di oltre un quinto della popolazione di allora; la distruzione di oltre 6.000 monasteri tibetani, l'incendio di centinaia di biblioteche, il saccheggio di templi, la razzia di tesori religiosi e culturali, le esecuzioni sommarie di decine di migliaia di tibetani eseguite dalle guardie rosse durante la cosiddetta rivoluzione culturale cinese del 1968; le manifestazioni di protesta del 1987-88 contro l'occupazione cinese e la violenta repressione scatenata dalle autorità di Pechino; la legge marziale imposta dalle autorità di Pechino in Tibet nel 1989 e 1990; la trasformazione nel 1992 del Tibet in 'Zona Economica Speciale' e il conseguente trasferimento massiccio di coloni cinesi in Tibet, che, in pochi anni, ha reso i tibetani minoranza nel loro stesso Paese, anche a causa della pratica, mai cessata, delle sterilizzazioni e degli aborti forzati delle donne tibetane; che il Governo tibetano in esilio è ospitato nella città indiana di Dharamsala; che si è concluso il "Decennio per la decolonizzazione" organizzato dalle Nazioni Unite; ricordando in particolare che l'"accordo in 17 punti" firmato sotto costrizione a Pechino dalle autorità tibetane, pur sancendo l'annessione del Tibet alla Repubblica Popolare, garantiva anche la piena autonomia del Tibet e, in particolare, il riconoscimento del suo sistema politico e il pieno rispetto della libertà religiosa; che le risoluzioni delle Nazioni Unite 1353 del 1959, 1723 del 1961 e 2079 del 1965 chiedono la cessazione di qualsiasi pratica che privi il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani, compreso quello all'autodeterminazione; l'istituzione nel 1965 della Regione Autonoma del Tibet (TAR) da parte delle autorità di Pechino; i molteplici tentativi di dialogo rilanciati nel 1979, dopo la scomparsa di Mao Ze Dong, dal Dalai Lama e dal Governo tibetano in esilio nei confronti delle autorità di Pechino; i tentativi reiterati di rilanciare il dialogo con le autorità di Pechino fatti dal Dalai Lama con il "Piano in 5 punti", presentato davanti al Congresso americano nel 1987, e con la "proposta di Strasburgo", presentata davanti al Parlamento europeo nel 1988; il conferimento nel 1989 del Premio Nobel per la Pace al Dalai Lama; la lettera inviata dal Dalai Lama a Deng Xiao Ping l'11 settembre 1992, nella quale si ribadiva la volontà di dialogo delle autorità tibetane con il Governo di Pechino; le manifestazioni nonviolente europee di Bruxelles (1996), Ginevra (1997), Parigi (1998), Londra (1999) per la libertà del Tibet e per l'apertura di negoziati sino-tibetani, alle quali hanno partecipato migliaia di cittadini europei e tibetani; facendo propria la risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2000, nella quale il PE "invita i Governi degli Stati membri dell'Unione europea a esaminare seriamente la possibilità di riconoscere il Governo tibetano in esilio come legittimo rappresentante del popolo tibetano qualora, entro un termine di tre anni, le autorità di Pechino e il Governo tibetano in esilio non abbiano raggiunto un accordo relativo a un nuovo statuto per il Tibet, mediante negoziati organizzati sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite"; chiede al Governo e al Parlamento della Repubblica di dare immediata attuazione alla Risoluzione del Parlamento Europeo, concorrendo in questo modo a un accordo che garantisca la piena autonomia dei tibetani in tutti i campi della vita politica, economica, sociale e culturale, con le sole eccezioni della politica di difesa e della politica estera; decide di mantenere esposta la bandiera tibetana in un apposito luogo del Comune fino a quando il Governo della Repubblica Popolare di Cina e il Governo tibetano in esilio non avranno concordato un nuovo status che garantisca una piena autonomia per il Tibet; impegna il Presidente del Consiglio Comunale a trasmettere il presente ordine del giorno al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti delle Camere, al Presidente e al Primo Ministro della Repubblica Popolare di Cina, al Dalai Lama, al Governo e al Parlamento tibetano in esilio, al Presidente del Parlamento Europeo e al Segretario Generale delle Nazioni Unite. |