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Bruxelles:
il radar del seminario dei TSG
L'IPOCRISIA DEL MONDO
La
sopravvivenza di circa sei milioni di tibetani riscontra costanti pressioni,
mentre l'ambiente soffre di una politica economica irrazionale, minacciato
da grandi catastrofi. Le descrizioni della situazione che ci giungono
dal Tibet hanno un aspetto pauroso.
"Slobodna Dalmacija", quotidiano Croato, Spalato, 6 gennaio 2001
di Tonci Sitin
Al Parlamento Europeo a Bruxelles, su iniziativa dei membri del Partito
Radicale Transnazionale, si sono riuniti alla fine dell'anno appena terminato
rappresentanti di associazioni e varie organizzazioni di sostegno al Tibet
provenienti da 29 paesi europei, tra cui anche il rappresentante della
Croazia. Il motto del seminario ha sintetizzato la sua principale idea
e motivo d'impegno: "Uno status di piena autonomia per il Tibet entro
tre anni oppure riconoscimento internazionale del governo tibetano in
esilio!".
Le ultime informazioni provenienti dal "tetto del mondo" non sono per
niente confortanti, anche se esistono certe indicazioni che i cinesi tentano
di stabilire rapporti con il Dalai Lama, nonche' la notizia del ritiro
del famigerato commissario per il Tibet sostituito da un nuovo, come si
dice, piu' liberale rappresentante del governo. Pero', finche' non vengono
completamente chiarite l'attuale situazione e le iniziative intraprese,
rimane una lunga lista di violazioni di diritti umani del popolo tibetano.
L'esistenza di circa sei milioni di tibetani riscontra costanti pressioni,
mentre il verde ambiente naturale soffre di una politica economica irrazionale
minacciata da grandi catastrofi. Le descrizioni dettagliate che ci giungono
dal Tibet hanno un aspetto pauroso. La fonte di principali problemi e'
di carattere politico. Le violenze della RP Cina e la resistenza del popolo
tibetano vanno di pari passo ancora dall'invasione cinese del Tibet libero
e autonomo nel 1949 e 1950.
Sin dall'inizio degli anni novanta, in Tibet, in quanto "zona economica
speciale", vennero trasferiti migliaia di cinesi mentre i tibetani divennero
minoranza nel proprio paese! Entro il 2002 si prevede che i cinesi in
Tibet saranno circa 40 milioni di abitanti con la dominazione completa
della loro lingua, religione e costumi trasformando il Tibet in tal modo
da far diventare la loro cultura solo una materia di ricerche storiche.
Alla riunione, nel suo intervento di apertura dei lavori, Olivier Dupuis,
segretario del Partito Radicale Transnazionale e membro del Parlamento
Europeo, ha insistito sul collegamento della lotta per il Tibet con la
lotta interna per la democrazia in Cina. Esiste il sostegno ai tibetani
da parte del PE, ma e' importante che la loro lotta venga sostenuta da
parlamenti nazionali. Bisogna, ha sottolineato Dupuis, smascherare l'ipocrisia
che si manifesta nelle foto di vari capi di stato con il Dalai Lama, senza
che dietro queste ci sia un sostegno alla sua legittima lotta. Per questo
e' necessario un impegno quotidiano per il Tibet.
Thomas Mann ha parlato di esperienze nel lavoro dell'Intergruppo Tibet
recentemente attivo al PE. L'Europa non ignora piu' i problemi del Tibet
e ne sono dimostrazione le varie azioni e manifestazioni che si svolgono
quasi quotidianamente.
Nel ricco dibattito particolarmente numerosi sono stati gli italiani e
francesi intervenuti e che hanno parlato di vari esempi di sostegno alla
causa tibetana nei loro paesi, richiedendo spesso di intraprendere un
orientamento politico piu' forte verso i cinesi. L'obbiettivo del seminario
e' stato innanzitutto quello di inquadrare il problema del Tibet in un
piu' vasto contesto internazionale con dominante relazione rispetto alla
violazione dei diritti umani, non solo in Tibet, ma anche in Kosovo, Timor
Est, Mongolia ecc. Abbiamo sentito interessanti proposte sulla necessita'
di una sistematica agitazione tra i cinesi, influsso sui rapporti economici
con la Cina, sulla neccessita' di informare e aquistare il sostegno di
parlamenti locali e regionali per la causa tibetana, problemi di paesi
in transizione i cui governi curano buoni rapporti con la Cina, sul bisogno
di insistere sul programma dell'autonomia, e non sull'indipendenza (Chhime
Chhoekyapa), pericoli che riscontrano la lingua e il sentimento collettivo
(Claude Levenson, scrittrice svizzera)…
Particolare entusiasmo dei partecipanti aveva suscitato l'arrivo e l'intervento
di Wei Jingsheng, leader dell'opposizione democratica cinese. Lui ha avvertito
del blocco sui media che ostacola la cognizione della verita' sul Tibet
in Cina e che la lotta contro il regime totalitario deve avere un buon
senso. Le autorita' cinesi non permetteranno facilmente nessun cambiamento
e per questo e' ancora piu' indispensabile ottenere qualcosa con forti
pressioni dall'estero. Soltanto una costante e ben condotta azione puo'
essere garante di successo contro la dura Pechino.
In questa occasione e' stata sostenuta l'iniziativa del Parlamento Europeo
sul possibile riconoscimento del governo tibetano in esilio nonche' l'idea
del sindaco di Brinacon di issare la bandiera tibetana per la campagna
di una piena autonomia per il Tibet. I membri dei vari TSG inizieranno
fra poco a impegnarsi presso i loro parlamentari nazionali per sostenere
la lotta del popolo tibetano. E' in corso l'organizzazione di una grande
manifestazione per il 10 marzo 2001 a Vienna.
Continuano altrettanto le ben note azioni che chiedono di issare la bandiera
tibetana sui palazzi dei consigli comunali e l'obiettivo e' quello di
ottenere l'adesione di almeno 1000 citta' europee mentre particolare attenzione
viene data all'apertura di un dialogo per rafforzare la democrazia e lo
stato di diritto in Cina, nonche' il suo rapporto verso il Tibet, Mongolia
del sud e Turkestan orientale.
L'apertura dell' "Euro-Tibet forum" garantirà, grazie alla rete Internet,
un collegamento piu' efficace di tutte le organizzazioni di sostegno al
Tibet mentre i gruppi di lavoro per i rapporti economici analizzeranno
l'efficacia dei rapporti economici tra la Cina e le ditte europee.
La questione tibetana non e' soltanto una questione di diritti umani bensi'
di una cultura storica, dell'ambiente, della decolonizzazione e una sincera
politica nonviolenta. Il Dalai Lama crede in una soluzione pacifica tra
i cinesi e i tibetani, lui si fida della nonviolenza che dovrebbe assicurare
un reciproco rispetto, amicizia e buoni rapporti tra vicini. Quello di
cui il Tibet e i paesi dove vengono violati i diritti umani hanno bisogno
sono la speranza e sostegno e una grande compassione grazie al quali ogni
attivita' umana diventa piu' vantaggiosa.
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