Noi e i fascisti

Dal faccia a faccia in televisione tra Giorgio Almirante e Marco Pannella

(1978)


(...)

Almirante - (...) Infine ci sono le facilitazioni di costume, o di malcostume. Io detesto la demagogia in campo sociale, quella portata avanti dai socialisti, soprattutto, più ancora che dai comunisti; ma mi fa paura la demagogia, che consiste nel confondere libertà con libertarismo, che consiste nel favorire i peggiori istinti dell'uomo, di ogni uomo...

Pannella - Perché non parli di droga e di omosessualità?

Almirante - Ecco, alludo a questo, soprattutto a questo, soprattutto alla droga.

Pannella - E l'omosessualità dove la metti? Perché è un'altra chiave maschilista...

Almirante - Mi preoccupa, se consenti, anch'essa. Per la verità mi fa un po' schifo, se debbo esprimere il mio pensiero, non come leader del MSI-DN. Questo è uno stato d'animo del tutto personale, che nulla ha a che vedere con la politica. Questo libertarismo...

Pannella - Poi finiscono nei campi di concentramento!

Almirante - ...che porta avanti i più bassi istinti dell'uomo, che debilita la gioventù, che rende invertebrata tanta parte della gioventù, porta poi alla violenza, perché si tratta di violenza: questo incitamento al libertarismo è la peggior violenza, come la proclamazione dell'ateismo. E' violenza. E' difficile che chi si proclama ateo possa anche proclamarsi umanitariamente accanto a chi soffre e a chi muore. Mi insospettiscono queste posizioni e mi fanno temere che si tratti di un radicalismo filo-comunista, nel senso peggiore del termine, quando parlo di comunismo.

Pannella - Io personalmente, quando si parla di filocomunismo - se per filocomunismo s'intende amicizia profonda, segno di compagnia e di colleganza voluta con le grandi masse dei lavoratori, che hanno in buona fede sempre affidato al messaggio comunista le speranze di giustizia e di liberazione per sé e per gli altri...

Almirante - Poverini!

Pannella - ...sono sempre fiero anche che mi si consideri filocomunista. Mentre ho anche visto che, invece, storicamente il vostro anticomunismo è sempre stato un pretesto per colpire non i vertici comunisti, perché facevate gli accordi Ribbentrop-Stalin...

Almirante - Facevate? Allora ritorni al fascismo di maniera!

Pannella - Parlo di una certa tradizione culturale. No, scusami non sto dando insulti...

Almirante - Insulti? Non mi offendo mica io...

Pannella - Parlo semplicemente della tradizione culturale. In genere tutti i massacratori - e qui non sei tu - non rispettavano il diverso, che sia omosessuale, che sia fascista, che sia ebreo.

Almirante - Hai bisogno di risalire a Ribbentrop...

Pannella - Posso continuare? Sei sempre elegante e non interruttore, però oggi interrompi molto!...

Almirante - Chiedo scusa.

Pannella - Volevo semplicemente quindi dire che la storia la gente la sente dentro di sé. Tu parli della violenza. E io dico che il tuo cammino - questo sì mi preoccupa - è stato un cammino, fino ad oggi, che ha fatto dei ragazzi vicino a te degli assassinati e degli assassini.

Almirante - No, degli assassinati.

Pannella - Degli assassinati e degli assassini. Se tu non riconosci questo, non darai un contributo alla verità. Così come altre posizioni violente, che nascono dalle speranza socialiste, e a volte da quelle cattoliche, hanno fatto degli assassinati e degli assassini, moltissimi anche nelle file, appunto, della cosiddetta sinistra. Quindi, è su questo, sul programma della violenza, che ci confrontiamo. Noi diciamo che se c'è una nuova Buchenwald, Almirante, una nuova Mathausen di quaranta milioni di persone, che muoiono sterminate per la fame nel mondo, noi vogliamo farci carico di queste come coloro che si fecero carico della Buchenwald nazista.

Almirante - E' in Italia, in Italia c'è già...

Pannella - Questo era il vecchio discorso. Che cosa si diceva durante gli anni Trenta? Alla gente che diceva: "state attenti, Hitler, Mussolini significano la guerra, lo sterminio, la Buchenwald", tutti rispondevano: "pensate a casa vostra". Noi torniamo di nuovo a dire che dove muoiono massacrati, sterminati, quaranta milioni di innocenti, lì l'assetto politico internazionale prepara la morte, perché la dissacra, e la dissacra anche nella propria casa. E vai a spiegare ai tuoi ragazzi che la vita è sacra, quando non fai nulla perché quaranta milioni di persone siano salvate altrove.
A questo punto ti devo dire che abbiamo l'occasione, prestissimo, se tu lo vuoi, in una televisione privata - può essere una qualsiasi - per due o tre ore di interrogarci, di conoscerci meglio, se vuoi. Perché io parto da questo presupposto: il tuo cammino è un cammino di morte; oggi, non trent'anni fa. Tutte le tue posizioni sulla pena di morte velleitaria, sulla seconda Repubblica - che sai che non ci sarà mai, perché la puoi fare solo con il PCI, con la DC o con un'golpe: quindi, quale vuoi? - sono demagogia, un salto in avanti.
Parli dei carabinieri. Tu parli dei generali dei carabinieri, ma dei carabinieri di Peteano [cittadina del Friuli, nella quale, nel 1972, fu commesso un attentato, compiuto da terroristi di destra, nel quale morirono tre carabinieri, n.d.r.] non parli. Sono ragazzi del MSI, del Fronte della Gioventù che sanno...

Almirante - No, no.

Pannella - Ne parleremo quando verranno...

Almirante - Questo veramente proprio non puoi dirlo. Corri il rischio di essere denunciato e lo sarai! Mi dispiace...

Pannella - E tu sai, Almirante, che io lotterò per avere l'autorizzazione a procedere perché voglio rispondere di quello che dico. Come posso dire che in tutte le stragi, di Milano eccetera, la magistratura ha accertato che c'erano delle connivenze con i servizi segreti e quelle connivenze vedono poi sempre voi da quella parte. Quindi, ricordiamo, anche in termini di costume - e termino, Almirante - che una carezza è un fatto nonviolento comunque data e da chiunque data, è un dato di felicità e di rispetto degli altri. E che un atto di violenza comunque e da chiunque dato è invece un atto di morte.

(...)

Da: "NOI E I FASCISTI, L'antifascismo libertario dei radicali",
a cura di Valter Vecellio, prefazione di Giuseppe Rippa - Edizioni di Quaderni Radicali/1, novembre 1980