Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione dei diritti dell'uomo in Cecenia


Il Parlamento europeo,

– ricordando le sue risoluzioni del 7 ottobre 1999, 18 novembre 1999, 20 gennaio 2000, 17 febbraio 2000, 16 marzo 2000 e 13 aprile 2000,

– vista la raccomandazione del Consiglio d'Europa 1444 (2000) del 27 gennaio 2000 sul ripristino dello stato di diritto, del rispetto dei diritti dell'uomo e della democrazia in Cecenia,

– vista la raccomandazione del Consiglio d'Europa 1456 (2000) del 6 aprile sull'attuazione da parte della Russia della raccomandazione 1444 (2000),

– vista la visita dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, Mary Robinson, nella Federazione russa, nel Dagestan, in Inguscezia e in Cecenia,

– vista la conclusione del Vertice OSCE a Istanbul,

  1. profondamente preoccupato per le relazioni dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e delle organizzazioni in materia di diritti dell'uomo russe, cecene e internazionali sulle massicce e gravi violazioni del diritto umanitario internazionale in Cecenia, e in particolare le esecuzioni extragiudiziali, gli arresti e le scomparse, le detenzioni illegali di civili in prigioni, in campi di concentramento (cosiddetti di "filtraggio") e in luoghi di detenzione clandestini ove vengono inflitti maltrattamenti e torture, elementi quotidiani del sistema di estorsione di denaro dai parenti dei detenuti, indotti in tal modo a riscattare questi ostaggi al prezzo più alto,
  2. estremamente preoccupato per le condizioni di vita delle popolazioni cecene spesso private di acqua potabile, di nutrimento e di elettricità,
  3. allarmato per la situazione nei campi profughi delle regioni vicine, specialmente nella Repubblica dell'Inguscezia,
  4. deplora i ritardi e le inadeguatezze nell'attuazione dell'azione umanitaria UE in Cecenia e nelle Repubbliche confinanti, ove centinaia di migliaia di profughi ceceni hanno cercato rifugio;
  5. profondamente preoccupato per la morte di detenuti al centro di detenzione di Chernokozovo, nell'internato di Urus-Martan e alla base militare Khankala in cui sono totalmente assenti le norme sancite dai principi delle Nazioni Unite sull'efficace prevenzione e investigazione di esecuzioni extragiudiziali, arbitrarie e sommarie,
  6. denunciando il fatto che la maggior parte degli impegni sottoscritti da Mosca nei confronti della Comunità internazionale non sono stati finora onorati,
  7. considerando che il Presidente Aslan Maskahadov e il Parlamento eletti sono stati riconosciuti sia dall'OSCE sia dal governo della Federazione russa;
  8. profondamente preoccupato per i danni all'ambiente provocati dalle attività di guerra in Cecenia e dall'assenza delle necessarie azioni per rimediare alla situazione,
  1. chiede ad entrambe le parti in conflitto di proclamare immediatamente un cessate il fuoco;
  1. invita il Presidente e il governo della Federazione russa ad avviare negoziati con i legittimi rappresentanti della Repubblica cecena alla presenza di istanze internazionali;
  2. sollecita tutte le parti interessate a rispettare i fondamenti dei diritti dell'uomo e a permettere la libera circolazione di volontari, osservatori indipendenti, giornalisti, e popolazione civile;
  3. sottolinea la necessità di una commissione indipendente che vagli le accuse dei crimini di guerra commessi da entrambe le parti in conflitto;
  4. sollecita le autorità russe a consentire un accesso senza restrizioni ai detenuti e alle prigioni da parte di rappresentanti della Commissione internazionale della Croce Rossa (ICRC), del gruppo di assistenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e da rappresentanti dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, nonché ad agevolare tempestive visite da parte dei competenti organismi delle Nazioni Unite;
  5. esorta nuovamente il Commissario Poul Nielson a recarsi in Cecenia e nella Repubblica di Inguscezia per valutare in modo approfondito tutte le esigenze in termini di aiuti umanitari e rendere disponibile non appena possibile il necessario aiuto per evitare una catastrofe umanitaria, in particolare nelle regioni confinanti con la Repubblica di Inguscezia, ove vivono attualmente più di 200.000 profughi ceceni;
  6. invita le autorità russe a creare le condizioni necessarie affinché le ONG umanitarie internazionali possano entrare nei campi profughi e distribuire direttamente un'assistenza ai profughi superstiti;
  7. invita il Consiglio a ricordare al governo russo che il riconoscimento dei diritti dell'uomo è la base del PCA;
  8. incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, al presidente, al governo e al parlamento della Federazione russa, al presidente, al governo e al parlamento ceceni e al Segretario generale delle Nazioni Unite.