Proposta di risoluzione sulle dichiarazioni del Consiglio a norma dell'articolo 37(2) del Regolamento


da Emma Bonino, Marco Cappato, Gianfranco dell'Alba, Benedetto Della Vedova, Olivier Dupuis, Marco Pannella, Maurizio Turco a nome del gruppo Tecnico dei deputati indipendenti - Gruppo misto
sul Consiglio Europeo di Nizza del 7, 8 e 9 dicembre 2000

B5-00/2000

Risoluzione sul Consiglio Europeo di Nizza del 7, 8 e 9 dicembre 2000

Ricordando ai Capi di Stato e di governo che il Protocollo sulle istituzioni nella prospettiva dell'allargamento dell'Unione prevede che il superamento dei tre left-over di Amsterdam si limiti a un'Unione fino a 20 Stati membri; oltre tale numero è indispensabile una nuova e più profonda riforma delle istituzioni dell'Unione europea;

Ricordando ai Capi di Stato e di governo che l'adesione di nuovi Stati membri è condizionata al parere conforme del Parlamento europeo e che tale parere sarà determinato dall'effettiva realizzazione di riforme che consentano di garantire in futuro i principi dello stato di diritto, della democrazia nonché l'efficacia delle istituzioni dell'Unione allargata;

Esprimendo la propria preoccupazione, in particolare, alla luce di posizioni espresse da alcuni stati membri che sembrano dimenticare l'importanza dell'interesse e delle finalità comuni;

Rivolge un solenne appello ai Capi di Stato e di governo affinché raggiungano un accordo all'altezza della sfida rappresentata da un'Unione allargata democratica, nel rispetto dell'equilibrio istituzionale progettato dai padri fondatori e a rilanciare un progetto di Europa federale;

Ritiene che, in questa congiuntura storica, la questione centrale della riforma istituzionale risiede nella restituzione alla Commissione di una sua piena capacità di governo per quelle materie che sono oggi di competenza dell'Unione e, in prospettiva, per quelle comprese nel secondo e nel terzo pilastro;

Deplora l'ipotesi, sempre più probabile, di una Commissione composta da un commissario per Stato membro e ritiene che essa svuoterebbe totalemente il ruolo e la natura della Commissione, facendola diventare una sorta di segretariato tecnico e esecutivo del Consiglio;

Ritiene che solamente un mandato diretto, attraverso l'elezione diretta del Presidente della Commissione potrà fermare il processo in corso di rinazionalizzazione della Commissione e restituire alla Commissione leggittimità piena, autonomia, efficacia vera e, soprattutto, un vero equilibrio tra le tre maggiori istituzioni dell'Unione;

Ritiene che insieme alla fissazione di un numero massimo di commissari, scelti secondo criteri politici dal Presidente della Commissione, debba essere superato l'attuale principio di collegialità della Commissione e affidata al Presidente della Commissione eletto al suffragio universale la responsabilità politica della Commissione;

Ritiene che la prima elezione a suffragio universale del Presidente della Commissione, insieme al vice-presidente incaricato della Politica Estera e di Sicurezza Comune, dovrebbe avvenire non oltre il 2009;

Ritiene che prima dell'elezione diretta del Presidente e del vice-presidente della Commissione, andrebbe varata una Costituzione dell'Unione dove siano definiti i diritti e doveri fondamentali dei cittadini dell'Unione e dei residenti in essa, le competenze delle varie istituzioni dell'Unione nonché le materie di competenza dell'Unione e quelle degli Stati membri;

Ritiene che, in base a uno scenario istituzionale fondato sull'attribuzione progressiva alla Commissione dell'insieme delle competenze esecutive, il sistema più idoneo di riponderazione dei voti al Consiglio, sia quello della doppia maggioranza, maggioranza degli stati e maggioranza della popolazione;

Sottolinea la necessità di garantire una reale rappresentanza dei cittadini dell'Unione europea e ribadisce la necessità di una procedura elettorale uniforme per l'elezione dei suoi membri;

Giudica essenziale l'estensione della procedura di codecisione a tutti i settori in cui si applicherà la regola del voto a maggioranza qualificata, compresi i settori dell'agricoltura, della concorrenza e il capitolo relativo all'Unione economica e monetaria;

Ritiene di fondamentale importanza l'avvio del processo di comunautarizzazione della Politica Estera e di Sicurezza Comune;

Non ritiene assolutamente necessarie modifiche all'articolo 191 del Trattato;

Pur non condividendone parte del contenuto, invita la CIG a dare una base giuridica alla Carta dei diritti, e a garantirne la tutela giuridica attraverso opportuni meccanismi istituzionali; in mancanza di un accordo in questo senso, ritiene del tutto inutile un riferimento alla Carta nell'articolo 6 del trattato sull'Unione europea o il suo inserimento attraverso un protocollo;

Prende atto dei progressi realizzati in seno alla CIG in materia di cooperazione rafforzata, ritiene che un terzo di stati membri sia sufficiente per aviare una cooperazione rafforzata ma non considera necessario stabilire procedure particolari per quanto riguarda le cooperazioni rafforzate in materia di Politica Estera e di Sicurezza Comune;

Ritiene del tutto inadeguato l'attuale meccanismo di riforma dei trattati dell'Unione europea e indispensabile riformarlo profondamente, riconoscendo una funzione costituente al Parlamento europeo;

Relazioni esterne

Sottolinea che non ci potrà essere vera pace e democrazia per i popoli dei Balcani finché non sarà resa giustizia alle centinaia di migliaia di vittime del regime del presidente Milosevic, ricorda che il cambiamento politico in corso a Belgrado non può esimere i responsabili del regime jugoslavo e in primo luogo Slobodan Milosevic dalle loro responsabilità penali di fronte al Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia, e esorta quindi il Consiglio a moltiplicare gli sforzi e le iniziative all'indirizzo di Begrado perché Milosevic e gli altri incriminati siano al più presto tradotti all'Aia;

Chiede al Consiglio di dare la massima priorità al rilascio immediato delle centinaia di prigionieri politici kosovari detenuti nelle prigioni Serbe, condannati a seguito di processi illegali rispetto alla risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza dell'ONU poiché processati da un Tribunale di Pristina situato in territorio serbo, ricorda inoltre che secondo la stessa risoluzione 1244 solamente l'UNMNIK è competente per giudicare i cittadini kosovari incriminati;

Considera inaccettabile il fatto che l'UE continui a enfatizzare la questione dell'integrità territoriale della Federazione russa mentre lo stesso Presidente Putin ritiene che la questione dello status della Cecenia non sia la più delicata, chiede pertanto al Consiglio di adoperarsi in tutti i modi e con la massima energia perché nel più breve tempo possibile siano avviati negoziati tra le due parti con lo scopo di arrivare ad una soluzione politica e equa della questione della Cecenia;

Deplora la posizione, quanto meno squilibrata, assunta fino ad oggi dall'UE rispetto al processo di pace in Medio Oriente, ritiene che le critiche accese e ripetute a Israele abbiano indebolito la posizione europea e reso impossibile qualsiasi ruolo di mediazione cui l'Europa aspirava, e esorta pertanto il Consiglio e la Presidenza a prendere iniziative tali da permettere all'UE di giocare un vero ruolo di mediazione tra le parti;

Esprime la propria costernazione di fronte al fatto che, nonostante l'UE abbia a più riprese reclamato un ruolo di leadership nella campagna per la creazione e l'attivazione della Corte Penale Internazionale ad oggi solo 5 Stati Membri hanno provveduto alla ratifica dello Statuto di Roma e manifesta la propria estrema preoccupazione per l'estrema lentezza del processo di ratifica dello Statuto della Corte Penale Internazionale da parte dei 10 Stati membri che ancora non hanno provveduto alla ratifica;

Ritiene a questo riguardo che l'UE si debba fare promotrice di una importante iniziativa a livello internazionale affinché si giunga nel più breve tempo possibile alle 60 ratifiche necessarie per l'attivazione della CPI;

Constata che in materia il Consiglio non sia pronto ad assumersi le proprie responsabilità e chiede al Consiglio eruopeo di Nizza che autorizzi senza indugi la revisione delle prospettive finanziarie necessarie ad assicurare il sostegno adeguato alla politiche europee in materia di relazioni esterne;


Area di libertà sicurezza e giustizia

Chiede che l'Unione comunitarizzi le politiche legate allo spazio di libertà, giustizia e sicurezza, portando il settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale (attualmente coperte dal titolo VI TUE) in seno al Trattato CE e anticipando la scadenza dei 5 anni per passare alla completa comunitarizzazione delle misure legate a visti, immigrazione ed alle altre politiche legate alla libera circolazione delle persone (attualmente titolo IV Trattato CE);

Chiede in particolare che si garantiscano in seno all'area di libertà, giustizia e sicurezza il pieno controllo democratico del PE attraverso la procedura di codecisione, la completa competenza della Corte di giustizia europea in questi settori, la riforma dei Trattati Europol per portare tale istituzione sotto il controllo democratico;

Deplora il fatto che, nonostante in numerosi Stati membri nonché negli Stati candidati siano emersi casi gravissimi e diffusi di violenze di tipo pedofilo e preoccupanti lentezze nel perseguimento di tali crimini da parte della giustizia, il Consiglio non abbia ancora compiuto la dovuta valutazione sull'implementazione dell'azione comune del 24 febbraio 1997 volta al miglioramento della cooperazione giudiziaria nella lotta alla tratta degli esseri umani ed allo sfruttamento sessuale dei bambini, in violazione esplicita e dichiarata del Titolo IV, punto B della detta azione comune, che lo vincolava a condurla entro il 1999;

Protezione sociale

Apprezza che le istituzioni europee, seppure tardivamente, comincino a rivolgere la propria attenzione alla modernizzazione della protezione sociale, e sottolinea, dinanzi all'invecchiamento della popolazione, la necessità di coordinare le politiche degli stati membri in direzione di una radicale riforma dei sistemi pensionistici pubblici e del loro passaggio dal sistema a ripartizione a quello a capitalizzazione, al fine di assicurare una duratura stabilità delle finanze pubbliche, una migliore efficienza nella allocazione delle risorse e una maggiore equità intergenerazionale;

incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione ai Capi di Stato e di Governo dell'Unione Europea, alla Commissione e ai parlamenti degli Stati membri.