Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein portano la proposta al Vertice in Quatar


Sfocia negli insulti anche il summit dell'Organizzazione della Conferenza Islamica (Oci) che si svolge a Doha, nel Qatar, il terzo incontro ad alto livello fra i Paesi arabi e musulmani nell'arco di una settimana per tentare di evitare un conflitto in Iraq. [...] I 57 Paesi dell'Oci (non tutti con interessi diretti nella regione, ma uniti dalla comune religione, compresa la laica Turchia) sono divisi sulla possibilità di ottenere la pace mantenendo Saddam Hussein al potere. Questa è in effetti la soluzione favorita dalla maggioranza, compresi molti governi della regione che preferiscono il rais ad un vuoto di potere capace di generare gravi incognite politiche ed economiche. Tuttavia il fronte che difende la proposta dell'esilio per Saddam sembra essersi allargato: anche il Kuwait, dopo gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, si è espresso a favore dell'allontanamento del rais, con precise garanzie per quanto riguarda la sua impunità internazionale. [...]. Dal documento finale è scomparso ogni riferimento all'ipotesi dell'esilio di Saddam, secondo la proposta formulata dagli Emirati Arabi Uniti, che prevede la rinuncia volontaria di Saddam e la sua partenza in esilio entro due settimane di tempo dal momento in cui la decisione verrebbe adottata, un'idea che ha ricevuto pieno appoggio dal Kuwait e dal Bahrain. L'impossibilità di discuterne con i vertici iracheni era apparsa infatti chiara già pochi minuti dopo l'inizio dell'intervento di Izzat Ibrahim, il numero due del Consiglio di Commando Rivoluzionario iracheno. «Stai zitto, cane» hanno iniziato a gridare i rappresentanti del Kuwait, nel momento in cui l'iracheno ha iniziato a criticare il ruolo del Kuwait, dove sono dispiegati 150mila soldati americani e britannici destinati ad un possibile attacco all'Iraq. «State zitti voi, servi, agenti degli Stati Uniti, scimmie» ha replicato Ibrahim. «Bugiardo» ha detto ancora il ministro dell'Informazione kuwaitiano, Ahmed Fahd al Sabah, che si è alzato in piedi sventolando un piccolo vessillo nazionale. A questo punto è intervenuto anche il ministro degli Esteri kuwaitiano, Sabah al Ahmed che pochi minuti prima aveva invitato la leadership irachena a dimettersi ed accettare l'esilio, unica via d'uscita da un conflitto rovinoso per la regione. [...] La delegazione irachena ripartirà da Doha con la netta sensazione che la proposta degli Emirati Arabi Uniti abbia ottenuto un certo sostegno. (Adnkronos)

Data inizio: 
05/03/2003