Blair non è amato a sinistra

Christian Rocca
Il Foglio

Sul Sole 24 Ore l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato ha commentato negativamente la campagna dell’Economist e del Foglio a favore della candidatura di Tony Blair alla presidenza del Consiglio europeo. Amato ha sottolineato la singolarità del sostegno di due giornali “certamente non socialisti” a un uomo di sinistra come Blair, al punto da riportare la preoccupazione di certi conoscenti londinesi, “sinceramente amici di Blair”, che in realtà sarebbero “fortemente innervositi dalle sponsorizzazioni conservatrici” che Blair “sta ricevendo”, compresa quella di Silvio Berlusconi. Secondo Amato, gli amici sinceri di Blair “temono” che la campagna del’Economist e del Foglio in realtà “miri a bruciarlo”. Se la destra appoggia Blair, fa intendere Amato, allora gatta ci cova. E come no? In realtà siamo subdoli agenti della reazione al servizio del nemico, il nostro vero obiettivo è quello di sabotare le progressive sorti del socialismo internazionale e solo per questo promuoviamo Blair, in modo da cuocerlo ben bene a fuoco lento e agevolare la nomina a presidente di un tecnocrate europeo (“europigmei”, li chiama l’Economist) come Jean-Claude Juncker.
In realtà non cova nulla, l’autorevole europigmeo lussemburghese è il candidato preferito da Amato e avremmo preferito critiche più di merito, anche perché le ragioni della candidatura di Blair sono palesi, chiare ed autoevidenti in particolare a chi, come Amato, con Blair ha fondato il centro studi internazionale Policy Network. Quanto all’Economist, certamente non è una rivista socialista, ma ci risulta essere un giornale che ha invitato a votare Obama su McCain e Kerry su Bush e, inoltre, non tra i più vicini a Berlusconi. Amato s’è accorto che anche “non conservatori” come Andrea Romano hanno sostenuto Blair, non solo scrivendo un editoriale sullo stesso giornale, “certamente non socialista”, su cui è comparso il commento di Amato, ma anche aderendo all’appello del Foglio. All’ex premier socialista sono sfuggite anche le firme di importanti esponenti del suo attuale partito, il Pd, a cominciare da Walter Veltroni, fino a Luciano Violante, Giorgio Tonini e Gianni Vernetti.
Nei prossimi giorni, peraltro, il gruppo Pd alla Camera organizzerà un incontro pro Blair con i deputati di centrosinistra interessati. Ieri, infine, hanno aderito anche due personalità socialdemocratiche americane, come l’intellettuale e storico della New Left Paul Berman e il professore della Johns Hopkins Joshua Muravchik. La sinistra ufficiale, come dimostra l’articolo di Amato, non si può dire che sia ancora entusiasta di Blair, ma perché non ricordare che finora uno dei sostenitori è stato il leader del socialismo ciudadano José Luis Rodríguez Zapatero, non uno qualsiasi ma il politico europeo che ha preso il posto di Blair nei cuori della sinistra italiana.
Certo, il nuovo idolo è Barack Obama. Ma qui, di nuovo, per sostenere la tesi “gattacicovista” e lasciare intendere che Blair – inteso come l’amico di Bush – è sostenuto soltanto dalla destra, Amato ha sorvolato sulla dichiarazione al Foglio di John Podesta, peso massimo del ristretto circolo obamiano: “La nuova Amministrazione americana avrebbe grande rispetto per Tony Blair – ha detto Podesta – Assicura carisma e leadership per migliorare il profilo dell’Unione europea sullo scenario internazionale, ma ha anche la visione necessaria a garantire che l’Ue si impegni a risolvere i grandi problemi globali”. Anche il meraviglioso mondo obamiano “mira a bruciarlo”?

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