"LE IMPRESE UE NON INVESTONO NEI CONTROLLI"

Rosaria Talarico
La Stampa

Emma Bonino, ministro per il Commercio internazionale, i detrattori della Cina hanno buon gioco alla luce dei casi recenti di merci pericolose prodotte in quel Paese.

«In effetti il fenomeno ha investito tutta una serie di prodotti fabbricati in Cina, dai dentifrici ai cibi per gli animali. Ma c'è un aspetto positivo».

Quale?

«E' un buon segnale che queste cose si sappiano. Altro discorso sono gli aspetti patologici della delocalizzazione».

In che senso?

«Non si possono accollare tutte le responsabilità alle autorità cinesi. Le responsabilità sono miste. E' intollerabile che le grandi imprese occidentali non investano in controlli sulla produzione. Indipendentemente da dove venga fatta, in Sudafrica o in Cina. Mattel si è comportata bene e ha riconosciuto l'errore. Ma il problema del controllo sul prodotto rimane».

Cosa si può fare?

«Non si deve aspettare l'arrivo delle merci a destinazione per fare le necessarie verifiche. I controlli sui materiali devono essere fatti a monte, nei luoghi di produzione. Altrimenti non è una delocalizzazione seria. I rischi possibili sono alti per i cittadini-consumatori di qualsiasi parte del mondo».

Però gli standard cinesi sulla sicurezza non sono comparabili con quelli dell'Unione europea.

«Direi che i danni di immagine che sono derivati da questi ultimi casi di merci pericolose stanno spingendo le autorità cinesi a rafforzare la parte regolamentare. Ma la responsabilità è di chi delocalizza, poiché la parte del mondo occidentale che è nel Ventunesimo secolo si confronta con un'industria che lavora nelle condizioni del secolo scorso».

Si registrano segnali di sfiducia verso la Cina come paese produttore non molto affidabile?

«I dati in nostro possesso dicono di no. Ma magari agosto non è un gran periodo per l'acquisto di giochi. Devo aggiungere che le imprese italiane sono quelle più ligie nel tenere alla qualità del prodotto. Non lo dico io, ma il sito della Commissione europea che pubblica l'elenco, valido per tutti i Paesi, delle merci ritirate dal mercato. Le nostre industrie si comportano bene. Al ritiro procedono spesso le stesse imprese, non solo le autorità di governo».

Esiste una cura?

«Una sempre maggiore informazione per i cittadini e la responsabilizzazione, già prevista dalle legge europea. E' l'operatore economico a dover immettere sul mercato prodotti sicuri e in regola con le norme».

Altre misure utili?

«Nell'Unione europea ci battiamo per la marcatura, l'etichetta obbligatoria. Non in senso discriminatorio, ma come elemento ulteriore di informazione ai consumatori. Ma per ora la maggioranza degli Stati membri è contraria».

L'Unione europea cosa fa sul fronte della tutela dei consumatori?

«Ci sarà una revisione delle norme europee sulla sicurezza dei prodotti importati, in particolare dei giocattoli, a cui parteciperà fra gli altri anche la Mattel. Lo ha annunciato ieri Meglena Kuneva, commissario Ue per la protezione dei consumatori. Nei prossimi due mesi sarà fatta una revisione dei controlli e delle misure di sicurezza sui prodotti in generale e in particolare sui giocattoli. Al lavoro parteciperanno i commissari Ue per il Commercio, per il Fisco e per l'Industria e ad ottobre dovrebbero essere tirate le prime conclusioni».

Qual è la situazione nel caso delle merci contraffatte?

«Beh, in questo come italiani siamo bravissimi. Una buona fetta delle borse e del resto che vediamo per le nostre strade lo produciamo da soli. Certo, ora è sempre più evidente un interesse cinese al rafforzamento dei diritti sulla proprietà intellettuale perché molti settori della loro industria hanno scoperto così il problema di tutelare brand e invenzioni. Non dimentichiamo che la Cina è il Paese che ha depositato più brevetti a livello mondiale».

Quindi cosa occorre fare?

«Agganciare questa loro esigenza, utilizzandola per rafforzare nell'ambito del Wto la tutela dei brevetti con controlli adeguati».