MEDIA, L'EXPORT ITALIANO A 280 MLN

Domenico Aliperto
Italia Oggi

Sono sempre di più le iniziative per aumentare all'estero, e in particolare nell'area del Mediterraneo, il giro d'affari del comparto tricolore dei media. Questo perché nel 2006 la bilancia conunerciale ha fatto registrare esportazioni verso i paesi del mare nostrum per 208 milioni di euro, pari al 3,3% sull'export del settore verso tutto il mondo. I partner economici più profittevoli? La Turchia, che conta per il 36,9% sul totale, Israele, che si attesta al 13,1%, l'Egitto (8,9%) e Malta (8,4%). Nel Belpaese, inoltre, sono 394 gli imprenditori mediterranei che si occupano di comunicazione: tra i più numerosi i marocchini, gli egiziani e i siriani. E l'informazione deve diventare il principale strumento per abbattere le barriere economiche, ma anche culturali tra le due sponde del mare, tra Europa e mondo arabo. Questo l'auspicio dei giornalisti che hanno partecipato ieri a Milano al Mediamed Forum 2007, primo convegno dedicato al futuro dei media nel bacino compreso tra Asia, Africa e Vecchio continente organizzato da Promos, azienda speciale per l'internazionalizzazione della Camera di commercio del capoluogo lombardo.
Tra le strategie per raggiungere l'obiettivo, l'istituzione di un osservatorio sull'informazione del Mediterraneo, con scambi culturali e stage all'estero per favorire la reciproca conoscenza, e il potenziamento del canale satellitare Euronews attraverso l'adozione della lingua araba. In particolare, per quest'ultimo progetto, ha spiegato a conclusione dei lavori Emma Bonino, ministro del commercio internazionale, "il Parlamento europeo ha riaperto un dossier del suo bilancio stanziando 5 milioni di euro. Va recuperato il tempo perduto, traendo vantaggio dalla simpatia di cui gode l'Italia in questa regione".
Naturalmente, hanno sottolineato all'unanimità i giornalisti invitati al forum, per non vanificare questi sforzi è necessario che cambi l'atteggiamento degli addetti al lavori nei confronti delle notizie che vengono dalle zone calde del Mediterraneo: raccontare questi paesi solo come luoghi ad alto rischio per gli investimenti è controproducente per tutti.