Cecenia: tra normalizzazione forzata e cecenizzazione

Angelica Russomando
Approfondimento

La situazione nella piccola Repubblica caucasica è andata radicalizzandosi in seguito all’assassinio di A. Maskhadov (8 marzo 2005) e contestualmente alle elezioni per l’Assemblea Popolare della Repubblica cecena (novembre 2005). La formazione di quest’organo avrebbe dovuto significare, secondo le autorità russe, una delle fasi conclusive della formazione di un sistema di potere statale nella regione ma la mancanza di legittimità rivela non solo che la fedeltà al regime del Cremlino è basata sulla paura e sulla violenza che compensa tale mancanza di legittimità ma che uno dei problemi chiave della Repubblica è l’impunità. In uno dei passaggi della lunga intervista ai microfoni di Radio radicale, Umar Khanbiev, *ex Ministro della Sanità nel governo ceceno in esilio, ha tenuto a sottolineare che prima del suo assassinio, Maskhadov aveva dichiarato un cessate il fuoco unilaterale sostanzialmente rivolto alla guerriglia estremista (febbraio 2005) per porre le basi per andare ai negoziati con la Federazione russa così come aveva informato che c’erano dei meccanismi in atto che avrebbero potuto non essere piu’ né sotto il suo controllo né sotto il controllo russo. Allo stato attuale, prosegue Khanbiev, parliamo di “7 Cecenie”, con riferimento al coinvolgimento nel conflitto aperto delle altre Repubbliche confinanti a partire dal Daghestan, Ossetia e Kabardino-Balkaria, Inguscezia.

La guerra per bande in Cecenia non è finita. Si dipana intorno alla nuova parola d’ordine che connota la politica filorussa in terra cecena, la cd. cecenizzazione, che la Russia aveva tentato di imporre ancora prima dell’inizio della guerra alla quale A. Maskhadov aveva opposto una resistenza importante. Quattro o cinque anni è il lasso di tempo durante il quale il regime ceceno filorusso ha preparato il terreno per questo tipo di politica che ha aperto le porte ad un vero e proprio conflitto interno che in realtà è visibile da circa due anni, quando si sono creati gruppi legati al FSB (il Servizio di Sicurezza Federale della Federazione russa) oppure della direzione centrale dell’intelligence, il cosiddetto GRU – il servizio segreto militare, entrambe con propri eserciti.

La complessità è ampia: si tratta di cinque, sei strutture che coordinano queste bande, bande che d’altra parte non sono coordinate tra di loro e questo permette di penetrare e continuare in una gestione sanguinaria. E’ indubbio che in questa situazione il petrolio è il punto chiave.

Considerando la situazione in Russia, secondo Khanbiev, non si deve dimenticare che la Federazione è gestita dal sistema dei servizi segreti e questo mancato coordinamento tra questi servizi porta ad omicidi come quello di Anna Politkovsakja e Litvienko: metodi usati nel passato dal KGB e che sono attività che vengono utilizzate anche sul territorio ceceno la cui situazione umanitaria resta assolutamente allarmante: nel settembre 2006, nella parte Nord della Cecenia ed in zone non coinvolte dal conflitto, in quattro o cinque scuole, molti bambini per lo piu’ femmine, sono stati avvelenati da sostanze radioattive Nella sua visita in Italia, organizzata dal Partito Radicale, l’ex Ministro chiede il sostegno di quelle forze politiche che possano condurre alla risoluzione di questo conflitto genocidario e presenta il Manifesto per la Pace in Cecenia, il cd. Manifesto di Berlino, presentato al Bundestag tedesco da Akhamed Zakhaev, attuale Ministro degli Esteri del Governo ceceno in esilio, a nome dell’attuale Presidente Doku Umarov, il 13 luglio 2006. Khanbiev spiega che la sua divulgazione ha sofferto di un black out di informazione perché successiva all’assassinio di Shamil Basaev (10 luglio 2006), capo indiscusso della frangia estremista della guerriglia. Il Manifesto, riprendendo in alcuni punti il Piano di Pace dell’allora Ministro degli Esteri Ilyas Akhamdov, afferma:

(…) Dichiariamo che servono azioni urgenti per la soluzione pacifica del conflitto come unica condizione del progresso e della stabilità di tutta la regione.
(…) Utilizziamo i seguenti mezzi per raggiungere i nostri obiettivi:

Il nostro popolo negli anni della prima e della seconda guerra ha lottato a difesa dell’indipendenza. In seguito all’ aggressione russa contro la nostra Repubblica abbiamo sempre considerato l’indipendenza come il principale mezzo per raggiungere la pace per il popolo ceceno e per garantirne la sicurezza. Tuttavia, se in conformità alla legge internazionale, esiste una diversa soluzione del problema di pace con i russi a condizione del raggiungimento degli obiettivi su esposti, siamo aperti al processo delle rispettive trattative.

L’ondata di violenza provocata dal conflitto con la Russia ha travolto tutta la nostra società e le Repubbliche vicine del Caucaso del Nord. Proprio per questo è necessario intraprendere tutti gli sforzi per giungere a un accordo generale e alla conciliazione in Cecenia. Per questo sono necessari non solo le misure dell’amnistia interna ma anche l’attività di conciliazione – secondo l’esempio delle commissioni di verità – con una partecipazione attiva dei membri delle famiglie delle vittime di violenza.


E’ davvero impossibile fermare un genocidio o gli equilibri energetici su una regione piu’ vasta che schematicamente sono o sono stati: Azerbaijan-Georgia- Turchia-Usa da un lato, Iran-Armenia- Russia dall’altro vince su tutto?


*Nominato Ministro della Sanità nel governo del movimento indipendentista sotto la guida di Jakhar Dudayev durante la prima guerra cecena (1995) e riconfermato con il governo di Aslan Maskhadov - Presidente regolarmente eletto (elezioni riconosciute dall'OSCE) nel 1997 - nonché membro del Consiglio Generale del Partito radicale transnazionale.