Home ›
Anmesty condanna Cuba: cruenta e inumana
Tweet
Un dossier denuncia le condizioni dei detenuti politici. Donne in piazza a L’Avana contro la repressione
I carcerieri le chiamano «celle tappate», stanze di un metro per due dove i detenuti trascorrono fra due e quattro mesi, senza acqua potabile e in un calore soffocante». È qui che finiscono i prigionieri politici di Fidel Castro, quelli ingabbiati per le loro opinioni. Qui il mito della sanità cubana non funziona. Qui in queste celle, non ci sono medici e non ci sono medicine. Qui si crepa, nel nome di Fidel, del Che e dell'isola felice. Il regime cubano non ha cambiato metodi nei confronti dei dissidenti, malgrado le pressioni internazionali e l'offerta di negoziati dell' Unione Europea legata al rispetto dei diritti umani e alle condizioni dei prigionieri politici. A due anni da una delle più feroci ondate di repressione del regime di L'Avana, il governo cubano continua, secondo un rapporto di Amnesty International pubblicato venerdì, a sopprimere la libertà di espressione del popolo. Secondo le stime di un ricercatore di Amnesty, Gerardo Ducos, Fidel Castro ha tuttora nelle sue prigioni almeno 71 persone in condizioni pressoché inumane. «Per finire in galera - afferma Ducos - basta esprimere disaccordo con le autorità. Di questi 71 prigionieri Amnesty International non è in grado di definire l'esatta posizione giudiziaria. Sono ormai 17 anni che al personale dell'associazione per i diritti umani non viene concesso l'accesso a Cuba». In concomitanza con la condanna di Amnesty il gruppo «Nessuno tocchi Caino» ha risposto pubblicamente alla lettera in difesa del regime cubano firmata da 200 intellettuali. Tra i firmatari della lettera «pro Castro» figurano il premio Nobel portoghese per la letteratura José Saramago, il premio nobel messicano per la pace Rigoberta Menchu, la scrittrice sudafricana Nadine Gordimer e il maestro Claudio Abbado. I radicali di «Nessuno tocchi Caino» contesta le loro affermazioni, secondo cui a Cuba «non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extragiudiziaria», e che la rivoluzione di Fidel ha consentito «il raggiungimento di livelli di salute e cultura riconosciuti internazionalmente» . Nel 2004, fanno notare, il regime di Fidel Castro ha trasferito dalla prigione agli arresti domiciliari, per motivi di anzianità o malattia, 14 dei 75 arrestati nella primavera del 2003. Il numero però, è stato ampiamente compensato da altri trenta dissidenti incarcerati. Fra i 14 usciti dal carcere ci sono il dottor Marcelo Lopez e lo scrittore Raul Rivero. Nel 2004, ricorda inoltre il comunicato, un rapporto dell’Alto Commissario dell'Onu per i Diritti Umani aveva segnalato l'allarmante presenza nelle carceri cubane di scabbia, tubercolosi, epatite, infezioni e malnutrizione. E ieri a L'Avana le mogli e le madri dei 75 dissidenti arrestati dal regime cubano nel marzo del 2003 e condannati a pesanti pene detentive al termine di processi sommari hanno marciato per le strade della città per chiedere la scarcerazione dei loro congiunti. Le donne, che hanno fondato l'organizzazione denominata «Dame bianche», sono sfilate in fila per due, tutte vestite di bianco, per le strade della capitale in occasione del secondo anniversario dell'ondata repressiva contro l'opposizione anti-castrista.
I carcerieri le chiamano «celle tappate», stanze di un metro per due dove i detenuti trascorrono fra due e quattro mesi, senza acqua potabile e in un calore soffocante». È qui che finiscono i prigionieri politici di Fidel Castro, quelli ingabbiati per le loro opinioni. Qui il mito della sanità cubana non funziona. Qui in queste celle, non ci sono medici e non ci sono medicine. Qui si crepa, nel nome di Fidel, del Che e dell'isola felice. Il regime cubano non ha cambiato metodi nei confronti dei dissidenti, malgrado le pressioni internazionali e l'offerta di negoziati dell' Unione Europea legata al rispetto dei diritti umani e alle condizioni dei prigionieri politici. A due anni da una delle più feroci ondate di repressione del regime di L'Avana, il governo cubano continua, secondo un rapporto di Amnesty International pubblicato venerdì, a sopprimere la libertà di espressione del popolo. Secondo le stime di un ricercatore di Amnesty, Gerardo Ducos, Fidel Castro ha tuttora nelle sue prigioni almeno 71 persone in condizioni pressoché inumane. «Per finire in galera - afferma Ducos - basta esprimere disaccordo con le autorità. Di questi 71 prigionieri Amnesty International non è in grado di definire l'esatta posizione giudiziaria. Sono ormai 17 anni che al personale dell'associazione per i diritti umani non viene concesso l'accesso a Cuba». In concomitanza con la condanna di Amnesty il gruppo «Nessuno tocchi Caino» ha risposto pubblicamente alla lettera in difesa del regime cubano firmata da 200 intellettuali. Tra i firmatari della lettera «pro Castro» figurano il premio Nobel portoghese per la letteratura José Saramago, il premio nobel messicano per la pace Rigoberta Menchu, la scrittrice sudafricana Nadine Gordimer e il maestro Claudio Abbado. I radicali di «Nessuno tocchi Caino» contesta le loro affermazioni, secondo cui a Cuba «non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extragiudiziaria», e che la rivoluzione di Fidel ha consentito «il raggiungimento di livelli di salute e cultura riconosciuti internazionalmente» . Nel 2004, fanno notare, il regime di Fidel Castro ha trasferito dalla prigione agli arresti domiciliari, per motivi di anzianità o malattia, 14 dei 75 arrestati nella primavera del 2003. Il numero però, è stato ampiamente compensato da altri trenta dissidenti incarcerati. Fra i 14 usciti dal carcere ci sono il dottor Marcelo Lopez e lo scrittore Raul Rivero. Nel 2004, ricorda inoltre il comunicato, un rapporto dell’Alto Commissario dell'Onu per i Diritti Umani aveva segnalato l'allarmante presenza nelle carceri cubane di scabbia, tubercolosi, epatite, infezioni e malnutrizione. E ieri a L'Avana le mogli e le madri dei 75 dissidenti arrestati dal regime cubano nel marzo del 2003 e condannati a pesanti pene detentive al termine di processi sommari hanno marciato per le strade della città per chiedere la scarcerazione dei loro congiunti. Le donne, che hanno fondato l'organizzazione denominata «Dame bianche», sono sfilate in fila per due, tutte vestite di bianco, per le strade della capitale in occasione del secondo anniversario dell'ondata repressiva contro l'opposizione anti-castrista.
Members and contributors 2013
| Giuseppe R. Roma | 590 € |
| Salvatore P. Capistrello | 200 € |
| Giancarlo B. Torino | 30 € |
| Marco B. Merano | 20 € |
| Davide B. Prato | 50 € |
| Giuseppe P. Grottammare | 50 € |
| Maurizio T. Roma | 1.000 € |
| Rosa A. Firenze | 590 € |
| Giuliano G. Sondrio | 590 € |
| Sergio Pasquale R. Cremona | 500 € |
| Total SUM | 326.746 € |










