L’amico americano

Marco Manca
Unione Sarda - Quotidiano on-line

Pro e contro l’amico americano. Il parlamento italiano non ha avuto dubbi (numericamente) per approvare a grande maggioranza l’entrata in guerra dell’Italia a fianco degli Usa. Il popolo italiano ne ha molti di più.
Quello sardo si adegua, come si può leggere nel sondaggio a pagina 5 e di cui per ragioni di spazio pubblichiamo solo la parte più emblematica. Nessuna specificità, la Sardegna è una porzione d’Italia che vive gli stessi dilemmi e le stesse repulsioni. Non solo per la guerra. Nessuno, presumiamo, ha lo stomaco tranquillo quando vede le immagini di bambini afghani uccisi dalle bombe di una coalizione militare che non è solo l’America ma gran parte del mondo libero. La guerra spaventa, la guerra turba anche se non abbiamo mai visto alcun pacifista scendere in piazza quando c’è stata guerra tra Iran e Irak, tra Ruanda e Burundi, nemmeno tra Cina e Tibet e sarebbe stato il caso. La guerra non è una verità assoluta, è uno stato d’animo. Cambia a seconda di chi la fa e di chi la subisce. «Non è più nemmeno verità che la guerra sia qualcosa di negativo - ha scritto il filosofo Emanuele Severino - e qualcosa di positivo la pace».
Esempio. L’Europa ha avuto cinquantasette anni ininterrotti di pace. Prima per la guerra che gli americani dichiararono al nazismo e al fascismo nel 1944. Poi per la guerra fredda che ha permesso agli Usa di bloccare l’espansionismo sovietico. Davvero le guerre sono tutte sbagliate?
Anche per questo la manifestazione pro Usa che si terrà a Roma domani, fa discutere. Quando Ferrara lanciò l’idea sul Foglio sapeva di buttare un sasso nello stagno del politicamente corretto e del politicamente ipocrita. Tutti parlano contro la guerra. Nobili d’animo e pacifisti con le spranghe, molti dei quali sfileranno, anch’essi domani a Roma, a pochi passi dalla manifestazione in favore dell’America. La guerra è sempre ingiusta o è giusta se indispensabile per difendere i valori in cui crediamo e che oggi son minacciati dal fondamentalismo islamico?
I valori non sono principi astratti. Sono vita quotidiana, sono memoria, storia, arte. Quelli che per esempio i talebani hanno cancellato non appena hanno preso il potere in Afghanistan. Ecco perché gli Usa fanno guerra all’Afghanistan, anche se rispettiamo i dubbi di chi dice che sarebbe stata meglio una guerra d’intelligence, meno cruenta nei confronti dei civili. E tuttavia, partecipare alla manifestazione pro Usa di Roma significa capire che oggi il fondamentalismo islamico è equiparabile al nazismo. Né più, né meno. I nazisti volevano azzerare qualsiasi dissenso e Bin Laden amerebbe l’intero mondo femminile in burqa. I nazisti hanno messo ebrei, zingari e omosessuali nei lager e, non sappiamo per gli zingari, ma per ebrei e omosessuali i fondamentalisti islamici nutrono gli stessi sentimenti di Eichmann.
Naturalmente sarebbe stupido dire che tutti quelli che parteciperanno o che comunque solidarizzeranno con la manifestazione pro America, sono intelligenti. Ci saranno i faziosi così come non tutta la sinistra è anti israeliana.
Ma gruppi di sinistra scrivono sui muri di Cagliari fuori gli ebrei dalla Palestina. Avete mai visto manifesti contro il fondamentalismo islamico nei cortei della sinistra? Si parla, si urla contro «tutti i terrorismi» ma hai visto mai che il terrorismo arabo venga citato per nome e cognome? L’America oggi è un punto di riferimento importante per la democrazia. Sarà banale ripeterlo, sarebbe meglio non dimenticarlo. Potranno dar fastidio gli stivaloni e l’atteggiamento da cow boy che informa molti. Liberi di irriderlo e quasi tutti in Europa lo fanno. E tuttavia gli Usa sono uno specchio necessario per chi vuol vivere con un minimo di futuro. Ma che futuro può promettere il fanatismo islamico che per un errato relativismo culturale molti tendono ancora ad ignorare?