Articoli pubblicati da "La Nazione"

sabato 14 novembre 1998

LE NOSTRE INCHIESTE I DIECIMILA ENTI SOPRAVVIVONO GRAZIE AL LAVORO DEGLI OBIETTORI
Servizio civile o il solito carrozzone?
Associazioni, sindacati, cooperative impiegano questi giovani in opere non sempre "socialmente utili"

Servizio di Paolo Berardengo

ROMA - E' senz'altro una svolta epocale. L'obbligo di "servire la patria" in armi si appresta a diventare scelta, come mai è successo dalla fine dell'Impero romano. Ma la svolta epocale non è stata adeguatamente preparata: si è pensato poco alla transizione, si hanno idee confuse sul "dopo". Al punto che in gioco non ci sono solo le Forze Armate e le industrie che le riforniscono, ma anche i destini di 9.615 enti, associazioni, cooperative, sindacati che impiegano (sono dati del '98) 53.806 "obiettori". Un numero di giovani talmente elevato da non poter più essere considerato alla stregua di occasionale inserimento. Questi giovani nel loro avvicendarsi sono oggi indispensabili al funzionamento della struttura che li accoglie. E la fine del servizio di leva significa anche la fine dell'obiezione di coscienza. A meno che qualcuno non pensi a veri e propri colpi di mano costituzionali, come l'istituzione di un servizio civile obbligatorio.

I professionisti - Lo sviluppo dell'esercito professionale è allo stato attuale poco più che un progetto. Delle nove brigate di professionisti previste, tre sole sono operative: la Garibaldi, la Folgore e la Taurinense. La costituzione delle altre sei dipende da fattori ancora non pienamente valutabili come la disponibilità economica nel prossimo decennio e soprattutto la risposta dei giovani. Per ora l'ipotesi più accreditata è che sia relativamente imminente la costituzione di altre due brigate professionisti: l'Anfibia e la Friuli. Per le ultime quattro i tempi si allungano. In ogni modo, i volontari in servizio permanente oggi sono settemila, i volontari a ferma breve trentamila. Il progetto è portare questi ultimi a sessantamila entro il 2001.

La leva - I trattati internazionali ci impongono parametri di contributo militare. Il "fabbisogno umano minimo" delle nostre forze armate è stimato in almeno centomila unità, carabinieri esclusi. Anche considerando acquisito l'obiettivo dei sessantamila volontari a ferma breve, nel 2001 avremo un gap di 40mila unità. Appare scontata, dunque, l'ipotesi di un sistema misto nel medio periodo e i lavori parlamentari (legge Spini) sembrano andare in questo senso anche se sottostimano il fabbisogno. In altre parole, la morte del servizio di leva, pur certa, non dovrebbe essere imminente e l'urgenza politica potrebbe scontrarsi con la realtà delle cose.

I quadri - Valdo Spini, presidente della Commissione Difesa della Camera ha recentemente individuato anche in "ambienti delle Forze armate" i nuclei di resistenza all'abolizione del servizio di leva. La preoccupazione sarebbe la riduzione dei quadri. Interventi sui quadri sono già avvenuti negli anni passati con un netto ridimensionamento del numero degli alti gradi (da colonnello in su) e, più recentemente, anche con il riassetto della carriera di sottufficiale: la creazione del ruolo dei marescialli ha spostato verso il basso l'incarico di comandante di plotone, fino a ieri coperto quasi esclusivamente dai sottotenenti di complemento. Quindi dalla leva.

Il servizio civile - Se per una decina d'anni rimarrà in vita un embrione di servizio militare di leva, il servizio civile continuerà a vivere. E a prosperare, fino a diventare preponderante rispetto a quello in armi. Anche in questo caso i problemi di gestione, costo, smistamento sono tutti da chiarire. Così come è da chiarire che cosa succederà del servizio civile quando le

Forze armate saranno composte tutte da professionisti.

La politica - Il sacro dovere costituzionale (articolo 52) ha reso difficile negli anni un attacco diretto al servizio i leva. Forse è attribuibile a questo il ricorso progressivo a sentenze della Cnsulta Certo e' che l’esercito di popolo è stato fortemente voluto dal Pci in Costituente. L'opera di smantellamento è cominciata alla fine degli anni Sessanta ad opera dell'associazionismo cattolico sotto la spinta dell'enciclica Gaudium et spes ('65) di Paolo VI, che per la prima volta ha abbandonato la dottrina di distinzione tra guerra giusta e ingiusta. E la legge istitutiva dell'obiezione (772/1972, primo firmatario Marcora) è non è stato il germe politico iniziale: la legge infatti, non riconosceva il diritto soggettivo all'obiezione, ma faceva balenare ipotesi, gradite alle sinistre, di futuro controllo politico della gioventù. I successivi interventi legislativi sono stati possibili solo dopo le estensioni interpretative consentite nel tempo proprio dagli interventi della Corte Costituzionale.


LA STORIA / IL RACCONTO DI ALCUNI RAGAZZI CHE SVOLGONO IL SERVIZIO CIVILE IN UN CIRCOLO RICREATIVO
"Ho detto no alla naja: faccio il cameriere all'Arci"
"Quando c'è bisogno serviamo anche ai tavoli". E poi corsi di percussioni e spade medievali. "Ma per noi è una bella esperienza"

Servizio di Rita Bartolomei

RIMINI - Scusi, cerco l'obiettore... La ragazza ti guarda sorpresa: "Ouale? Qui sono tre...", Mezzanotte a "Quadrare il circolo", club Arci alla periferia di Rimini. Un capannone industriale che fa tendenza: va forte come osteria, tra fumi d'incenso e letture impegnate. Una porta divide il locale dal centro giovani, finanziato dal Comune con 25 milioni all'anno. I ragazzi che hanno scelto il servizio civile si dividono tra "qua" e "là". Per intendersi: se c'è bisogno di servire ai tavoli o fare un caffé (anzi una tisana: è più politicamente corretto') e non si è prsentato nessuno in biblioteca, ai corsi di spade medioevali, di informatica o di inglese, gli obiettori diventano camerieri. Con qualche pungolo di coscienza. "Se mi sento fuori luogo? A volte sì", confessa A.F., 25 anni, studente di Economia. Non ha problemi ad ammettere che per lui riminese, ormai vicino alla laurea quel posto lì è arrivato propiro a faggiolo.

Racconta: <Mi sono presentato all'Arci e ho chiesto di essere destinato a uno dei loro circoli. Mi hanno detto che andava bene. Non sapevo quale sarebbe stata la destinazione finale. Questa sistemazione mi fa anche comodo per l'Università, certo. Molto meglio così, però, che stare in un'altra città a non fare niente, dalle 6 del mattino alle 4 del pomeriggio Sono sempre stato contrario al servizio militare>> Va bene ma non c'è il rischio che le motivazioni ideali si scoloriscano, per così dire tra fumi di incenso e odor di tisane? Che direbbe don Milani (ricordate la lettera ai cappellani militari?) "Se non ci fossero gli obiettori il centro giovani dovrebbe chiudere", s'accalora il ragazzo.

Eppure A. F. alle 5 di un venerdì pomeriggio sta dietro il banco del bar, a passare lo straccio. "Si. perche di là è aperto fino al giovedì sera",

spiega Massimo Spagiari, presidente dell’Arci provinciale, non trova nulla di strano nell obiettore che fa (anche) il cameriere "Nessuno li costringe" chiarisce mentre ricorda che altri due sono in servizio a Bellaria. Fino a pochi giorni fa aveva un obiettore anche il Wanada must dei giovani di sinistra in pieno centro storico. Incenso e corsi di percussioni tenuti da un senegalese disoccupato. Un socio spiega: << Il ragazzo era molto contento di stare qui . La finalità sociale c’era eccome ha conosciuto un sacco di gente!" Spaggiari per farsi capire va sul prosaico "In un circolo ci sono da pulire anche i bagni. Certe attività possono sembrare estranee ai fini educativi; non è così. Sapete cos’e il volontariato? Sapete cosa vuol dire lavorare senza mettersi una lira in tasca?" A lui sta a cuore il fine sociale. Anche per questo ha interotto ogni rapporto con il <<Settimo cielo>>, il circolo Arci di Misano troppo amato dagli scambisti e chiuso mesi fa dai carabinieri. Espulso? "Ancora no - chiarisce il presidente - aspettiamo la fine dell'istruttoria".