Sinistra radicale

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Sinistra radicale è una contestata[1] polirematica in uso dal 2003, sulla falsariga dell'uso americano moderno del termine Radical, indicante una categoria politica riferita all'area parlamentare più estrema della sinistra[2], spesso con riferimenti alle correnti ideologiche che affondano le loro radici nel marxismo. Il termine si differenzia politologicamente sia da estrema sinistra che dai movimenti e partiti dell'area radicale.[3]

Indice

[modifica] Componenti ideologiche

Oggi le tesi condivise all'interno della sinistra radicale e i valori ufficialmente dichiarati dai maggiori partiti della sinistra radicale sono la laicità, il pacifismo, l'ambientalismo, la critica all'imperialismo e agli eccessi del capitalismo, la solidarietà verso i popoli del terzo mondo e verso le fasce più deboli della popolazione (come gli immigrati), e, ovviamente, la difesa dei diritti dei lavoratori. La sinistra radicale è anche legata al variegato movimento no-global. Anche i Partiti Umanisti vengono avvicinati alla sinistra radicale, benché non abbiano origini marxiste.

[modifica] La sinistra radicale nella politica italiana moderna

I partiti italiani comunemente identificati dai media con la locuzione sinistra radicale sono il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e la Federazione dei Verdi. Non vengono compresi, in linea di massima, i movimenti e i partiti tradizionalmente inclusi nella definizione di estrema sinistra. La Federazione dei Verdi in particolare, precedentemente considerato un partito moderato di centrosinistra, sotto la guida di Alfonso Pecoraro Scanio ha sposato molte delle tesi della sinistra radicale. Questi partiti in occasione delle Elezioni politiche italiane del 2008 si sono federati, insieme a Sinistra Democratica, nel gruppo la Sinistra - l'Arcobaleno.

[modifica] Storia

[modifica] Origine della denominazione

Il termine radicale nasce nel XVIII secolo per indicare quei partiti che esprimono favore o cercano di indurre riforme politiche senza compromessi, inclusi cambiamenti dell'ordine sociale di maggiore o minore portata. Durante il XIX secolo iniziò ad essere impiegato il termine sinistra radicale per raggruppare quelle formazioni politiche liberali progressiste che si distinguevano dai liberisti classici e che avevano posizioni simili a quelle ora tenute da molti partiti di centrosinistra (proprio in virtù di queste origini il termine "radicale" è ancora oggi presente in Europa nel nome di molti partiti di centro e centrosinistra, che non appartengono però ai partiti dell'attuale sinistra radicale).

[modifica] La sinistra radicale dopo il muro di Berlino

Questi movimenti politici in Italia, dopo la caduta del muro di Berlino e l'implosione dell'URSS, si sono caratterizzati per un profondo cambiamento d'ideologia e di proposte politiche. Soprattutto la nascita di un nuovo disagio sociale, espresso per la prima volta dal popolo di Seattle e alla luce di nuovi movimenti di massa come il movimento no-global, la sinistra radicale ha attualizzato molto i temi che la caratterizzano.

[modifica] Note

  1. ^ "La “sinistra radicale” e il “partito radicale”", articolo su Infodem
  2. ^ "Sinistra radicale, che fare di quel 15%?", Articolo di Asor Rosa su Il Manifesto, 14 luglio 2004
  3. ^ Il termine sinistra radicale non deve confondersi con i radicali del Partito Radicale o delle altre organizzazioni radicali.

[modifica] Voci correlate