Luigi Gedda
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Luigi Gedda (Venezia, 23 ottobre 1902 – Roma, 26 settembre 2000) è stato un medico e attivista italiano, dirigente dell'Azione Cattolica nel primo dopoguerra e, soprattutto, nel cruciale biennio 1946/'48.
Indice |
[modifica] Biografia
Medico e genetista, spese la sua vita tra la fede e l'impegno sociale e politico.
Laureato in Medicina a Torino nel 1927, insegnò all'università di Roma. Nel 1960 ottenne la cattedra di Genetica medica presso la stessa università.
Fu presidente centrale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC) dal 1934 al 1946, presidente degli Uomini di Azione Cattolica dal 1946 al 1949, presidente generale di tutta l'associazione dal 1952 al 1959.
Nel 1938 fu tra i 360 intellettuali e personalità che aderirono pubblicamente al manifesto in difesa della razza[1][2]. In occasione della promulgazione delle leggi razziali fasciste nel settembre 1938, accogliendo le tesi dei razzisti italiani, Lugi Gedda scrisse sulla rivista cattolica Vita e pensiero:
| « La natura ama, di solito, ed anche in questo caso, i procedimenti ordinati, graduali, “natura non facit saltus”, e perciò l’incrocio fra razze molto differenti non è di solito fortunato. Invece, la mescolanza di razze affini, e cioè vicine, lungi dal nuocere, può provocare nuovi pregiati accoppiamenti di genî e, in definitiva, un miglioramento dello stipite. Opporsi in linea assoluta alle mescolanze, come l’Hildebrandt ed altri autori del razzismo tedesco, vuol dire non rendersi neppure conto della realtà, dove la mescolanza delle sottorazze, in seno ad una stessa nazione, è all’ordine del giorno. Sono le mescolanze fra razze profondamente diverse, lontane, o, come anche si dice, divergenti, che riescono dannose per lo stipite umano; ed un esempio lo abbiamo nel meticcio risultante dall’incrocio della razza bianca e della razza nera, mescolanze queste che devono essere, con mezzi congrui, nettamente sconsigliate[3]. » | |
Inoltre, nel 1960 Gedda pubblicò un libro, Il meticciato di guerra e altri casi[4], nel quale si manifestava una chiara presa di posizione a sostegno della legittimità scientifica della “genetica razziale”, e vi si affermava altresì che «Gli studi sugli incroci razziali stanno attualmente assumendo un nuovo significato. Da indagini occasionali o sistematiche fatte in molte parti del mondo, sta sorgendo a poco a poco la scienza della Genetica delle razze, di cui si possono già scorgere i principi fondamentali»[5].
Il 3 settembre 1942 fondò la «Società Operaia», associazione laicale avente per scopo "la santificazione personale dei suoi membri attraverso l'approfondimento del Mistero dell’agonia di Cristo nel Getsemani". L'associazione verrà eretta ad associazione di diritto pontificio con decreto del Pontificio Consiglio per i Laici del 19 marzo 1981.
Nell'agosto del 1943 propose ufficialmente a Pietro Badoglio che la direzione degli enti e delle organizzazioni di massa create dal fascismo passasse nelle mani di personale proveniente dall'Azione Cattolica. La proposta fu superata dall'incalzare degli avvenimenti che portarono all'armistizio dell'8 settembre.
Caduto il fascismo, nel 1946 venne proclamata la Repubblica e nel 1948 si tennero le prime elezioni del Parlamento. Si fronteggiarono due blocchi: uno cristiano, guidato dalla Democrazia cristiana, ed uno social-comunista (Fronte Democratico Popolare). Gedda organizzò i "Comitati Civici", per mobilitare gli iscritti dell'Azione Cattolica a sostegno della Democrazia cristiana. Alle Elezioni politiche del 18 aprile la DC vinse con oltre il 48% dei voti.
Nel 1952 fu la volta delle elezioni al Comune di Roma. Il Papa temeva un successo elettorale delle forze social-comuniste;[senza fonte] così Gedda, ancora in prima linea, fu coinvolto nell'idea di un'alleanza politica tra DC, Movimento Sociale Italiano (caldeggiato dagli ambienti più fortemente anticomunisti) e partito monarchico, una coalizione guidata da don Luigi Sturzo. Ma l'operazione Sturzo - la paternità della quale viene a torto attribuita a Gedda stesso - fallì soprattutto per la ferma opposizione di Alcide De Gasperi. La coalizione a guida democristiana uscì comunque vittoriosa dalle urne senza l'apparentamento con l'MSI.
Nel 1954 costrinse Mario Rossi a rassegnare le dinissioni da presidente centrale dei giovani d'Azione Cattolica, contro la volontà di mons. Giovanni Battista Montini, allora Sostituto alla Segreteria di Stato Vaticana. Fu sostenuto in questo dai cardinali conservatori Adeodato Piazza, Alfredo Ottaviani e Giuseppe Pizzardo.
Nel 1972 fu tra i promotori dell'iniziativa referendaria volta ad abrogare la legge sul divorzio. Il referendum, che si tenne nel 1974, confermò invece la legge in vigore.
Come studioso di gemellologia fondò nel 1952 la rivista Acta Geneticae Medicacae et Gemellologiae; due anni dopo fondò l'Istituto di Genetica Medica e Gemellologia Gregorio Mendel, nel quale rimarrà impegnato fino al 1999.
Si spense a Roma il 26 settembre 2000 all'età di 98 anni.
In data 24 ottobre 2003 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali riconobbe di notevole interesse storico il suo archivio personale.
[modifica] Note
- ^ Elenco di personalità italiane che pubblicamente si schierarono a favore dei provvedimenti razzisti del Regime, dal sito dell'associazione Associazione Nazionale Miriam Novitch
- ^ Le leggi razziali, dal sito dell'ANPI di Roma
- ^ Luigi Gedda, “A proposito di razza”, Vita e pensiero, volume XXIX, settembre 1938
- ^ L. Gedda, A. Serio e A. Mercuri, Il meticciato di guerra e altri casi, Edizioni dell'Istituto Gregorio Mendel, Roma, 1960
- ^ Francesco Cassata, Molti, sani e forti: l'eugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino, 2006
[modifica] Bibliografia
M. Casella, L'Azione cattolica nell'Italia contemporanea: 1919-1969, Roma, A.V.E., 1992
| Predecessore | Presidente nazionale dell'Azione Cattolica Italiana |
Successore | |
|---|---|---|---|
| Vittorino Veronese (1946-1952) |
(1952-1959) | Agostino Maltarello (1959-1964) |
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