Kouroi
from Wikipedia
To modify this page click on modify button.
I kouroi e le korai (ϰοῦροι e ϰόραι - ragazzi e ragazze) sono sculture greche, in alcuni casi aventi funzione votiva, la cui nascita si colloca intorno al VI secolo a.C. e la cui impostazione risente inizialmente degli influssi provenienti dalla statuaria egizia. Con un lavoro durato due secoli, avanzando verso il naturalismo sulla via di alcuni modelli accettati e continuamente rinnovati, gli artisti greci giunsero a mutare completamente queste tipologie, ripetute in Oriente per alcuni millenni, fino alla soluzione che sarà considerata definitiva, ovvero quella raggiunta nella seconda metà del V secolo a.C. da Policleto.
Indice |
[modifica] I tre “ordini”
Come si è soliti suddividere i tre stili dei templi greci in ordine dorico, ionico e corinzio, è possibile convenzionalmente dividere la scultura greca arcaica in dorica, attica e ionica.
- La scultura dorica (Argo, Corinto, Sparta) si sviluppa dal VII-VI secolo a.C. ed è caratterizzata da fattezze tozze e un po' sproporzionate.
- La scultura attica (Atene) si sviluppa dal VI secolo a.C. e cerca di riprodurre le membra maggiormente curve.
- La scultura ionica (Samo, Nasso, Chio, Mileto) si sviluppa anch'essa nel VI secolo a.C. e ricerca l'armonia e l'equilibrio.
Uno sguardo ai reperti evidenzia come nella scuola dorica prevalga una struttura a blocchi sovrapposti netti e definiti (Cleobi e Bitone di Polimede, ma anche la Dama di Auxerre), mentre nelle scuole ioniche prevale invece una struttura più compatta, cilindrica, racchiusa entro una linea di contorno elegante e sinuosa (vedi Hera di Samo, ma anche la Kore di Nikandre). Per quanto riguarda l'attica, questa sembra mostrare la propria qualità espressiva, più che nel Kouros del Sounion, nella dolcissima Testa del Dipylon (inizio VI secolo a.C., marmo, h 44 cm, frammento di una scultura funeraria, Atene, Museo archeologico Nazionale), dotata di sorprendente morbidezza e uniformità.
[modifica] Kouros
Il kouros (singolare di kouroi) rappresenta un giovane nell'età in cui la sua bellezza, sia fisica sia spirituale (kalokagathia), è al suo apice. Questo periodo è compreso tra i 17 e i 19 anni, cioè in quell'età che va oltre l’adolescenza e precede la maturità adulta.
La statua, in nudità eroica, è in posizione stante[1], benché presenti la gamba sinistra avanzata, ad accennare un passo, unico segno, anche se tenue, di movimento. Ulteriore fatto caratterizzante i kouroi sono le braccia addossate al corpo, che terminano con pugni chiusi. In più risalta nella faccia il cosiddetto “sorriso arcaico”, sorriso appena accennato, leggermente beffardo. Si pensa che il suo utilizzo possa essere dovuto alla forte relazione tra esso e la pace interiore del soggetto della statua. Più probabilmente, però, bisogna ricondurre il suo impiego alla incapacità degli scultori di rendere realmente curve le linee della faccia; infatti, porre questa curva, che costituisce il sorriso, portava ad arrotondare tutte le fattezze facciali, particolarmente quelle della bocca stessa e degli occhi. Inoltre si può osservare come la figura sia idealizzata, in quanto presenta un'eccessiva snellezza, anche se si nota nelle gambe un accenno all'aspetto che riguarda la muscolatura, trascurato nella parte superiore della statua che è resa in questo modo notevolmente stilizzata. Le statue, infine, venivano create con l’intento di rendere la parte frontale predominante sugli altri lati.
Quindi le caratteristiche dei kouroi sono:
- staticità
- nudità
- gamba sinistra avanzata
- braccia convenzionalmente stese lungo i fianchi
- pugni serrati
- sorriso arcaico
- visione frontale
- testa eretta
- busto a forma di trapezio
Come si può dedurre dalle dimensioni di alcune delle opere ricordate il cammino dei kouroi greci incrocia all'origine l'apparire dello stile dedalico (VII secolo a.C.), che è il nome dato, seguendo la tradizione, alla comparsa delle prime statue e dei primi rilievi a grandezza naturale, o di dimensioni colossali, come i kouroi provenienti da Capo Sounion e dall'Heraion di Samo. Il popolo ellenico aveva fino a quel momento soddisfatto le proprie esigenze artistiche e di culto con una produzione di piccole dimensioni, ma il contatto e gli scambi commerciali con le popolazioni orientali spinsero i greci verso questa nuova possibilità espressiva e verso la sperimentazione con un materiale come il marmo, largamente disponibile in alcune zone della Grecia.
[modifica] Kleobi e Bitone
| Per approfondire, vedi la voce Kleobis e Biton (Delfi). |
Le statue, identificabili per i nomi e per parte del nome dello scultore (YMEDES) presenti sulla base, rappresentano un esempio evidente di kouros dorico. Esse, infatti, sono nude, statiche, col volto squadrato e schiacciato, il solito “sorriso arcaico”, la testa sovradimensionata, le braccia lungo il corpo, i pugni chiusi, le rispettive gambe sinistre avanzate e le trecce ricadenti davanti alle spalle. In più presentano una muscolatura abbastanza tozza, in particolare i polpacci, le braccia leggermente flesse, gli occhi a mandorla (segno evidente degli influssi egizi), una fronte bassa e arcate sopraccigliari in evidenza. Le due statue sono state costruite rendendo la parte frontale predominante sulle altre (le parti laterali e quella posteriore); osservandola dagli altri lati ci si accorge di come si le statue perdano di vigore.
Particolarità, ma non unicità, dei due kouroi sono le corrispondenze simmetriche tra diverse parti del corpo; è proprio in questo periodo, infatti, che gli artisti greci iniziano a collegare la bellezza alla simmetria, fatto noto col termine di analoghia. Se, idealmente, poniamo un asse di simmetria passante per le due ascelle (e quindi parallelo al terreno), troviamo corrispondenza tra le linee delle clavicole e quelle dei pettorali. Oppure tra le linee campaniformi del torace e quelle formate dall'inguine e dall'attaccatura delle gambe col busto. Oppure ancora tra le linee delle piegature delle braccia e quelle che formano la parte superiore delle rotule.
Rispetto allo stile dedalico da cui discendono le statue di Cleobi e Biton manifestano una accresciuta sensibilità plastica; all'inizio del periodo arcaico (VI secolo a.C.) la statuaria greca si presenta con una composizione semplice e compatta dove i particolari anatomici tendono ad essere tradotti in moduli decorativi: scanalature, linee rilevate, rigonfiamenti.
[modifica] Kore
Le korai sono il corrispondente femminile dei kouroi, spesso rappresentate come giovani donne che abbiano appena superato la fase della fanciullezza.
Riguardo l’aspetto tecnico-artistico, esse presentano:
- piedi uniti (differentemente dai kouroi, dove uno è avanzato);
- un braccio steso lungo il fianco a reggere la veste e l’altro, solitamente il sinistro, ripiegato sul petto in atto di recare un vaso o un piatto con delle offerte (caratteristica assente nel kouros, dove ambedue le braccia sono addossate al corpo);
- presenza di vestiti che indicano il ruolo della donna nella società greca (moglie e madre) e che quindi ne attenuano la fisicità: potevano essere il chitòne, la tunica (tipico indumento greco che possedeva un'irreale pieghettatura verticale che richiamava le scanalature delle colonne), e l'himation, una specie di mantello (utilizzato sopra il chitone), inoltre, un altro abito era il peplo (abito femminile dell'antica Grecia).
È possibile seguire l'evoluzione della tipologia della kore, dalle forme a cui si è già accennato, attraverso la serie di korai proveniente dall'Acropoli di Atene, datate alla seconda metà del VI secolo a.C. e di cui la Kore col peplo n. 679 rappresenta un esempio tipico benché dotato di una certa individualità. In essa la ricercata semplicità della struttura è ottenuta attraverso la forma del peplo dorico che accentua quasi per contrasto la vivacità del volto. Giunta sino a noi ancora dotata di alcune tracce di colore nelle pupille e nei capelli, questa kore è stata avvicinata da Humphrey Payne al Maestro del Cavaliere Rampin. Per avere nuovamente una figura femminile dotata della stessa "presenza" dell'Hera di Samo occorre attendere la Kore di Antenore, ormai vicina allo stile severo.
[modifica] L'Hera di Samo
| Per approfondire, vedi la voce Hera di Samo. |
L'Hera di Samo è una kore che riassume lo stile scultoreo ionico. Essa è stata creata intorno al 570 a.C. e raffigura o la dea Era o una fanciulla che porta offerte al tempio. Sulla base è presente il nome Cheràmyes, probabilmente il nome di colui che offrì la statua alla dèa. Sfortunatamente ci è pervenuta acèfala.
La statua è sostanzialmente cilindrica, partendo dai piedi fino a circa l’ombelico. Presenta tutte le varie caratteristiche delle korai, cioè:
- soggetto stante
- piedi uniti
- braccio lungo il corpo
- mano serrata
- braccio teso a porgere un dono
- parte inferiore campaniforme;
Nel caso proposto, il braccio che sta lungo il fianco è quello destro, mentre il sinistro è parzialmente perduto. Ad ogni modo se ne deduce dai tratti rimasti che doveva essere indirizzato verso l’alto e il petto a offrire un’offerta, probabilmente una melagrana, per il suo significato di abbondanza e prosperità.
Il soggetto è vestito di chitone e himation, con un'alternanza di pieghettature verticali (del chitone) a pieghettature oblique (dell’himation), a riprodurre così le scanalature a spigoli smussati del fusto delle colonne dell'ordine ionico.
[modifica] Altri Kouroi e Korai
[modifica] Influenze egizie
La tipologia scultorea di per sé è profondamente ispirata alla statuaria votiva egizia, nella quale sono presenti tutti i caratteri dei kouroi, con l'eccezione di due cose:
- le mani serrate a pugno stringono un cilindro per ciascuna; il cilindro, infatti, era per gli egizi simbolo di regalità.
- i volti sono resi, dagli scultori greci, in raffigurazioni idealizzate (particolare rilievo ottengono gli occhi, allo stesso modo dei Sumeri), mentre gli scultori egizi ricercano una rappresentazione più aderente alla realtà.
Un'ulteriore differenza dev'essere ricercata nelle finalità, infatti la statuaria religiosa egizia è sempre connessa ai riti della sepoltura, mentre quella greca aveva destinazioni non necessariamente funerarie.
Si ritiene assai probabile, quindi, che statue egizie siano arrivate fino in Grecia per mezzo dei fiorenti scambi commerciali attivi nel mediterraneo, influenzandone gli scultori.
[modifica] Note
- ^ «Il tipo del koùros, cioè della statua virile eretta, nuda, non impegnata in nessuna azione particolare, e perciò intesa come assoluta opera d’arte senza alcun riferimento individuale contingente [...]» Bianchi Bandinelli 1986, p. 18.
[modifica] Bibliografia
- Ranuccio Bianchi Bandinelli; Enrico Paribeni, L'arte dell'antichità classica. Grecia, Torino, UTET Libreria, 1986. ISBN 88-7750-183-9.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
- Tutti i testi sono disponibili nel rispetto dei termini della GNU Free Documentation License.
- Documento originale
- Politica sulla privacy
- Informazioni su Wikipedia
- Avvertenze
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
radioradicale.it
2012-05-25 10:49:31 Lo Spread dei diritti. Quale governance democratica in Italia e in Europa? 










