Infallibilità papale

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Il dogma dell'infallibilità papale (o infallibilità pontificia) afferma che il papa non può sbagliare quando parla ex cathedra ossia come dottore universale della Chiesa. Il dogma dunque vale solo quando egli proclama un nuovo dogma o afferma una dottrina in modo definitivo come rivelata.

Tuttavia, secondo la dottrina cattolica anche il magistero ordinario della Chiesa, esercitato dal papa e dai vescovi, in conformità con l'insegnamento del pontefice, possiede il carisma dell'infallibilità di cui Cristo ha dotato la Chiesa perché sia sacramento universale di salvezza. Ciò viene esplicitato in modo particolare nella costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II.

Indice


[modifica] Definizione

Immagine raffigurante il Papa che, come successore dell'apostolo Pietro e vescovo di Roma, guida la Chiesa di Dio.

Il dogma dell'infallibilità papale fu definito con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus.

Questo è il testo tradotto in italiano dell'ultima parte della Pastor Aeternus, dove si trova la definizione del dogma:

« Noi pertanto, aderendo fedelmente alla tradizione ricevuta fin dall’esordio della fede cristiana, a gloria di Dio nostro Salvatore, ad esaltazione della cattolica religione ed a salute dei popoli cristiani coll’approvazione del Sacro Concilio, insegniamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato, il Romano Pontefice, quando parla ex Cathedra, ossia quando, esercitando l’uffizio di Pastore e Dottore di tutti i cristiani, per la sua suprema apostolica autorità definisce una dottrina sulla fede o sui costumi doversi tenere da tutta la Chiesa, per l’assistenza divina, a lui nel beato Pietro promessa, godere di quella infallibilità di cui il divin Redentore volle essere fornita la sua Chiesa nel definire una dottrina sulla fede o sui costumi, e pertanto tali definizioni del romano Pontefice essere per se stesse e non pel consenso della Chiesa, irreformabili. Se alcuno poi, tolgalo Iddio, osasse contraddire a questa nostra definizione, sia anatema. »
(Pastor Aeternus, 18 luglio 1870)

Secondo tale dottrina il papa deve quindi essere considerato infallibile quando egli parla ex cathedra, cioè quando esercita il «suo supremo ufficio di pastore e di dottore di tutti i cristiani» e «definisce una dottrina circa la fede e i costumi»; quanto da lui stabilito sotto queste condizioni «vincola tutta la Chiesa».

[modifica] Storia

[modifica] L'antefatto

Pio IX nel 1854 aveva proclamato ex cathedra il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria. Esso stabilisce che la madre di Gesù, fin dal suo concepimento, non fu macchiata dal "peccato originale". Questa proclamazione dilacerò le coscienze dei cattolici perché (nonostante quanto affermato nel "Pastor Aeternus" citato sopra) fin dai tempi della chiesa primitiva la materia di fede era tipicamente definita dai Concili e non dal Papa. Si ricordi ad esempio il Concilio di Nicea, in cui la divinità di Cristo viene definita in assenza del vescovo di Roma, ed anzi con una scarsa partecipazione da parte dell'Occidente. Le polemiche riguardavano in alcuni casi l'oggetto della proclamazione (L'Immacolata Concezione), ma soprattutto la liceità da parte del papa di proclamare dogmi di fede senza il Concilio dei vescovi.

[modifica] La proclamazione

Per affermare questo diritto Pio IX convocò un concilio che doveva sanzionare questa sua scelta. Il meccanismo era chiaro: se si dubitava del fatto che un papa potesse decretare anche senza un Concilio, questa potestà poteva essere sancita (agli occhi dei dubbiosi) proprio da un Concilio che confermasse il dogma dell'infallibilità del papa ed anzi la sua assoluta supremazia in materia di fede. In passato ci furono invece concili che destituirono addirittura dei papi, ma occorre ricordare che si era nel periodo storico della restaurazione dell'assolutismo, e il papa guardava a Napoleone III.

Questo dogma fu definito nel 1870: per proclamarlo fu convocato un Concilio, il Vaticano I, il 18 luglio 1870, poi sospeso il 20 ottobre in seguito alla presa di Roma che segnò la fine del potere temporale dei papi, e non venne più concluso: ma il decreto sull'infallibilità del papa era ormai approvato.

Il dogma, voluto fortemente da papa Pio IX su prevalente ispirazione dei Gesuiti, suscitò le proteste degli ambienti laici del tempo e anche di una parte di quelli religiosi. Benché fortemente avversato dalla curia romana esisteva infatti un cattolicesimo liberale, tanto che una significativa minoranza dei padri del Concilio (prevalentemente francesi e tedeschi) preferì abbandonare Roma per non dare voto contrario al momento dell'approvazione, pur non sottraendosi all'accettazione del medesimo una volta approvato. Invece una piccola parte di vescovi dell'Europa centrale fuoriuscì dalla Chiesa di Roma dando vita allo scisma vetero-cattolico, basato sul rifiuto del dogma dell'infallibilità.

L'ostilità nei confronti del dogma era evidente anche tra i prelati americani che parteciparono al Concilio. Pochi giorni prima dell'apertura, Bernard Mc Quaid, vescovo di Rochester, nello Stato di New York, scriveva a un confratello in patria: «A differenza di quel che succede in America, da quando sono in Europa sento un gran parlare della questione dell'infallibilità del papa. Questa sensazione è molto intensa, nel bene e nel male. Sembra che ci sia stato l'intervento dei gesuiti, che hanno passato gli ultimi due anni a istruire a dovere l'opinione pubblica. Certo così facendo non si sono attirati molte simpatie e, se in qualche modo l'armonia del Concilio verrà disturbata, sarà perché si è fatta entrare tale questione, assolutamente superflua»[1]. Altro episodio importante fu la protesta del vescovo di Pittsburgh, tre mesi dopo l'inizio del Concilio, riguardo l'infallibilità: «Un colpo mortale. [...] Dovremo ingoiare ciò che abbiamo vomitato»; a preoccupare maggiormente il vescovo era l'accusa, rivolta frequentemente ai cattolici, di considerare il papa come una sorta di divinità. Egli affermava che in passato erano sempre state respinte accuse di questo genere, ma una volta dichiarata l'infallibilità - si chiedeva - come potremo difenderci?[1]

Il vescovo Ignaz von Döllinger, noto storico della Chiesa nonché teologo tedesco, convinto che il Concilio sarebbe stato un pericolo per la Chiesa, lavorò in modo frenetico per convincere i vescovi a votare contro le proposte che sarebbero state loro sottoposte. Sul quotidiano Allgemeine Zeitung Döllinger accusò i gesuiti e lo stesso Pio IX di preparare una «rivoluzione ecclesiastica»: il vescovo metteva in guardia dal progetto del pontefice di prendere il potere, indebolendo l'autorità dei vescovi e instaurando una dittatura papale[2]. Il libro Il papa e il Concilio[3], in cui Döllinger esponeva le proprie tesi circa l'infondatezza della pretesa infallibilità papale, fu messo all'Indice meno di due settimane prima dell'inizio del Concilio[4]. Inoltre il vescovo francese Félix Dupanloup pubblicò un opuscolo un mese prima della cerimonia di apertura, esponendo tutte le ragioni per cui non reputava saggia una dichiarazione di infallibilità papale. Lo storico protestante Ferdinand Gregorovius, presente alla cerimonia di apertura, annotando che la tensione tra l'autorità papale e quella dei vescovi era evidente, scriveva che «Roma offre lo spettacolo d'una crescente idolatria del despotismo. Se questo fatto si avverasse, se i vescovi, per paura o fanatismo, dovessero assoggettarsi, allora l'unità della Germania si effettuerebbe più presto mediante una seconda Riforma»[5].

Da parte sua il pontefice affermò: «Sono così risoluto di andare innanzi, che se il Concilio vuole il silenzio, io lo licenzierei, e farei la definizione da me stesso»[6]. Durante lo svolgimento dei lavori si registrò un duro scontro diretto fra il pontefice e il cardinale e arcivescovo di Bologna Filippo Maria Guidi il quale prese la parola in qualità di rappresentante designato dei domenicani, e affermò che, nelle sue allocuzioni, il pontefice dovrebbe essere tenuto a confrontarsi con la tradizione della Chiesa. Terminato il discorso e tornato nel suo alloggio, il cardinale fu informato da un messaggero che il papa voleva vederlo immediatamente. «Non credevo mai che Vostra Eminenza pronunziasse un discorso da piacere all'opposizione», gli disse il papa e il cardinale rispose che ciò che aveva detto era conforme alla dottrina di san Tommaso. Pio IX replicò: «No! Non è vero! Voi avete detto, e io lo so, che il papa è obbligato per decreti irreformabili a investigare le tradizioni della Chiesa. Ebbene questo è un errore». Il cardinale ribatté che non si trattava di errore, e il pontefice replicò gridando: «Sì, è un errore perché io, io sono la tradizione! Io, io sono la Chiesa!». Terminata la conversazione il pontefice fu colto da malore, tanto da mandare a chiamare il suo medico personale, al quale confidò: «Questo frate mi ha fatto montare la bile»[6].

Il fronte contro la dottrina dell'infallibilità alla fine perse la sua battaglia: il 18 luglio l'episcopato si riunì a san Pietro per la votazione finale. Mentre parte dell'opposizione (inclusi 12 dei 17 vescovi tedeschi presenti) non si presentò, dei 549 presenti soltanto due votarono contro. Tra gli assenti illustri figuravano gli ambasciatori presso la Santa Sede dei principali paesi cattolici europei: Francia, Austria, Spagna e Portogallo, a causa della disapprovazione dei rispettivi governi[1].

Durante l'udienza del 10 agosto 1969, in riferimento al primato e all'infallibilità del pontefice, papa Paolo VI commenterà: «È una pagina drammatica della vita della Chiesa, ma non per questo meno chiara e definitiva»[7].

[modifica] Reazioni e conseguenze

Come per il dogma dell'Immacolata Concezione, proclamato dallo stesso Pio IX nel 1854, esso non è accettato dalle altre confessioni cristiane, sia per ragioni teologiche sia perché esse non riconoscono l'autorità del papa. Alcune chiese (in particolare quelle evangeliche) reputano anzi che lo stesso istituto papale non sia in accordo con le Sacre Scritture.

La proclamazione del dogma costituì il fondamento teologico della scomunica già impartita a Vittorio Emanuele II e ai liberali italiani nel 1855, che si trasformò in attiva opposizione politica dei cattolici al Regno d'Italia con il Non expedit del 1874, attraverso la scomunica comminata per la partecipazione al voto e all'attività politica.

La maggior parte dei governi europei respinse la definizione dell'infallibilità pontificia: l'Austria denunciò il Concordato firmato pochi anni prima, sottolineando le differenze tra la Chiesa post-conciliare e quella precedente; la maggior parte dei Länder tedeschi proibì la pubblicazione dei decreti; lo stesso fece il Portogallo guidato da Fontes Pereira de Melo. Molti cantoni svizzeri adottarono posizioni contrarie al cattolicesimo: il Consiglio federale compilò un nuovo regolamento dei rapporti fra Chiesa e Stato, e i vescovi favorevoli al dogma furono espulsi dal paese. William Ewart Gladstone, già capo del governo inglese, intese dimostrare in un documento che il dogma dell'infallibilità pontificia non minacciava soltanto la coscienza degli individui ma lo Stato stesso, «perché può mettere in qualsiasi momento il cittadino di una nazione nella condizione di dover sacrificare la propria lealtà nazionale al capriccio del Papa»[8].

[modifica] Critica teologica

Tra i teologi critici dell'infallibilità papale troviamo Hans Küng, Brian Tierney e August Bernhard Hasler, un discepolo di Küng.

Nel commentare la formula dell'infallibilità questi parlò di "vaghezza" e "indeterminatezza" della formula ex cathedra in modo che "quasi mai si può dire quali decisioni debbano essere ritenute infallibili":

« La vaghezza dei concetti consente sia un'applicazione estensiva del dogma in modo da aumentare il potere del papa, sia un'interpretazione più ristretta che, di fronte a errati insegnamenti del passato, possa sempre permettere di sostenere che essi non rientrano nel cosiddetto "magistero infallibile". »
(Come il papa divenne infallibile. Pio IX e la Politica della Persuasione, Claudiana, 1982, pp. 241-242)


Le argomentazioni di Hasler sono basate essenzialmente sul fatto che, durante i cinque anni in cui ha lavorato nel Segretariato per l'Unità dei Cristiani della Curia romana, egli aveva accesso agli archivi segreti della Biblioteca Apostolica Vaticana. Di fatto i documenti su cui si sarebbe basato Hasler non sono stati ancora pubblicati, per cui nessun teologo è stato in grado di stabilire la veridicità delle sue tesi.

[modifica] Applicazioni dell'infallibilità

La questione dell'applicabilità del dogma dell'infallibilità nei confronti dei pronunciamenti papali, è dibattuta. Secondo alcuni, finora, una sola volta il pontefice avrebbe fatto uso dell'infallibilità ex cathedra per definire un dogma. Nel 1950 papa Pio XII ha definito il dogma dell'Assunzione della Vergine Maria, usando delle parole "tecniche", cioè solenni ed esplicite, che non lasciano spazio a dubbi o discussioni dottrinali[9]:

« Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. »
(Munificentissimus Deus)

Il 22 maggio 1994 nella lettera Ordinatio sacerdotalis papa Giovanni Paolo II stabilì:

« [il papa] in virtù del [suo] ministero di confermare i fratelli [dichiara che] la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale, e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli »
(Ordinatio Sacerdotalis, 3[10])

In seguito ad obiezioni e controversie, intervenne la Congregazione per la Dottrina della Fede, con il suo Responsum in data 28 ottobre 1995, a firma dell'allora prefetto, cardinale Joseph Ratzinger. In questo documento si afferma che la suddetta dottrina «proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale», è proposta dalla Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis con una dichiarazione formale e deve essere considerata come appartenente al deposito della fede. Dunque la dottrina del sacerdozio escluso alle donne è da ritenere valida «per sempre» ed anzi una dottrina «infallibile»[11].

Secondo la maggior parte dei teologi, anche tre insegnamenti dell'enciclica Evangelium Vitae devono essere considerati dogmi non modificabili; ma la mancanza di un testo così esplicito e diretto spinge alcuni altri a negare il loro carattere dogmatico. La questione è tuttora aperta.

Secondo altre autorevoli opinioni l'applicabilità dell'infallibilità pontificia dovrebbe possedere una maggiore estensione: già nel 1865 l'arcivescovo di Westminster Henry Edward Manning aveva proposto una formula che estendeva ad ogni enunciazione papale, in materia di fede e di morale, l'infallibilità: «Un pubblico verdetto (oraculum) del supremo pontefice concernente la fede, la morale o i cosiddetti fatti dogmatici, cioè quelle verità che ruotano intorno alla sfera della fede e della morale, è infallibile». Dopo la definizione del dogma, il cattolico William George Ward, responsabile della pubblicazione “Dublin Review” e propugnatore dell'infallibilità papale in Inghilterra, scrisse che «Tutte le istituzioni direttamente dottrinali di tutte le encicliche, di tutte le lettere a singoli vescovi e di tutte le allocuzioni che provengano dal papa, sono pronunciamenti ex cathedra, quindi ipso facto infallibili»[12]; Louis Veuillot, direttore dell'“Univers”, pubblicista dell'infallibilità in Francia, affermò: «Noi tutti sappiamo con certezza una sola cosa: che nessun uomo conosce qualcosa, tranne colui col quale Dio è per sempre, colui che dà voce ai pensieri di Dio. Noi dobbiamo seguire senza tentennamenti le sue ispirate direttive», ma anche la Civiltà Cattolica pubblicò affermazioni come: «L'infallibilità del papa è l'infallibilità di Gesù Cristo stesso», e: «Quando il papa pensa, è Dio che pensa in lui»[12].

L'infallibilità ha attribuito ai pontefici un'enorme autorità morale e spirituale sulla Chiesa cattolica universale, creando di conseguenza la premessa perché diventassero sempre più frequenti e abituali gli interventi dei pontefici riguardo un'ampia gamma di argomenti, ritenuti fondamentali per il clero e per i laici[13]. Lo storico John Pollard pone in correlazione il dogma dell'infallibilità con l'aumento del numero delle encicliche, e finanche di testi normativi meno formali come i motu proprio: se Gregorio XVI aveva pubblicato nove encicliche in quindici anni di pontificato, Pio IX ne scrisse quarantuno in 32 anni di regno e Leone XIII produsse ben ottantasei encicliche in meno di 25 anni[13].

[modifica] Note

  1. ^ a b c David Kertzer, Prigioniero del Vaticano, Rizzoli, Milano, 2005
  2. ^ Roger Aubert, Il pontificato di Pio IX, Ed. Paoline, Milano, 1990
  3. ^ Ignaz Döllinger, Der Papst und das Konzil, Steinacker, Leipzig, 1869; Traduzione italiana: Il papa e il Concilio, Loescher, Torino-Firenze, 1869
  4. ^ Peter de Rosa, Vicari di Cristo, Armenia, Milano, 1989
  5. ^ Ferdinand Gregorovius, Diari romani, 1852-1874, Spinosi, Roma, 1969
  6. ^ a b Giacomo Martina, Pio IX (1867-1878), Pontificia Università Gregoriana, Roma, 1990
  7. ^ Renato Marangoni, La Chiesa mistero di comunione, Pontificia Università Gregoriana, Roma, 2001
  8. ^ Juan Marìa Laboa, Momenti cruciali nella storia della Chiesa, Jaca Book, Milano, 1996
  9. ^ Costituzione apostolica Munificentissimus Deus. La definizione del dogma nell'originale latino è: «Quapropter, postquam supplices etiam atque etiam ad Deum admovimus preces, ac Veritatis Spiritus lumen invocavimus, ad Omnipotentis Dei gloriam, qui peculiarem benevolentiam suam Mariae Virgini dilargitus est, ad sui Filii honorem, immortalis saeculorum Regis ac peccati mortisque victoris, ad eiusdem augustae Matris augendam gloriam et ad totius Ecclesiae gaudium exsultationemque, auctoritate Domini Nostri Iesu Christi, Beatorum Apostolorum Petri et Pauli ac Nostra pronuntiamus, declaramus et definimus divinitus revelatum dogma esse : Immaculatam Deiparam semper Virginem Mariam, expleto terrestris vitae cursu, fuisse corpore et anima ad caelestem gloriam assumptam».
  10. ^ Lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis del papa Giovanni Paolo II ai vescovi della chiesa cattolica sull'ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini. Santa Sede. URL consultato il 23-1-2007.
  11. ^ Giancarlo Zizola, L'altro Wojtyla, Sperling & Kupfer, Milano, 2005
  12. ^ a b Hans Küng, L'infallibilità, Mondadori, Milano, 1977
  13. ^ a b John Pollard, L'obolo di pietro, Corbaccio, Milano, 2006

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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