Impero Ottomano

modify Updated 19-05-2012, 15:24
Original document

from Wikipedia

To modify this page click on modify button.

Se hai problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Impero ottomano
Impero ottomano – Bandiera Impero ottomano - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: "Devlet-i Ebed müddet"

(Lo Stato Eterno)

Impero ottomano - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Sublime Stato ottomano
Nome ufficiale Osmanlı İmparatorluğu
دولت عالیه عثمانیه
Devlet-i Aliye-i Osmaniye
Lingue ufficiali turco-ottomano (scritto in alfabeto arabo modificato)
Lingue parlate arabo, albanese, greco, armeno, ebraico
Capitale Istanbul (dopo il 1453)
Altre capitali Söğüt (1299–1326)
Bursa (1326–1365)
Edirne (1365–1453)
Politica
Forma di governo Monarchia assoluta di carattere islamico; senza Costituzione (fino al 1909, con la deposizione del sovrano Abdul-Hamid II), con Costituzione (fino al 1923, anno dell'abolizione della monarchia).
Sultano Dinastia ottomana
Nascita 1299 con Osman I
Causa evoluzione del Sultanato selgiuchide di Rūm
Fine 29 ottobre 1923 con Mehmet VI
Causa Caduta dell'Impero Ottomano
Territorio e popolazione
Bacino geografico Vicino Oriente, Medio Oriente, Balcani, Egitto
Territorio originale Anatolia
Massima estensione 5.000.000 km² ca. nel 1590 ca.
Popolazione 35.350.000 nel 1856;
20.884.000 nel 1906;
18.520.000 nel 1914;
14.629.000 nel 1919
Economia
Valuta Akçe
Religione e società
Religione di Stato Islam
Religioni minoritarie Chiesa ortodossa
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino
Sultanato di Rum
Sultanato danishmendide
Beilikato di Karaman
Succeduto da bandiera Turchia
bandiera Grecia
e altri

L'Impero turco-ottomano o Sublime stato ottomano o semplicemente Sublime Porta, era costituito dai territori balcanici, vicino-orientali e nordafricani occupati dai turchi ottomani. Probabilmente esistente già nel 1299, nacque in continuità del Sultanato selgiuchide di Rum. Il nome deriva da quello del fondatore di fatto della dinastia regnante, Osman I. L'Impero Ottomano durò sino al 1923, quando fu istituita l'odierna Repubblica di Turchia. Fu uno dei più grandi e più duraturi imperi della storia.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] L'espansione

L'avanzata dei turchi ottomani fu rapida e inarrestabile: partendo dall'Asia minore, nel 1354 essi superarono lo stretto dei Dardanelli, nel 1361 conquistarono Adrianopoli; nel 1389, a seguito della battaglia detta Kosovo Polje, abbatterono il regno di Serbia e nel 1393 conquistarono il regno di Bulgaria, arrivando a minacciare l'Ungheria. Il re d'Ungheria Sigismondo tentò di fermarli ma fu sconfitto nella battaglia di Nicopoli nel 1396.

L'avanzata degli Ottomani fu bloccata dall'emergere del grande impero di Tamerlano, che nel 1402 li sconfisse pesantemente nella battaglia di Ankara, prendendo prigioniero lo stesso sultano Bayezid I Yildirim (la Folgore). Alla morte del sovrano turco-mongolo tuttavia il suo impero si disgregò e gli Ottomani poterono risorgere dopo un lungo periodo di interregno e riprendere la loro avanzata sotto la guida del sultano Murad II che, nel 1444, a Varna sconfisse un'armata composta da Serbi, Polacchi e Ungheresi.

Armatura ottomana (Chiesa di San Pietro - Bodrum).

Nel 1453 sotto il sultano Mehmet II (Maometto II), detto poi Fātiḥ (Conquistatore), l'Impero Ottomano conquistò Costantinopoli, facendo cadere definitivamente l'Impero Romano d'Oriente. Soltanto la resistenza degli Ungheresi nell'assedio di Belgrado del 1456 e quindi la prigionia in Francia e in Italia dello sfortunato principe Cem, fratello di Bayezid II, permise una pausa di circa 70 anni nell'espansione verso i regni cristiani d'Europa.

L'ampliamento del Sultanato ottomano in direzione dell'Europa conseguì un nuovo risultato con l'assedio dell'isola di Rodi e la sanguinosa conquista di Otranto nel 1480. Soltanto la morte di Maometto II - seguita da un conflitto dinastico fra i due figli - permise di scacciare i turchi dalla città pugliese e di sottrarre Rodi all'accerchiamento.

In seguito gli Ottomani spostarono la loro attenzione a oriente, espandendo i loro domini in diverse regioni dell'Asia e del Nordafrica, guidati da grandi sultani, come Selim I – che abbatté il Sultanato mamelucco di Siria ed Egitto e conquistò tutti i paesi arabi del Vicino Oriente.

Con Solimano il Magnifico i turchi ritentarono la strada di un'espansione nei Balcani, gli Ottomani entrarono così nuovamente in contrasto con i regni europei per il predominio sul Mar Mediterraneo. Nel 1521 conquistarono Belgrado, nel 1522 Rodi, nel 1526 nella battaglia di Mohács sconfissero il re d'Ungheria e Boemia Luigi II, che morì in combattimento. Nel 1529 assediarono anche Vienna, che però resistette. Cadde invece in mano turca la capitale ungherese di Buda (1541), dopo lungo e sanguinoso assedio. Dopo la caduta delle maggiori città ungheresi e slave in mano turca (tra cui Belgrado, Pécs, Buda), molti Stati danubiani patteggiarono la sottomissione formale alla Porta (impegnandosi al pagamento di una tassa), in cambio di una pressoché completa libertà di azione. Così fecero, tra gli altri, la Repubblica di Ragusa, il Montenegro, il Principato di Transilvania (indipendente dopo la caduta del regno d'Ungheria), la Moldavia e la Valacchia.

[modifica] La battaglia di Lepanto

La battaglia di Lepanto
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Battaglia di Lepanto (1571).

Nel 1570, sotto il sultano Selim II, i turchi conquistarono Cipro, possesso veneziano, provocando la reazione del mondo cristiano.

Nel 1571 le flotte dei paesi europei – il cui nerbo era costituito dalla flotta di Venezia al comando del suo futuro doge Sebastiano Venier, da quella imperiale spagnola di don Juan d'Austria (comandante supremo delle flotte partecipanti), dalle navi di Genova, guidate da Gianandrea Doria, da quelle dei Cavalieri di Rodi, con il loro Gran Maestro, da quelle del Ducato di Savoia, condotte da Andrea Provana di Leinì e dalla flotta pontificia, affidata a Marcantonio Colonna- inflissero una pesante sconfitta agli Ottomani a Lepanto.

[modifica] Il declino

L'espansione ed il declino dell'Impero Ottomano

Nei secoli XVI e XVII l'influenza degli Ottomani sui Balcani raggiunse l'apogeo. Nel 1683 i turchi tentarono nuovamente l'impresa di assediare Vienna e di abbattere l'Impero asburgico. Essi furono però sconfitti nella battaglia di Vienna da una coalizione multinazionale guidata da Giovanni III Sobieski re di Polonia-Germania. Fu l'inizio del periodo di decadenza del Sultanato.

In seguito, nel 1699, i Turchi abbandonarono l'Ungheria e la Transilvania, e cedettero di nuovo davanti alla pressione austriaca (pace di Passarowitz del 1718); nel 1739, gli ottomani ripresero Belgrado e tutti i territori perduti in precedenza (trattato di Belgrado), ma questo fu il loro ultimo successo. La potenza emergente della Russia divenne un problema, non solo per l'Impero ottomano, ma per tutta l'Europa: la sua ascesa pose fine all'egemonia turca nei Balcani. Nel XVIII secolo, i Russi avevano già conquistato la Caucasia, la Bessarabia, la Moldavia, la Valacchia, e con il Trattato di Iaşi, in seguito alla guerra russo-turca (1787-1792), anche la Crimea divenne definitivamente territorio russo. Ormai, nel Mar nero le flotte dello zar navigavano indisturbate.

Nel 1821 l'impero dovette affrontare la volontà d'indipendenza della Grecia. Arrivarono aiuti da quasi tutte le nazioni europee e, alla fine, con la pace di Adrianopoli del 1829, i turchi dovettero capitolare e riconoscere l'indipendenza della Grecia. Nel 1830 il grande impero islamico subì un altro colpo con l'occupazione di Algeri da parte della Francia.

Nel 1839 il sultano promosse le Tanzimat, "riforme" atte a riorganizzare e a rendere più efficiente il vasto impero.

Nel corso del XIX secolo l'Impero vide poi ridursi progressivamente i propri domini europei con l'indipendenza della Serbia, della Romania con l'unificazione di Moldavia e Valacchia, del Montenegro e della Bulgaria e l'espandersi di questi Stati e della Grecia ai danni degli Ottomani. I continui ingrandimenti territoriali dei nuovi Stati balcanici furono sanzionati, in particolare, dalla Pace di Santo Stefano e dal Congresso di Berlino del 1878.

Nel 1908 l'impero, oramai in crisi, subì la cosiddetta rivoluzione dei "Giovani Turchi". Il movimento era composto da intellettuali e ufficiali che volevano trasformare l'impero, molto arretrato dal punto di vista economico, in una moderna monarchia costituzionale. Nell'estate di quell'anno alcuni ufficiali marciarono col loro esercito contro Istanbul, costringendo il sultano a concedere una costituzione.

Il nuovo regime tentò di modernizzare il paese, ma non riuscì a risolvere il problema dei rapporti con i popoli europei che erano ancora sottomessi agli Ottomani e che si coalizzarono rapidamente contro di loro. Nel 1911 l'Impero dovette combattere contro l'Italia una guerra per il possesso della Tripolitania e della Cirenaica. L'Italia, governata all'epoca da Giovanni Giolitti, inviò un contingente di 100.000 uomini e nel 1912 i turchi furono costretti a firmare la pace di Losanna con la quale cedevano il territorio libico all'Italia, mantenendo però una sovranità religiosa sulle popolazioni musulmane del luogo.[1]

Nello stesso 1912, gli Ottomani dovettero affrontare una coalizione formata da Serbia, Montenegro, Grecia e Bulgaria,in quella che fu definita la Prima guerra balcanica. L'Impero fu sconfitto in pochi mesi, e perse tutti i territori che conservava in Europa, ad eccezione di una piccola striscia della Tracia orientale. L'anno dopo però, con la Seconda guerra balcanica, i turchi entrarono in guerra insieme a Grecia, Serbia e Romania contro la Bulgaria, e dopo la vittoria riottennero un'altra parte della Tracia, con la quale potevano controllare gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli.

[modifica] La Grande Guerra e il genocidio armeno

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Teatro del Medio Oriente della prima guerra mondiale.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Genocidio armeno.

Nella prima guerra mondiale l'Impero si alleò con gli Imperi Centrali e con essi fu pesantemente sconfitto. Durante la guerra - in cui esplose la Rivolta Araba - il governo dei "Giovani turchi", timorosi che gli Armeni che vivevano nell'impero potessero allearsi coi russi, procedettero ad una serie di massacri e deportazioni, ricordata oggi col nome di "genocidio armeno", e che ancora oggi le autorità turche non riconoscono appieno, nei termini proposti dagli storici.

Nel 1923 l'ultimo sultano Mehmed VI fu deposto, a seguito dei disastri che la guerra aveva causato e l'impero divenne l'attuale Repubblica turca.

[modifica] La Guerra Greco-Turca e il "genocidio greco"

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerra greco-turca (1919-1922).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Genocidio greco.

La guerra tra Grecia e Turchia combattuta tra il maggio 1919 e l'ottobre 1922 per il controllo della regione di Smirne, assegnata alla Grecia con il Trattato di Sèvres (10 agosto 1920), ha visto le due nazioni, per un'altra volta, in conflitto. La Grecia in nome della "liberazione" delle popolazioni elleniche della zona, e appoggiata inizialmente dalle potenze europee, si inoltrò nell'Anatolia. La controffensiva turca schiacciò l'esercito greco che, nella fase finale del conflitto, si ritirò a Smirne insieme alle popolazioni cristiane (principalmente Greci e Armeni) che fuggivano dalle violenze delle milizie turche. L’incendio di Smirne, tragico epilogo della guerra, chiamato anche catastrofe dell'Asia Minore, pose fine alla millenaria presenza ellenica e armena nella città e nella regione, ma occorre anche ricordare che non mancarono accuse di stragi perpetrate dall'esercito greco (certificate ad esempio da una commissione inter-alleata a Yalova, Gemlik e Ismid), giudicato né più né meno come invasore dalle popolazioni anatoliche, ormai ampiamente turchizzate dopo secoli di presenza ottomana.

[modifica] Dall'Impero ottomano alla Turchia moderna

La Turchia secondo il Trattato di Sèvres del 1922.

Dopo la sconfitta l'Impero, già notevolmente ridotto territorialmente dal Trattato di Sèvres, dovette subire anche l'occupazione straniera, con la Grecia che prese la zona di Smirne e gli eserciti anglo-italo-francesi che presidiavano le regioni costiere. A guidare il movimento di indipendenza nazionale fu un generale dell'esercito ottomano, Mustafà Kemal Pascià, detto in seguito Atatürk (padre dei turchi), che si era messo in mostra nella vittoriosa battaglia di Gallipoli e che aveva anche partecipato alla rivoluzione dei "Giovani turchi". Nella guerra greco-turca del 1919-1922, britannici, Italiani e francesi preferirono andarsene, e i Greci dovettero vedersela da soli contro la riscossa turca. In poco più di due anni i Greci furono ripetutamente sconfitti e costretti a lasciare Smirne. Nel novembre del 1922 fu abolito il Sultanato e nel 1923 fu proclamata la Repubblica Turca, di cui Atatürk fu il primo Presidente. Sopravvisse per poco la dignità califfale nella persona di Abdul Mejid II ma nel 1924 un'Assemblea Nazionale convocata da Atatürk dichiarò conclusa tale esperienza califfale, almeno nella linea dinastica del casato ottomano.

[modifica] Struttura e organizzazione amministrativa

La struttura amministrativa all'interno del grande impero era dominata dal sultano, che aveva come primo ministro un gran visir. Il sultano era coadiuvato nelle funzioni di governo da un personale amministrativo e militare ben addestrato e, soprattutto, da lui direttamente dipendente. Spesso, infatti, i funzionari venivano reclutati tra gli schiavi del sultano: si trattava di giovani cristiani catturati nel corso delle conquiste o delle razzie, convertiti alla fede islamica e poi arruolati nell'esercito o inseriti nei quadri amministrativi. Dopo la conquista di Costantinopoli, la residenza ufficiale dei sultani turchi fu il grandioso palazzo del Topkapi ad Istanbul. Alla sfarzosa corte ottomana erano presenti molti eunuchi, che erano per lo più nordafricani. L'impero ottomano era frazionato in 21 regioni, governate da 21 Pascià, che avevano a disposizione 250 Bey. Importanti funzionari dell'impero erano i Giannizzeri, una fanteria d'élite che ebbe come suo punto di forza il precoce uso dell'artiglieria e che sindacò talora pesantemente la vita politica dell'impero.

L'impero fino al XX secolo era suddiviso nei tre grandi territori di Europa, Asia e Africa, governati da un 'Beylerbeyg' d'Europa e uno d'Asia; questi erano suddivisi in Province (Eyalet) a sua volta distinte in governi dei Pascià (Pascialati, in turco Pashalik) e dei Sangiaccati (Sangiak in Europa e Liwa in Asia). I sangiacchi erano governatori militari con diritto di bandiera (sanjak) che ricevevano dal sultano. La capitale Istanbul era un distretto separato.

[modifica] Suddivisione in province

[modifica] Stati vassalli

Vi erano inoltre una serie di stati semi-indipendenti e vassalli:

[modifica] Province ecclesiastiche cattoliche

Nonostante il secolare stato di guerra verso la Cristianità i sultani tolleravano la presenza di alcuni patriarchi e vescovi della chiesa cattolica, per i quali la Chiesa di Roma istituiva sedi arcivescovili e diocesi. Molte di queste erano solo titolari, cioè i prelati a cui erano attribuite ne assumevano solamente il titolo senza averne un'effettiva amministrazione o presenza nel luogo.

[modifica] Note

  1. ^ C. A. Nallino, "Appunti sulla natura del «Califfato» in genere e sul presunto «Califfato ottomano»", in: (a cura di M. Nallino), Scritti editi e inediti, 6 voll., Roma, Istituto per l'Oriente, III, pp. 234-569.

[modifica] Bibliografia

  • C. Imber, The Ottoman Empire. The Structure of Power, Palgrave MacMillan, Basingstoke-New York 2002.
  • R. Mantran (a cura di), Storia dell'Impero ottomano, Argo, Lecce 20113 (I edizione 2009)
  • J. McCharty, I turchi ottomani. Dalle origini al 1923, Ecig, Genova 2005
  • Donald Quataert, L'Impero Ottomano, Salerno, Roma 2008
  • S. Faroqhi, L'impero ottomano, "Universale Paperbacks", Il Mulino, Bologna 2008
  • H. İnalcık, The Ottoman Empire. The Classical Age. 1300-1600, 2nd ed., Phoenix, London 1995
  • S. J. Shaw, History of the Ottoman Empire and Modern Turkey, 2 voll., C.U.P., Cambridge 1976 (traduz. italiana parziale in A. Bombaci- S. J. Shaw, L'Impero ottomano, Utet, Torino 1980)
  • N. Itzkowitz, Ottoman Empire and Islamic Tradition, The University of Chicago Press, London-Chocago 1972

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni