Futurismo

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Categoria:Storia dell'arte
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« Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. »
(dal Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti)

Il Futurismo è stato un movimento artistico e culturale italiano del XX secolo. Questo movimento artistico ebbe influenza su movimenti artistici che si svilupparono in altri Paesi, in particolare in Russia e Francia. I futuristi esplorarono ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, alla letteratura (poesia e teatro), la musica, l'architettura, la danza, la fotografia, il cinema e persino la gastronomia. La denominazione ufficiale del movimento si deve al poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] La nascita

Direzione movimento futurista, tratto da ed.Futuriste di poesia. Milano 1912

Il Futurismo nasce in un periodo (inizio Novecento) di grande fase evolutiva dove tutto il mondo dell'arte e della cultura era stimolato da moltissimi fattori determinanti: le guerre, la trasformazione sociale dei popoli, i grandi cambiamenti politici, e le nuove scoperte tecnologiche e di comunicazione come il telegrafo senza fili, la radio, aeroplani e le prime cineprese; tutti fattori che arrivarono a cambiare completamente la percezione delle distanze e del tempo, "avvicinando" fra loro i continenti. Il XX secolo era quindi invaso da un nuovo vento, che portava all'interno dell'essere umano una nuova realtà: la velocità. I futuristi intendevano idealmente bruciare i musei e le biblioteche in modo da non avere più rapporti con il passato e concentrarsi così sul dinamico presente; tutto questo, come è ovvio, in un senso del tutto astratto ed assurdo. Le catene di montaggio abbattevano i tempi di produzione, le automobili aumentavano ogni giorno, le strade iniziarono a riempirsi di luce artificiale, si avvertiva questa nuova sensazione di futuro e velocità sia nel tempo impiegato per produrre o arrivare ad una destinazione, sia nei nuovi spazi che potevano essere percorsi, sia nelle nuove possibilità di comunicazione. Questo movimento nacque inizialmente in Italia, successivamente si diffuse in tutta Europa.

Bozzetto de La città che sale, del pittore Umberto Boccioni (1910)

[modifica] Il Primo Futurismo

« Compagni! Noi vi dichiariamo che il trionfante progresso delle scienze ha determinato nell'umanità mutamenti tanto profondi, da scavare un abisso fra i docili schiavi del passato e noi liberi, noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro. »
(dal Manifesto dei pittori futuristi, febbraio 1910)

Nel Manifesto del Futurismo (1909), pubblicato inizialmente in vari giornali italiani, la Gazzetta dell'Emilia di Bologna, la Gazzetta di Mantova, L'Arena di Verona e poi sul quotidiano francese Le Figaro il 20 febbraio 1909, Marinetti espone i principi-base del movimento. Poco tempo dopo a Milano nel febbraio 1910 i pittori Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Gino Severini e Luigi Russolo, firmano il Manifesto dei pittori futuristi e nell'aprile dello stesso anno il Manifesto tecnico della pittura futurista[1]. Nei manifesti si esalta la tecnica e si dichiara una fiducia illimitata nel progresso, si decreta la fine delle vecchie ideologie (bollate con l'etichetta di "passatismo", tra cui figura anche il Parsifal di Wagner, che a partire dal 1914 comincia ed essere rappresentato nei teatri d'Europa). Si esaltano inoltre il dinamismo, la velocità, l'industria e la guerra che viene intesa come "igiene dei popoli".

A seguito di una serie di articoli critici di Ardengo Soffici su La Voce, avviene una reazione violenta dei futuristi. Marinetti, Boccioni e Carrà raggiungono Soffici a Firenze e lo aggrediscono mentre siede al caffè delle "Giubbe Rosse" in compagnia dell'amico Medardo Rosso. Ne nasce una grande pubblicità e un grande tumulto rinnovatosi alla sera, alla stazione di Santa Maria Novella, quando Soffici, accompagnato dagli amici Prezzolini, Slataper e Spaini, vuole rendere la contropartita.
La riconciliazione con i futuristi avverrà più tardi, grazie alla mediazione dell'amico Aldo Palazzeschi. Nel 1913 infatti, Soffici e Papini uscendo da La voce decidono di fondare Lacerba e di appoggiare così il movimento futurista[2]. Alla morte di Umberto Boccioni nel 1916, Carrà e Severini si ritrovano in una fase di evoluzione verso la Pittura Cubista, di conseguenza il gruppo milanese si scioglie spostando la città del movimento da Milano a Roma con la conseguente nascita del Secondo Futurismo.

Russolo Carrà Marinetti Boccioni Severini

[modifica] Il Secondo Futurismo

Il secondo Futurismo è sostanzialmente diviso in due fasi, la prima va dal 1918, due anni dopo la morte di Umberto Boccioni, al 1928 ed è caratterizzata da un forte legame con la cultura postcubista e costruttivista, la seconda invece va dal 1929 al 1938 ed è molto più legata alle idee del surrealismo. Di questa corrente, che si conclude attraverso il cosiddetto Terzo Futurismo, portando anche all'epilogo del Futurismo stesso, fanno parte molti pittori fra cui Fillia (Luigi Colombo), Enrico Prampolini, Nicolay Diulgheroff, ma anche Mario Sironi, Ardengo Soffici, Ottone Rosai, Carlo Vittorio Testi e la moglie Fides Stagni.[3]

Se la prima fase del Futurismo fu caratterizzata da una ideologia guerrafondaia e fanatica (in pieno contrasto con altre Avanguardie) ma spesso anche anarchica, la seconda stagione ebbe un effettivo legame con il regime fascista, nel senso che abbracciò gli stilemi della comunicazione governativa dell'epoca e si valse di speciali favori.

I futuristi di sinistra, generalmente meno noti nel panorama culturale italiano dell'epoca, comunque, costituirono quella parte del futurismo collocata politicamente su posizioni vicine all'anarchismo e al bolscevismo anche quando il movimento con i suoi fondatori e personaggi ritenuti principali fu fagocitato dal fascismo.

Anche se la gerarchia fascista riservò ai futuristi coevi una sottovalutazione talvolta sprezzante, l'osservazione dei principi autoritaristici e la poetica interventista del Futurismo furono quasi sempre presenti negli artisti del gruppo, fino a che alcuni di questi non abbracciarono altri movimenti e presero le distanze dall'ideologia fascista (Carlo Carrà, ad esempio, abbracciò la metafisica).

In prima fila Depero, Marinetti e Cangiullo nel 1924 con panciotti "futuristi"

[modifica] Il futurismo russo

Il Manifesto futurista di Marinetti era stato pubblicato a San Pietroburgo appena un mese dopo l'uscita su Le Figaro, e già negli anni 1911 e 1912 Natal'ja Sergeevna Gončarova e Michail Fedorovič Larionov, che in patria verrà definito il "padre del futurismo russo", furono i concreti iniziatori del movimento in Russia.

Nel 1913 il pittore Kasimir Malevic, il compositore Mikhail Matiushin e lo scrittore Aleksej Eliseevič Kručënych, redassero il manifesto del Primo congresso Futurista russo. Al movimento, conosciuto anche come Cubofuturismo o Rayonism, aderirono personalità come il poeta e drammaturgo Vladimir Mayakovsky. Nel gennaio 1914 Marinetti stesso si recò a Mosca. Dal movimento d'avanguardia futurista nacquero negli anni immediatamente precedenti la rivoluzione del 1917 due importanti avanguardie artistiche, il Costruttivismo e il Suprematismo. L'attenzione che i giornali e il pubblico dedicarono a Marinetti fu enorme, ma non ci fu la stessa attenzione da parte dei futuristi russi, alcuni dei quali tentarono anche di ostacolare la visita di Marinetti. Altri, come Sersenevic, furono più ospitali e cordiali. Il temperamento e le declamazioni di Marinetti riscossero successo ovunque. Ma Marinetti tentò invano di chiamare i futuristi russi ad unire le forze con i futuristi italiani, perché i maggiori poeti russi, Chlebnikov, Livsic, Majakovskij e anche il regista Larionov, criticarono Marinetti. L'ultima Mostra Futurista si tenne nel 1915 a Pietrogrado.

In Russia da parte del movimento non vi fu un concetto bellicoso come quello dei futuristi italiani, criticato da Majakovski, ma accompagnato da un'utopica idea di pace e libertà, sia individuale (dell'artista), sia collettiva (del mondo), che poi verrà rinnegato con l'adesione di una parte di loro al bolscevismo. Dopo la rivoluzione d'ottobre molti futuristi confluirono nel cubismo e nell'astrattismo.

[modifica] Il futurismo in Francia

Il Futurismo in Francia non si organizzerà mai come movimento, ma avrà almeno due nomi degni di nota: Guillaume Apollinaire e Valentine de Saint Point. Guillaume Apollinaire scrisse il manifesto L’antitradition futuriste (29 giugno 1913), pubblicato su Lacerba solo il 25 settembre, dopo le aggiunte e le correzioni di Marinetti. I successivi Calligrammes (1918) rivelano la chiara influenza del paroliberismo futurista sul poeta francese. Valentine de Saint Point, nipote di Lamartine, scrisse il Manifesto della donna futurista (1912) con il sottotitolo “Risposta a F. T. Marinetti” in un volantino pubblicato simultaneamente a Parigi e a Milano. Del 1913 è il Manifesto futurista della lussuria.

[modifica] Il campo artistico

Nelle opere futuriste è quasi sempre costante la ricerca del dinamismo; cioè il soggetto non appare mai fermo, ma in movimento: ad esempio, per loro un cavallo in movimento non ha quattro gambe, ne ha venti. Così la simultaneità della visione diventa il tratto principale dei quadri futuristi; lo spettatore non guarda passivamente l'oggetto statico, ma ne è come avvolto, testimone di un'azione rappresentata durante il suo svolgimento. Per rendere l'idea del moto nelle arti visive, immobili per costituzione, il futurismo si serve, in pittura e in scultura, principalmente delle “linee-forza”; poiché la linea agisce psicologicamente su di noi con significato direzionale, essa, collocandosi in varie posizioni, supera la sua essenza di semplice segmento e diventa “forza” centrifuga e centripeta, mentre oggetti, colori e piani si sospingono in una catena di “contrasti simultanei”, determinando la resa del “dinamismo universale”.

[modifica] Pittura

Nel 1910 a Milano i giovani artisti d'Italia avevano pubblicato i manifesti sulla pittura futurista. Boccioni si occupò principalmente del dinamismo plastico e sintetico e del superamento del cubismo, mentre Balla passò dallo studio delle vibrazioni luminose (divisionismo) alla rappresentazione sintetica del moto[4]. Nel 1912 Boccioni, Carrà e Russolo, espongono a Milano le prime opere futuriste alla "Mostra d'arte libera" nella fabbrica Ricordi. Il Futurismo diede il meglio di sé nelle espressioni artistiche legate alla pittura, al mosaico e alla scultura, mentre le opere letterarie e teatrali, ma anche architettoniche non ebbero la stessa immediata capacità espressiva. Le radici del fermento che porterà alla declinazione del Futurismo nell'arte si possono riconoscere, artisticamente parlando, già nella Scapigliatura (corrente tipicamente milanese e borghese della seconda metà dell'Ottocento) laddove il Futurismo, distoglie con disprezzo l'attenzione dalla raffinata borghesia per concentrarsi sulla rivoluzione industriale, sulle fabbriche. Dal punto di vista stilistico il Futurismo (in particolare quello boccioniano) si basa sui concetti del divisionismo che però riesce ad adattarlo per esprimere al meglio gli amati concetti di velocità e di simultaneità: è grazie ad artisti come Giovanni Segantini e Pellizza da Volpedo che, pochi anni dopo, il futurista Umberto Boccioni potrà realizzare dipinti come La città che sale.

opera futurista di Emma Marpillero Corradi

Naturalmente dal punto di vista concettuale il Futurismo non ignora i principi cubisti di scomposizione della forma secondo piani visivi e rappresentazione di essi sulla tela. Cubista è senz'altro la tecnica che prevede di suddividere la superficie pittorica in tanti piani che registrino ognuno una diversa prospettiva spaziale. Tuttavia, mentre per il cubismo la scomposizione rende possibile una visione del soggetto fermo lungo una quarta dimensione esclusivamente spaziale (il pittore ruota intorno al soggetto fermo cogliendone ogni aspetto), il Futurismo utilizza la scomposizione per rendere la dimensione temporale, il movimento.

Altrettanto interessanti sono i rapporti stilistici tra il Futurismo boccioniano e il Cubismo orfico di Delaunay.

Non mancarono relazioni complesse tra i futuristi italiani e i più importanti esponenti delle avanguardie russe e tedesche.[5]

Infine, equiparare la ricerca futurista dell'attimo con quella impressionista, come è stato fatto in passato, è ormai considerato profondamente errato. Se è vero infatti che gli impressionisti fecero dell'"attimalità" il nucleo della loro ricerca (loro scopo era fermare sulla tela un istante luminoso, unico e irripetibile) la ricerca futurista si muove in senso quasi opposto: suo scopo è rappresentare sulla tela non un istante di movimento ma il movimento stesso, nel suo svolgersi nello spazio e nel suo impatto emozionale.

Come conseguenza dell'estetica della velocità, nelle opere futuriste a prevalere è l'elemento dinamico, il movimento coinvolge infatti l'oggetto e lo spazio in cui esso si muove. Il dinamismo dei treni, degli aeroplani (Aeropittura), delle masse multicolori e polifoniche e delle azioni quotidiane (del cane che scodinzola andando a spasso con la padrona, della bimba che corre sul terrazzo, delle ballerine) è sottolineato da colori e pennellate che mettano in evidenza le spinte propulsive delle forme. La costruzione può essere composta da linee spezzate, spigolose e veloci, ma anche da pennellate lineari, intense e fluide se il moto è più armonioso.

Tra gli epigoni più interessanti del Futurismo, l'avanguardia russa del raggismo e del costruttivismo. Le tecniche pittoriche futuriste sono state riassunte nei due manifesti sulla pittura dei primi mesi del 1912.

Due esponenti del movimento pittorico sono Umberto Boccioni e Giacomo Balla, questi ultimi presenti anche in scultura. La pittura di Boccioni è stata definita "simbolica": il dipinto La città che sale (1910), per esempio, è una chiara metafora del progresso, dettato dal titolo e dalle scene di cantiere edile sullo sfondo, esemplificate nella loro vorticosa crescita dalla potenza del cavallo imbizzarrito, un vortice di materia che si scompone per piani. Se Boccioni è simbolico, Balla è fotografico e analitico. Ancora legato a principi cubisti, non è raro che realizzi sequenze fotogrammetriche di una scena, per rendere il movimento, piuttosto che affidarsi a impetuosi vortici di pittura: è il caso del posato Ragazza che corre al balcone (1912).

[modifica] Scultura

L'artista futurista più attivo nel campo della scultura è Umberto Boccioni, la cui ricerca pittorica corre sempre parallela a quella plastica.
Nel 1912, lo stesso Boccioni pubblica il Manifesto tecnico della scultura futurista. Punto di arrivo di questa ricerca può essere considerato Forme uniche della continuità nello spazio, del 1913: l'immagine, applicando le dichiarazioni poetiche di Boccioni stesso, è tutt'uno con lo spazio circostante, dilatandosi, contraendosi, frammentandosi e accogliendolo in sé stessa.
Anche in L'Antigrazioso o La madre, immediatamente precedente, sono presenti parametri scultorei simili a Forme uniche nella continuità dello spazio, ma con ancora non risolti alcuni problemi di plasticità derivanti da influssi naturalistici.

[modifica] Mosaico

La tecnica del mosaico, basata sull'utilizzo di tessere ceramiche e vitree, si è prestata molto bene ad esprimere i modi ed il dinamismo intesi dall'arte futurista.
Prampolini e Fillia eseguono l'importante mosaico dedicato al tema delle Comunicazioni all'interno della torre del Palazzo delle Poste di La Spezia (1933).
Alcuni anni più tardi Severini esegue altri mosaici per le Poste di Alessandria.
La tradizione musiva di Ravenna continua con mosaici futuristi di autori vari (Palazzo del Mutilato, fine Anni '40).

[modifica] Architettura

« Il problema dell'architettura moderna non è un problema di rimaneggiamento lineare. Non si tratta di dover trovare nuove sagome, nuove marginature di finestre e di porte, di sostituire colonne, pilastri, mensole con cariatidi, mosconi, rane (...): ma di creare di sana pianta la casa nuova, costruita tesoreggiando ogni risorsa della scienza e della tecnica.... »
(Antonio Sant'Elia, dal Messaggio posto a prefazione della mostra del gruppo Nuove Tendenze del 1914)
Antonio Sant'Elia, una veduta prospettica della Città Nuova.1914
Sant'Elia, Casa a Gradinate la Città Nuova. 1914
La Stazione di servizio, in stile futurista, "Fiat Tagliero", costruito ad Asmara nel 1938.

Nel 1912 Antonio Sant'Elia, che sarà l'architetto più rappresentativo del movimento, era ancora distante dai futuristi ed era piuttosto legato nel movimento del cosiddetto Stile floreale. In quegli stessi anni a Milano era attivo Giuseppe Sommaruga e questi sembra che avesse esercitato una grande influenza sulla formazione del Sant'Elia, infatti, per esempio, molti elementi dinamici del futurista furono anticipati nell'Grand Hotel Campo dei Fiori di Varese.[6]. All'inizio del 1914 Antonio Sant'Elia pubblica il Manifesto dell'Architettura futurista, dove espone i principi di questa corrente. Al centro dell'attenzione c'è la città, vista come simbolo della dinamicità e della modernità. Tutti i progetti creati da questi si riferiscono a città del futuro: in contrapposizione all'architettura tradizionale, vista come inadeguata, le città idealizzate dagli architetti futuristi hanno come caratteristica fondamentale il movimento, i trasporti e le grandi strutture. I futuristi, infatti, compresero immediatamente il ruolo centrale che i trasporti avrebbero assunto successivamente nella vita delle città. Nei progetti di questo periodo si cercano sviluppi e scopi di questa novità. L'utopia futurista è una città in perenne mutamento, agile e mobile in ogni sua parte, un continuo cantiere in costruzione, e la casa futurista allo stesso modo è impregnata di dinamicità.

Anche l'utilizzo di linee ellittiche e oblique simboleggia questo rifiuto della staticità per una maggior dinamicità dei progetti futuristi, privi di una simmetria classicamente intesa.

Le teorie futuriste sull'architettura erano principalmente ideologiche ed erano espressione di un atteggiamento intellettualistico ma senza riferimenti a metodi formali e tecnici, tuttavia anticiparono i grandi temi e le visioni dell'architettura e della città che saranno proprie del Movimento Moderno.[7].

A causa della guerra e dopo la morte di Boccioni e Sant'Elia il movimento futurista in Italia perse il suo slancio. Dopo il 1919 l'originaria proposta futurista dei primi tempi fu raccolta piuttosto dai costruttivisti russi. Il movimento razionalista italiano cercherà di proporre gli scenari della Città Nuova delle utopie futuriste ma il regime fascista smorzerà questi tentativi privilegiando un monumentalismo legato alla tradizione classicista. Lo stesso avvenne in URSS con il sopravvento del regime totalitario.

Tra i grandi esponenti dell'architettura da ricordare Mario Chiattone, che visse con Sant'Elia a Milano, condividendone le linee teoriche e sviluppando straordinarie visioni di città del futuro, prima di trasferirsi in Svizzera e abbandonare la militanza. E infine Virgilio Marchi, che operò anche come scenografo.

[modifica] Ceramica

Per le sue possibilità espressive, anche la ceramica interessa il movimento futurista. In particolare i ceramisti dell'ISIA espressero lavori in sintonia con il nuovo movimento. Il 7 settembre 1938 sulla Gazzetta del Popolo a firma Filippo Tommaso Marinetti e di Tullio d'Albisola viene pubblicato il Manifesto futurista della Ceramica e Aereoceramica. Fin dal 1925 il centro propulsore della ceramica futurista italiana fu Albissola Marina.

[modifica] Musica

In campo musicale gli unici rappresentanti di rilievo furono Francesco Balilla Pratella, che nacque in un ambiente familiare favorevole alla pratica della musica e Luigi Russolo, pittore oltre che musicista. A Russolo in particolare si deve l'invenzione dell'Intonarumori, uno strumento che usava per mettere in pratica la sua teoria del rumorismo, ovvero di una musica nella quale ai suoni dovevano essere sostituiti i rumori.Essi erano formati da generatori di suoni acustici che permettevano di controllare la dinamica e il volume.La sua prima apparizione fu al teatro storchi.

[modifica] Letteratura

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Letteratura futurista e Filippo Tommaso Marinetti.

A fine gennaio 1909 Filippo Tommaso Marinetti inviava il Manifesto del futurismo ai principali giornali italiani, ma è la pubblicazione su Le Figaro il 20 febbraio 1909 a garantirgli risonanza europea. Nel 1912, sulla rivista fiorentina "Lacerba", compare il "Manifesto tecnico della letteratura futurista [8]. Del 1914 è il volume Zang Tumb Tumb miglior esempio delle futuriste Parole in libertà.

[modifica] La poesia

I poeti futuristi si riuniranno attorno alla rivista Poesia fondata da Marinetti qualche anno prima. Nei componimenti l'esaltazione del futuro e delle sensazioni forti associate alla velocità e alla guerra appaiono come unico modo per avere una speranza nel presente.[senza fonte] Gli esponenti più noti, oltre al Marinetti, sono Aldo Palazzeschi e Paolo Buzzi (almeno per parte della loro produzione). Anche Salvatore Quasimodo aderì, in gioventù, al futurismo (ricordiamo la sua poesia "Sera d'estate", pubblicata nel 1917 sulla rivista fiorentina "Italia Futurista"). Del secondo futurismo marinettiano è l'Aeropoesia.

[modifica] Teatro

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce teatro futurista.

I futuristi perseguono la rifondazione del concetto stesso di comunicazione teatrale. Essi focalizzano la loro attenzione sulla relazione essenziale che si sviluppa fra testo, attori e pubblico, per recuperare non soltanto i valori di ogni singola componente, bensì anche il senso globale dall'interrelazione fra gli elementi.
Il teatro futurista promuoveva anche la commedia e la farsa, anziché la tragedia o il dramma borghese. Tuttavia, nelle serate futuriste non era inusuale vedere il pubblico adirato a causa di spettacoli fatti di azioni deliranti. Le cronache dell'epoca riportano notizie relative agli attori futuristi che sfuggono all'ira degli spettatori, spesso provocata ad arte secondo gli intenti espressi nel Manifesto futurista del teatro di varietà.

[modifica] Cinema

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce cinema futurista.

Nel 1916 venne pubblicato il Manifesto della Cinematografia futurista, firmato da Marinetti, Corra, Ginna, Balla, Chiti e Settimelli, che sosteneva come il cinema fosse "per natura" arte futurista, grazie alla mancanza di un passato e di tradizioni. Essi non apprezzavano il cinema narrativo "passatissimo", cercando invece un cinema fatto di "viaggi, cacce e guerre", all'insegna di uno spettacolo "antigrazioso, deformatore, impressionista, sintetico, dinamico, parolibero". Nelle loro parole c'è tutto un entusiasmo verso la ricerca di un linguaggio nuovo slegato dalla bellezza tradizionale, che era percepita come un retaggio vecchio

[modifica] Gastronomia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce cucina futurista.

Grazie alla completezza di questo movimento, viene influenzata anche la gastronomia. Nel 1914 il cuoco francese Jules Maincave aderì al Futurismo, proponendo quindi l'accostamento di nuovi sapori ed elementi fino ad allora "separati senza serio fondamento". Questo comprendeva accostamenti come filetto di montone e salsa di gamberi, noce di vitello e assenzio, banana e groviera, aringa e gelatina di fragola.

Il 20 gennaio 1931 Marinetti pubblicò il Manifesto della cucina futurista, sulla rivista «Comoedia». Secondo Marinetti bisognava eliminare la pastasciutta, così come forchetta e coltello e condimenti tradizionali, e incoraggiare l'accostamento ai piatti di musiche, poesie e profumi.

Scrive Marinetti:

« (...) vi annuncio il prossimo lanciamento delle cucina futurista per il rinnovamento totale del sistema alimentare italiano, da rendere al più presto adatto alle necessità dei nuovi sforzi eroici e dinamici imposti dalla razza. La cucina futurista sarà liberata dalla vecchia ossessione del volume e del peso e avrà, per uno dei suoi principi, l'abolizione della pastasciutta. La pastasciutta, per quanto gradita al palato, è una vivanda passatista perché appesantisce, abbrutisce, illude sulla sua capacità nutritiva, rende scettici, lenti, pessimisti. È d'altra parte patriottico favorire in sostituzione il riso. »

[modifica] Il Futurismo nel suo tempo

È normale che il Futurismo, nascendo in un'epoca decadente, abbia avuto tantissime contraddizioni. All'immobilismo scolastico e accademico ereditato dalle "tre corone" della poesia decadente (Carducci, Pascoli e D'Annunzio) i futuristi oppongono la dinamicità, il distruttivismo e, all'armonia e alla raffinatezza, contrappongono il disordine delle parole.

Secondo i futuristi, questi poeti devono essere completamente rinnegati perché incarnano esattamente i quattro ingredienti intellettuali che il Futurismo vuole abolire:

  • la poesia morbosa e nostalgica;
  • il sentimento romantico;
  • l'ossessione della lussuria;
  • la passione per il passato.

In contraddizione con il Futurismo è stata anche la corrente crepuscolare.

Infatti, il crepuscolarismo, nonostante condivida con il Futurismo l'idea di interartisticità, ha però una concezione della vita completamente diversa:
i futuristi inneggiano alle innovazioni, i crepuscolari sono avversi a una modernità che aliena l'individuo; i futuristi sono prepotenti, dinamici, chiassosi, i crepuscolari assumono toni dimessi, pacifici e malinconici; i futuristi esaltano il caos e le attività delle grandi città, i crepuscolari amano l'intimità, le "piccole cose di pessimo gusto", gli affetti familiari e una vita tranquilla; i futuristi sono sempre protesi verso un "domani" esaltante, i crepuscolari guardano al passato e alle piccole cose quotidiane.

Nelle arti figurative invece si presenta il confronto con le altre avanguardie, Cubismo, Astrattismo, Dada, Surrealismo, Metafisica, ognuna delle quali caratterizzata da propri temi e propri linguaggi espressivi. L'opera futurista è in evidente contrasto per alcuni temi con molte delle altre avanguardie sebbene condividano tutte l'intuizione di trasmettere attraverso l'arte un impulso di trasformazione della società e di rinnovamento.

[modifica] Neo-futurismo oggi

Il Futurismo ha influenzato tutta l'arte d'avanguardia del Novecento. Gli artisti futuristi che sopravvissero alla morte di Marinetti (1944) e alla seconda guerra mondiale caddero in disgrazia come tutto il Futurismo, accusato di aver fiancheggiato il fascismo.

L'influenza del futurismo nel secondo novecento, in Italia è rintracciabile nella generazione di Lucio Fontana e Alberto Burri, e in ambito letterario nella neovanguardia italiana degli anni '60 e '70.

[modifica] Futuristi italiani

[modifica] Architettura futurista

[modifica] Futuristi europei

[modifica] Futuristi russi

[modifica] Futuristi francesi

[modifica] Futuristi cecoslovacchi

[modifica] Futuristi ungheresi

[modifica] I principali manifesti futuristi

[modifica] Opere principali

[modifica] Pittura

[modifica] Note

  1. ^ In Archivi del futurismo regesti raccolti e ordinati da Maria Drudi Gambillo e Teresa Fiori, Roma 1958 p.63
  2. ^ Gino Severini, frammenti di vita parigina
  3. ^ Futuristi. URL consultato il 26-11-2010.
  4. ^ Giulio Carlo Argan, L'arte moderna 1770/1970, Firenze 1970, p.382
  5. ^ www.electaweb.it in Futurismo italiano a confronto con artisti tedeschi e russi
  6. ^ Kenneth Frampton, Storia dell'architettura moderna, Bologna 1982, pp.91-92
  7. ^ R. Bahanam, Architettura della prima età della macchina, p.105
  8. ^ [1]

[modifica] Bibliografia

  • Maurizio Calvesi, Il Futurismo, Milano, Fabbri, 1970
  • Maurizio Calvesi, Il Futurismo : la fusione della vita nell'arte, Nuova ed., Milano, Fabbri, 1975
  • Enrico Crispolti, Il mito della macchina ed altri temi del Futurismo, Celebes, Trapani 1969
  • Reyner Banham, Theory and Design in the First Machine Age, New York 1960 trad. it. Architettura della prima età della macchina., Bologna 1970
  • Virgilio Marchi, Architettura Futurista, Einaudi, Torino 1976
  • Lia Lapini. Il teatro futurista italiano. Milano, Mursia, 1977. ISBN 88-425-1353-9
  • Futurismo & Futurismi, a c. di P. Hulten, Milano, Bompiani, 1986.
  • Il Futurismo e la moda. Balla e gli altri, a c. di E. Crispolti, Venezia, Marsilio Editori, 1986
  • Simona Cigliana, Futurismo esoterico, Roma, La Fenice, 1996 (seconda ed.ampliata: Napoli, Liguori, 2002).
  • Zig Zag Il romanzo futurista, a cura di Alessandro Masi (1995), nuova edizione, Milano, il Saggiatore, 2009
  • Il dizionario del Futurismo, a c. di E. Godoli, 2 tomi, Firenze, Vallecchi-MART, 2001.
  • Futurismo 1909-1944, a c. di E. Crispolti, Milano, Mazzotta, 2001.
  • Cammarota, Domenico. Filippo Tommaso Marinetti. Bibliografia, Milano, Skira («Documento del MART» 5), 2002.
  • Futurismo. Velocità e dinamismo espressivo, a c. di G. Lista, Santarcangelo di Romagna, KeyBook/Rusconi libri srl, 2002.
  • Ilaria Riccioni, Futurismo, logica del postmoderno, Imola, La Mandragora, 2003.
  • Ilaria Riccioni, Arte d'avanguardia e società, Roma, L'albatros, 2006
  • Ilaria Riccioni, Depero. La reinvenzione della realtà, Chieti, Solfanelli, 2006.
  • I poeti futuristi, a c. di M. Albertazzi, con i saggi di G. Wallace e M. Pieri, Trento, La Finestra editrice, 2004. - L'opera contiene in appendice i manifesti futuristi. -
  • Giovanni Antonucci. Storia del teatro futurista. Roma, Edizioni Studium, 2005.
  • Id. Futurismo. Bibliografia di 500 scrittori italiani, Milano, Skira («Documenti del MART» 10), 2006.
  • Angelo D'Orsi Il Futurismo tra cultura e politica. Reazione o rivoluzione?, Roma, Editore Salerno, 2009.
  • Futurismo & Sport Design, a c. di M. Mancin, Montebelluna-Cornuda, Antiga Edizioni, 2006.
  • Giacomo Properzj Breve storia del Futurismo Mursia, 2009 ISBN 978-88-425-4158-5
  • AA.VV. Divenire 3 Futurismo a c. di R. Campa, Bergamo, Sestante Edizioni, 2009. ISBN 978-88-95184-55-5
  • Leonardo Tondelli, Futurista senza futuro. Marinetti ultimo mitografo, Le Lettere, Firenze, 2009.
  • Gabriella Chioma, "Ala d'AreoDonna. Futuriste nel Golfo 1932 -1933" Edizioni del Tridente, Treviso, 2009.
  • Giovanni Tuzet, A regola d'arte, Ferrara, Este Edition, 2007. ISBN 978-88-89537-50-3
  • Luigi Tallarico, Futurismo nel suo centenario, la continuità, Galatina, Congedo, 2009. ISBN 978-88-80868-40-8
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  • Arnaldo Di Benedetto, Tre poeti e il futurismo: Ezra Pound, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale (con un cenno su Saba), in «Italica», LXXXVIII (2011), pp. 198–218.
  • Roberto Guerra, Futurismo per la Nuova Umanità. Dopo Marinetti: arte, società, tecnologia, Roma, Armando Editore, 2011. ISBN 978-88-6677-002-2
  • David E., Futurismo, Dadaismo e Avanguardia Romena: contaminazioni fra culture europee (1909- 1930), L’Harmattan Italia, Torino 2006

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