Angelika Kauffmann

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Angelika Kauffmann: Autoritratto.

Maria Anna Catharina Angelika Kauffmann (Coira, 30 ottobre 1741Roma, 5 novembre 1807) è stata una pittrice svizzera, specializzata nella ritrattistica e nei soggetti storici[1].

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Un talento precoce

Figlia di Joseph Johann, pittore modesto e serio, nativo di Schwarzenberg (Bregenzerwald), presso il lago di Costanza, e di Cleofea Luz, levatrice di Coira, istruita nelle lettere, storia e musica, e di aspetto piacente. Accortosi del talento della bambina, il padre divenne il suo maestro; già all'età di nove anni la giovane si mostrò padrona del disegno e in grado di maneggiare i pennelli con sapiente naturalezza. Seguendo ll peregrinare del padre a seconda delle committenze, visse a Morbegno, Como e Milano. Nutriva passione anche per le altre arti come la musica e il canto. Pur essendo attirata dalla carriera di cantante, preferì seguire alla fine le orme paterne. Già entro il 1750 era una richiesta ritrattista. Nel 1757 dopo la morte della madre, col padre tornò a Schwarzenberg dove nella chiesa parrocchiale dipinse i dodici apostoli.

Il padre ai fini di una più completa formazione, la seguì nel corso di viaggi in Italia, a Milano, Parma, Firenze, Roma e Napoli, dove il suo talento si mise in mostra copiando opere di maestri. Si impose all'attenzione europea al seguito della carriera itinerante del padre (tra Svizzera, Austria e Italia settentrionale) come bambina prodigio. Il suo Autoritratto alla Galleria degli Uffizi datato 1762, è contemporaneo del suo arrivo a Firenze nel giugno di quell'anno, e ancora non risente del clima protoneoclassico con cui venne in contatto in Toscana, conoscendo di persona Johann Friedrich Reiffenstein, amico di Johann Joachim Winckelmann, e Benjamin West futuro direttore della Royal Academy[2]. Assai benestante e già carica di pubblici riconoscimenti ricevette il diploma dell'Accademia del Disegno di Firenze e sempre nel 1762 fu onorata anche dall'Accademia Clementina di Bologna.

La Bellezza coronata dal Matrimonio.

Nel 1763 si trasferì a Roma dove entra in stretta relazione con la locale comunità artistica e intellettuale venendo ammessa nell'Accademia nazionale di San Luca a soli 23 anni; in tale occasione dipinse un ovale raffigurante La Speranza come pezzo di ammissione, inaugurando un filone tematico di figure allegoriche ideali. A questo momento risalgono il Ritratto dell'abate Peter Grant, ora a Edimburgo nella National Gallery of Scotland e il Ritratto di Johan Joachim Winckelmann alla Kunsthaus di Zurigo, forse per intercessione del conte Carlo Gottardo Firmian governatore plenipotenziario della Lombardia asburgica, che per lei nutriva una particolare predilezione[3]. Dal luglio 1763 all'aprile 1764 soggiornò a Napoli, copiando le antichità delle collezioni reali, esercitando l'incisione e coltivando il ritratto di cui l'esempio più notevole è il Ritratto dell'attore David Garrick (a Burghley House, Cambridgeshire), sua prima opera esposta a Londra in una mostra pubblica presso la Free Artistic Society.

Tornata a Roma, appronfondì lo studio della scultura classica, testimoniato dai quaderni di schizzi ora al Victoria and Albert Museum e, sempre nel 1764, dipinse il Ritratto di Winckelmann ora alla Kunsthaus di Zurigo. Si sforzò pure di affermarsi quale pittrice di soggetti storici. Se le "natomie" dal vivo erano proibite alle donne, l'ostacolo venne aggirato con lo studio della statuaria romana che ebbe un influsso determinante sulla sua pittura, che, grazie anche al contatto con pittori quali Pompeo Batoni, Nathan Dance-Holland o Gavin Hamilton (colui che portò a Londra la Vergine delle rocce di Leonardo), condusse ad esiti ormai neoclassici leggibili nei dipinti come Penelope al telaio (Hove, Museum and Art Gallery) o Bacco e Arianna (Bregenz, Voralberg Museum). Del periodo 1762-1765 è il Ritratto di Johann Kauffmann, conservato nel Tiroler Landesmuseum di Innsbruck.

[modifica] La sua fama presso la nobiltà inglese

Nel luglio 1765 si recò a Venezia, dove si interessa di Tiziano, con tappe intermedie a Bologna e Parma, rispettivamente per studiare i Carracci e il Correggio. Sulla laguna conobbe il diplomatico inglese Joseph Smith e sua moglie, che la invita ad accompagnarla a Londra, dove arrivò nel luglio 1766. La sua prevalente attività nel soggiorno londinese è come ritrattista: Anne Seymour Damer (Chillington Hall a Staffordshire); la Duchessa Augusta di Richmondd, del 1767 (Royal Collections a Buckingham Palace); Joshua Reynolds, a Saltram House, National Trustees nel Devon: il pittore inglese da cui ricevette una proposta di matrimonio. A conferma del ruolo centrale conquistatosi in breve tempo nel 1768 divenne membro fondatore della Royal Academy of Art. Tra i suoi committenti figurarono la regina Carlotta d'Inghilterra e papa Pio VI.

Sposò in prime nozze un oscuro conte svedese, di cui si era innamorata perdutamente, Federico de Horn, alias Brandt, che si rivelò un avventuriero senza scrupoli che l'abbondonò, derubandola di ingenti somme di denaro. Successivamente la sua pittura tese verso tematiche protoromantiche di derivazione tedesca con corso anche in Inghilterra. Tale sperimentazione la portò ad esporre per la prima volta ad una delle rassegne periodiche della Royal Academy nel 1770 accanto a Samma l'indemoniata (da Klopstock) o a Cleopatra, un quadro di soggetto medievale: Vortigern e Rovena, ora a Saltram House.

Il giovane Goethe.

Principale risorsa rimane il ritratto, specie femminile, talvolta allegorizzato secondo l'esempio di Reynolds. Un'importante affermazione pubblica tra il 1778 e il 1780 fu la progettazione delle decorazioni interne della Royal Academy (il suo capolavoro in questo genere) e la contestuale realizzazione per la volta della Lecture Hall di quattro ovali raffiguranti rispettivamente il Colore, il Disegno, la Composizione e il Genio, trasportati nel 1869 nella nuova sede dell'Accademia a Burlington House. I 41 fogli della sua opera grafica furono ristampati a Londra nel 1780.

Rimasta vedova, dopo un lungo periodo di sofferenza, tornò a dedicarsi alla pittura con rinnovato vigore sviluppando il tema del lutto femminile con dipinti su piccoli tondi quali Arianna, Penelope, Calipso, Maria la pazza, un personaggio letterario di Laurence Sterne. Nel 1781 sposò in seconde nozze il pittore veneto Antonio Zucchi[4] di quindici anni più anziano di lei, gentile nei modi, ottimo compagno e consigliere: unione benefica e rasserenante, senza discendenza, ma fortemente voluta dal padre della pittrice consapevole del carattere troppo emotivo della figlia.

Acquisì rapidamente una larga fama internazionale, tanto che in una lettera dell'ottobre 1781, il poeta Friedrich Gottlieb Klopstock poteva affermare The whole World is angelicamad. Insieme al marito Antonio Zucchi, ormai consacrata decima Musa, prese la decisione, tra il 1781 e il 1782 di trasferirsi in Italia, pensando inizialmente a Napoli, da cui non mancarono i ripetuti inviti della regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena affinché divenisse pittrice di corte, optando poi più opportunamente di stabilirsi a Venezia, giungendovi nel maggio del 1782 e qui morì, già anziano, suo padre. Nella Serenissima ricevette l'incarico di ritrarre esponenti del patriziato veneziano tra cui spicca il Ritratto di Andrea Memmo nominato di procuratore di San Marco, e varie committenze del granduca Paolo I di Russia; inoltre venne nominata membro onorario dell'Accademia di belle arti, titolo conferitole da Giandomenico Tiepolo.

Dopo una breve sosta a Roma, nel 1782, i coniugi si stabilirono a Napoli, dove la pittrice ricevette l'offerta, però declinata, di assumere il ruolo di pittrice di corte; comunque eseguì un ritratto di re Ferdinando IV (oggi alla Reggia di Capodimonte), che termina nello stesso anno a Roma, e un ritratto di gruppo della Famiglia reale.

Affinando la sua arte pittorica e la sua cultura con un impegno indefesso, divenne in poco tempo l'interlocutrice e la musa di artisti e intellettuali dell'epoca, invitata presso le corti dei potenti d'Europa come re Carlo III, l'imperatore Giuseppe II, Ferdinando I delle Due Sicilie e Caterina II di Russia. Per la corte sabauda tra il 1784 e il 1788 dipinse l'olio si tela con Sibille che si svela, conservato a Torino alla Galleria Sabauda così coma la Sibilla che legge.Il conte Nicolaj Borisovi Jusupov, ambasciatore russo presso la corte sabauda acquistò tra il 1784 e il 1790 suoi otto dipinti tra cui l'intrigante Cupido seduto che medita alcuni misfatti o intrecci amorosi dal quale, a seguito delle nozze tra Vittorio Emanuele I, duca d'Aosta, e Maria Teresa d'Asburgo-Este, fu richiesto di derivare un'incisione a Carlo Antonio Porporati.

[modifica] Il trionfo nei salotti romani

Tommaso Puccini[5], futuro direttore della Galleria degli Uffizi e dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, figura di spicco dei conoscitori e dei salotti romani, in una lettera all'amico casalese Ignazio De Giovanni del luglio 1783 scrisse: Angelika Kauffmann celebre pittrice si è stabilita in Roma questa settimana, e ha dato scacco alla maggior parte dei pittori. Io frequento la sua compagnia, e la frequentereste anche voi, se foste in Roma, e forse troppo. La pittrice gli era stata raccomandata dall'architetto Giannantonio Selva che forse aveva avuto modo di incontrare durante il suo soggiorno veneziano del 1781[6].

Qui, tra il 1786 e il 1788 divenne, assieme al marito, amica stretta di Goethe che la cita spesso nell'Italienische Reise, informando anche, alla data del 9 febbraio 1788, dell'acquisto fatto dalla pittrice di due dipinti attribuiti a Tiziano e a Paris Bordon. Ormai pittrice famosa in tutta l'Europa, le sue opere furono richieste da Londra a San Pietroburgo; al 1788 risalgono sia Virgilio che legge l'Eneide ad Augusto e Ottavia (ora all'Ermitage) sia Valentina, Proteo, Silvia e Giulia nella foresta (Wellesley Collection), nonché la partecipazione con una tela raffigurante Cressida e Diomede alla decorazione della Shakespeare Gallery voluta da John Boydell (ora Perworth House, Sussex).

Cornelia madre dei Gracchi.

Fece parte della scuola d'incisori di Francesco Bartolozzi e fu sua collaboratrice in varie opere. Specializzatasi in ritratti e in pitture di soggetto storico, dipinse elettivamente scene mitologiche, classiche e di storia antica, nonché medievale oltre a soggetti agiografici, come per il collezionista George Bowles la Morte di Virgilio e Cornelia madre dei Gracchi del 1785, L'incontro di Edgar ed Elfrida. Nel 1789 data un nuovo Autoritratto, anch'esso agli Uffizi, dipinto per la Galleria degli Autoritratti e la pala con la Sacra Famiglia per la cappella Colleoni a Bergamo.

[modifica] Le opere della maturità

Al 1791 risalgono Ero e Leandro (Arolsen, collezione privata) e il ritratto a mezza figura della Contessa Paola Perrone di San Martino, assai simile nell'impostazione e negli elementi di moda a quello di Domenica Volpato, oggi al Museo Borgogna di Vercelli; del 1792 è Amore e Psiche (al Kunsthaus di Zurigo). Polissena Gamba della Perosa marchesa di Priero e il marito Giovanni Antonio Turinetti di Priero le commissionarono una tela di soggetto sacro: Abramo caccia Agar e Ismaele nel deserto (collezione privata). Nel 1796 la tela giunse a Torino, dopo un lungo viaggio da Roma, con sosta a Firenze; il dipinto, inciso da Alessandro Contardi, fu oggetto di una singolare predilezione da parte della nobildonna, che lo portò con sé durante i ripetuti cambi di residenza tra Roma e Firenze. Nel 1792 fornì disegni per un centrotavola con parti scultoree al doge Michelangelo Cambiaso, e nel 1793 per la commissione del ritratto del marchese Paolo Francesco Spinola di San Luca in veste da camera[7].

Nuovamente vedova nel 1795, mantenne fino alla morte la considerazione di caposcuola della pittura romana. Aveva allestito nella sua abitazione romana una piccola, ma estremamente selezionata raccolta di dipinti che annoveravano anche il San Gerolamo di Leonardo da Vinci, poi passato alle Raccolte Vaticane. La sua fama d'intenditrice d'arte era ben nota dal momento che il principe senatore Abbondio Rezzonico aveva sottoposto al suo giudizio un autoritratto eseguito da Canova ad imitazione di Giorgione. Nel biennio 1795-1796 dipinse il Ritratto di Antonio Canova con il bozzetto di Ercole e Lica, ora in collezione privata e la Samaritana al pozzo su commissione del principe e abate di San Biagio in Germania[8].

Porta la data del 1797 il quadro con David e Nathan realizzato per il cardinale Francesco Saverio de Zelada, al Voralberger Landesmuseum di Bregenz. Nel 1798, quando le truppe francesi occuparono Roma eseguì il Ritratto del generale Augustin de Lespinasse (Pouilly-sur-Loire, 1737 - Parigi, 1816) da cui ottenne protezione[9].

Abituata a dipingere una giornata intera senza accusare alcun sintomo di stanchezza, negli ultimi tempi si fermava esausta, rimanendo immobile davanti al dipinto con lo sguardo fisso altrove. I medici e gli amici le proposero di concedersi un periodo di riposo e di svago lontano da Roma, per cercare di recuperare le energie perdute. Nell'estate del 1802 si recò a Como, che aveva visto per la prima volta a undici anni e che le era rimasta nel cuore per la bellezza del lago e la cordialità della gente. Da lì scrive una lettera all'amico Antonio Canova, mettendolo al corrente dei suoi spostamenti e della sua salute. Ma una volta rientrata a Roma quel vigore quasi disperato che l'aveva sin lì sostenuta prese lentamente ad abbandonarla. La malinconia non le aveva mai davvero voltato le spalle. Del 1806 è il dipinto con la Nascita di San Giovanni Battista alla Galleria d'Arte Moderna a Brescia.

Spirò il 5 novembre e dopo i funerali celebrati il 7 novembre 1807 con una solenne cerimonia organizzata e diretta a Antonio Canova, venne sepolta nella Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte, di fianco al consorte, Antonio Zucchi[10]; rararamente ad un artista era stato tributato l'onore di avere il feretro accompagnato da due suoi dipinti: il David e Natan e la Samaritana al pozzo[11]. Nel 1808 per interessamento del cugino, Johann Kauffmann, un suo busto in marmo, opera di Peter Kauffmann, parente della pittrice, venne collocato nel Pantheon e per l'occasione si era svolto un secondo magnifico funerale[12]. Herder la definì forse la donna più colta d'Europa.

[modifica] Note

  1. ^ Angelika Kauffman sul Dizionario storico della Svizzera
  2. ^ L'incontro con l'eclettico personaggio, consigliere aulico presso le corti di Gotha e Russia, avvenne a Firenze nel 1762, quando la pittrice ne eseguî un primo ritratto; stabilitosi a Roma nel 1764, divenne una delle figure più potenti nel mondo del commercio d'arte; dal 1782 fu tra i personaggi più strettamente legati alla pittrice.
  3. ^ Facchin, 2005, 261-284.
  4. ^ Il pittore (Venezia, 1726- Roma, 1795), dopo una formazione presso lo zio Carlo, maestro di Giovanni Battista Piranesi trascorse un periodo a Roma tra il 1761 e il 1766, anno in cui si trasferì a Londra su interessamento di Robert Adam, ai cui cantieri collaborò assiduamente, sviluppando un decorativismo di gusto classicista con venature rococò, e specializzandosi in dipinti con soggetti architettonici e rovine. Nel 1770 fu associato alla Royal Society. Nel corso dell'ottavo decennio del Settecento i suoi rapporti con la Kauffmann si intensificarono (il fratello Giuseppe Carlo aveva realizzato varia incisioni da suoi dipinti).
  5. ^ Mazzi, 1986, 1-30.
  6. ^ Il viaggio di studio del giovane Selva, progettista del Teatro La Fenice di Venezia e grande diffusore di una cultura neoclassica internazionale, ebbe inizio nel 1778, con un soggiorno a Roma e interessò la Francia, l'Olanda, il Belgio e l'Inghilterra. L'architetto aveva potuto ammirare i dipinti realizzati dalla pittrice per la decorazione di Somerset House, all'epoca sede della Royal Academy.
  7. ^ Facchin, 2011, 655-656.
  8. ^ Baumgärtel, 1998, 430-431, numeri 269-270.
  9. ^ Sadner, 1998, XVI e scheda numero 76; Baumgärtel, 1998, 37.
  10. ^ De Rossi, 1811, 105.
  11. ^ Baumgärtel, 1998, 38.
  12. ^ Facchin, 2007, 282.

[modifica] Bibliografia

Tre cantanti.
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  • Giovanni Gherardo De Rossi, Vita di Angelika Kauffmann, pittrice, Pisa 1811.
  • J.W. Goethe, Italienische Reise. Auch ich in Arkadien!, Weimar 1817.
  • L. de Vailly, Angelica Kauffmann, Parigi 1859.
  • F.A. Gerard, Angelica Kauffmann a Biography, Londra 1892 (2.a edizione Londra 1893).
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La Poesia abbraccia la Pittura.
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  • Bettina Baumgärtel, Angelika Kauffmann. 1741-1807 - der komplette kritische Katalog des malerischen und grafischen Werkes, 2010.
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