Çatalhöyük

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Coordinate: 37°39′36″N 32°45′12″E / 37.66°N 32.75333°E / 37.66; 32.75333


Çatal Hüyük
tʃaˈtaɫhœˌjyk
Siti neolitici del Vicino Oriente (le dimensioni del Golfo Persico sono quelle ipotizzate per il 3000 a.C.)
Siti neolitici del Vicino Oriente
(le dimensioni del Golfo Persico sono quelle ipotizzate per il 3000 a.C.)
Geografia fisica
Superficie 210.000 km2
Geografia politica
Stato bandiera Turchia
sito web

Çatalhöyük (pronuncia turca [tʃaˈtaɫhœˌjyk]; spesso scritto Çatal Hüyük fuori dalla Turchia; da çatal, "forcella" e höyük, "collina", mentre hüyük è una variante dialettale della stessa parola[senza fonte]) è un importante centro abitato di epoca neolitica dell'Anatolia (in Turchia), nella regione di Konya, ai margini meridionali della pianura.[1]

Il sito, ricostruito lungo una sequenza di 14 livelli stratigrafici che vanno dal 6500 al 5500 a.C. ca., occupa una superficie di 600 x 350 m.[1]

È stato scoperto alla fine degli anni cinquanta; James Mellaart vi ha condotto campagne di scavi tra il 1961 ed il 1965. Dal 1993, ulteriori ricerche sono condotte da Ian Hodder.[2]

Il sito archeologico si trova 60 chilometri a sud della città di Konya ed è visitabile da parte dei turisti.

Indice

[modifica] Schema abitativo e culto dei morti

La "Dea Madre" seduta, con accanto due leonesse: originariamente da Çatalhöyük, è un reperto neolitico (6000-5500 a.C. ca.), oggi al Museo della Civilizzazione Anatolica, Ankara.
Zone di influenza delle diverse culture nel periodo medio Halaf, 5600-4500 a.C. (le dimensioni del Golfo Persico sono quelle ipotizzate per il 3000 a.C.).
Legenda (da sudest a nordovest approssimativamente):

██ Cultura di Haggi Muhammad

██ Cultura di Samarra

██ Cultura di Halaf

██ Cultura di Hassuna

██ Culture "tipo Halaf"

██ Ceramiche anatoliche

██ Amuq D e neolitico ceramico B palestinese

██ (area di Biblo): neolitico medio di Biblo

Il villaggio era costruito secondo una logica completamente diversa da quella moderna: le case erano monocellulari e addossate l'una all'altra; essendo poi di altezze diverse, ci si spostava passando da un tetto ad un altro e per molte case l'ingresso su quest'ultimo era l'unica apertura. La circolazione e gran parte delle attività domestiche avveniva dunque al livello delle terrazze. L'assenza di aperture verso l'esterno, nonché di porte a livello del terreno, difendeva la comunità dagli animali selvatici e da eventuali incursioni di popolazioni confinanti, anche se resta oscuro il livello di conflittualità tra le diverse comunità dell'epoca. L'unica via d'accesso all'intero complesso erano scale che potevano facilmente essere ritirate in caso di pericolo.[3]

A Çatalhöyük ogni abitazione era divisa in due stanze. Quella più grande aveva al centro un focolare rotondo ed intorno dei sedili e delle piattaforme elevate per dormire; in un angolo c'era un forno per cuocere il pane. La stanza più piccola era una dispensa per conservare il cibo: tra una casa e l'altra c'erano dei cortili usati come stalle per capre e pecore. Circa un terzo delle case presenta stanze decorate e arredate apparentemente per scopi cultuali: sulle pareti, infatti, sono state rinvenute pitture e sculture di argilla che raffigurano teste di animali (qualcosa di analogo ai bucrani) e divinità (specialmente femminili, legate al culto domestico della fertilità e della generazione).[4] Queste abitazioni non vanno pensate come santuari: il culto è ancora solo domestico e dà conto di una "ossessione simbolica", quella di un aggregato di umani che vivono a stretto contatto con i propri morti e che ha da tempo istintivamente associato penetrazione sessuale e sepoltura dei semi per l'agricoltura.[4] Gli abitanti della città di Çatalhöyük seppellivano i propri morti, divisi per sesso, sotto il letto. Questi, prima di essere sistemati sotto i letti, venivano esposti all’aperto in attesa che gli avvoltoi procedessero ad una completa escarnazione, con lo stesso sistema usato ancora oggi in India ed in Persia, dove i cadaveri sono depositati nelle cosiddette Torri del Silenzio.[5]

[modifica] Economia e commercio

Teste di toro neolitiche da Çatalhöyük (Museo della Civilizzazione Anatolica, Ankara).

Fra i ritrovamenti relativi alla cultura materiale sono da segnalare l'abbondante produzione ceramica (via via lustrata chiara, poi scura, poi ingubbiata di rosso, ma non ancora dipinta, come poi accadrà nel neolitico anatolico[1]) e la raffinata industria litica, realizzata per il 90% in ossidiana, pietra vulcanica vetrosa di cui la regione è ricca e di cui è attestato un intenso commercio locale fin dall'epoca protostorica[6].

Lo schema economico di base è quello tipicamente agro-pastorale, ma si segnalano scelte ardite, quali quella di coltivare frumento invece che orzo e quella di allevare bovini invece che caprovini.[1]

Schema cronologico della rivoluzione neolitica[7]
15000 Periodizzazione Palestina Siria Tauro Anatolia Kurdistan Luristan Khuzistan
10000 caccia e
raccolta

intensificata


Kebara

 
     

Zarzi

 
   
7000 produzione
incipiente

Natufiano
(10000-8500)
PPNA
(8000-7300)
 
  Hagilar
aceramico
(7500-7000)
 

Zawi Chemi
Shanidar

(9000-8000)
Karim Shahir
(7500-7000)

Ganjdareh
Asiab
(8000-7500)

 




Bus Mordeh
(7500-6500)
6000 neolitico
aceramico

PPNB (Gerico)
(7000-6000)

Beidha
(7000-6000)
 

PPNB (Mureybet)
(ca. 6500)

Buqros, el-Kom
(6500-6000)
 
Çayönü
(7500-6500)
Giafer Hüyük
Çatalhöyük
aceramico
(7000-6000)
Giarmo
aceramico
(6500-6000)
Tepe Guran
(6500-6000)
 
Ali Kosh
(6500-6000)
 
Schema cronologico del neolitico del Vicino Oriente[8]
6000 Khabur Gebel Singiar
Assiria
Medio Tigri Bassa
Mesopotamia
Khuzistan Anatolia Siria
5600   Umm Dabaghiya     Muhammad Giaffar Çatalhöyük
(6300-5500)
 
Amuq A
5200
Halaf antico

Hassuna
Samarra antico
(5600-5400)

Samarra medio
(5400-5000)

Samarra tardo
(5000-4800)
 
Susiana A
Hagilar

Mersin 24-22
 

Amuq B
4800
Halaf medio
Hassuna tardo

Gawra 20
Eridu
(= Ubaid 1)
Eridu 19-15

Tepe Sabz
Hagilar

Mersin 22-20

Amuq C
4500 Halaf tardo Gawra 19-18   Haggi Muhammad
(= Ubaid 2)

Eridu 14-12
Khazineh

Susiana B
Gian Hasan

Mersin 19-17

Amuq D

[modifica] Note

  1. ^ a b c d Liverani, 2009, cit., p. 83.
  2. ^ Dal sito ufficiale.
  3. ^ Cfr. Liverani, 2009, cit., p. 83-4.
  4. ^ a b Cfr. Liverani, 2009, cit., p. 84.
  5. ^ Milost Della Grazia. Catal Huyuk la città più antica del mondo. melegnano.net. URL consultato il 19-10-2008.
  6. ^ Liverani, 2009, cit., pp. 80 e 83.
  7. ^ Mario Liverani, Antico Oriente: storia, società, economia, Laterza, Roma-Bari, 2009, ISBN 978-88-420-9041-0, p. 64.
  8. ^ Mario Liverani, Antico Oriente: storia, società, economia, Laterza, Roma-Bari, 2009, ISBN 978-88-420-9041-0, p. 84.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

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