Morire per l’acqua, e non solo di sete (2)

Va bene! *
14/07/2015
Valter Vecellio

Morire per l’acqua, e non solo di sete (2)


I Paesi che condividono corsi d’acqua “dovranno imparare a condividerli e proteggerli con l’aiuto della comunità internazionale, perché non sia causa di guerre come per il petrolio e soprattutto non diventino facile obiettivo del terrorismo internazionale”. Lo si legge in un articolo di Biagio Costanzo, pubblicato sul portale dell’Intelligence italiana.

In molte regioni del mondo “la scarsità d’acqua potrebbe diventare una fonte importante di instabilità economica e politica”; si osserva che “mancano regole di diritto internazionale per la gestione dell’acqua e la sua difesa come bene comune…Il controllo dei bacini idrografici potrebbe far scoppiare in qualunque momento conflitti armati in zone dove già si registrano tensioni politiche”. E’ noto che una delle cause delle persistenti tensioni in Medio Oriente è proprio il controllo delle risorse idriche. Un’altra zona nella quale l’acqua è un fattore rilevante di tensioni è l’Africa nord-orientale: il bacino idrografico del Nilo attraversa ben dieci paesi africani: Etiopia, Sudan, Egitto, Uganda, Kenya, Tanzania, Burundi, Ruanda, Repubblica democratica del Congo, Eritrea. Le acque del Nilo hanno un bacino di utenza che nel 2025 potrebbe arrivare a 859 milioni di persone.

Altro focolaio di conflitti per il controllo delle fonti d’acqua, la regione dell’Anatolia: Turchia, Iraq, Siria condividono il corso dei fiumi Tigri ed Eufrate. In questa regione, la lotta per il controllo delle risorse idriche esaspererà fatalmente la già esistente conflittualità. Oltre a Medio Oriente e Nord Africa, ci sono poi altri luoghi di apparente bassa intensità, ma di potenziale conflitto per il controllo dell’acqua: Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan; gli stati bagnati dal Syr Daya, che affluisce nel mare di Aral; Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam, che condividono il Mekong.

* E' un omaggio al nostro Presidente Sergio Stanzani, scomparso il 17 ottobre 2013, che aveva come frequente intercalare quel "va bene" per il quale veniva sempre preso affettuosamente in giro.

 

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