USA: tanti omicidi della polizia e pochi condannati

Va bene! *
11/05/2015
Valerio Fioravanti

USA: tanti omicidi della polizia e pochi condannati


Due recenti articoli del New York Times e del Washington Post hanno calcolato che ogni anno la polizia uccide in media 1.100 persone e che, dal 2005 ad oggi, solo 54 poliziotti sono stati rinviati a giudizio per omicidio e solo 12 condannati. La pena media è stata di 4 anni. Gli articoli (New York Times 30 aprile 2015 e Washington Post 11 aprile 2015) riconoscono l’importanza di due organizzazioni no-profit, “Fatal Encounters” e “Killed by Police”, che attraverso una capillare rassegna stampa, hanno dimostrato che i dati ufficiali forniti ogni anno dal Federal Bureau of Investigation (FBI) sui cosiddetti “omicidi giustificati” compiuti dalla polizia, registrano meno della metà delle morti per mano della polizia.

Il FBI in realtà ha sempre ammesso l’incompletezza dei propri dati, causata dal fatto che le polizie locali non hanno l’obbligo di fornire tutti gli aggiornamenti relativi a questo tipo di “crimine” ma lo fanno solo su base “volontaria”. Certo però, lo scollamento tra i due dati è molto forte: una media di 400 morti l’anno secondo il FBI, e di 1100 secondo le Ong. Rimane il fatto che la percentuale di omicidi compiuti dalla polizia che viene sanzionata è infinitesimale: in 10 anni solo 54 rinvii a giudizio. Il follow-up dei rinvii a giudizio compiuto dalle ong segnala che dei 54 casi, 19 sono ancora aperti, 23 hanno portato ad una assoluzione, e 12 ad una condanna.

L’accurato lavoro delle Ong, che hanno incrociato i dati di vittime e imputati, sembra smentire l’impressione che i media stanno dando nell’ultimo periodo che le vittime della violenza della polizia siano soprattutto persone di colore. I dati delle Ong che coprono le uccisioni a partire dal 2013 ad oggi segnalano che, quando è possibile individuare le razze, i neri sono circa il 30% dei morti, e i bianchi circa il 50%.

* E' un omaggio al nostro Presidente Sergio Stanzani, scomparso il 17 ottobre 2013, che aveva come frequente intercalare quel "va bene" per il quale veniva sempre preso affettuosamente in giro.

 

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