Aumentano le esecuzioni capitali in Iran

Va bene! *
11/05/2015
Domenico Letizia

Aumentano le esecuzioni capitali in Iran


Continuano ad essere di estrema preoccupazione le notizie che giungono dall’Iran riguardanti le esecuzioni capitali che avvengono indiscriminatamente nel paese. Qualche giorno fa ho pubblicato per “Cronache de Il Garantista” una raccolta dati riguardanti le esecuzioni nel paese nel solo mese di Aprile, dati raccolti grazie al lavoro della Ong “Nessuno Tocchi Caino”. Nel solo mese di Aprile di quest’anno vi è un ricco elenco di esecuzioni. Tra il 16 e il 20 Aprile, almeno 20 prigionieri sono stati giustiziati per reati legati allo spaccio di droga in diverse città dell’Iran.

In Iran la Costituzione ha come fonte la legge islamica: “la legge islamica è la fonte essenziale per tutti i rami della legislazione”, tra cui la legislazione sociale e civile. L’impiccagione è il metodo preferito con cui è applicata la Sharia in Iran. Come cappio è utilizzata una corda robusta oppure un filo d’acciaio che viene posto intorno al collo in modo da stringere la laringe provocando una morte più prolungata con forti dolori. Pochi giorni fa è giunta anche la condanna da parte delle Nazioni Unite.

I rapporti ricevuti a Ginevra l’8 maggio 2015 dalle Nazioni Unite grazie al lavoro dei Relatori Speciali coordinati da Ahmed Shaheed hanno riportato: “Il governo iraniano si rifiuta di riconoscere la piena portata delle esecuzioni che si sono svolte nel paese, mostrando un cinico disprezzo sia per la dignità umana, sia per il diritto internazionale che per i diritti umani”. Tra il 9 e il 26 aprile ben 98 prigionieri, risulta dalle segnalazioni in nostro possesso, sono stati giustiziati con una media di sei esecuzioni al giorno. Questa ultima raffica di esecuzioni porta il numero delle vittime, dal primo gennaio ad oggi, a più di 340, tra cui riscontriamo l’esecuzione di almeno sei prigionieri politici e sette donne.

* E' un omaggio al nostro Presidente Sergio Stanzani, scomparso il 17 ottobre 2013, che aveva come frequente intercalare quel "va bene" per il quale veniva sempre preso affettuosamente in giro.

 

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