L'Economist, come i radicali, propone Israele nell'Unione Europea

Va bene! *
23/06/2014
Laura Harth

L'Economist, come i radicali, propone Israele nell'Unione Europea


"Anziché vaghi accordi di partnership, l'UE starebbe meglio se avanzasse una proposta semplice e chiara: se Israele e Palestina trovassero un pieno accordo di pace conclusivo, dovrebbero essere candidati alla membership di UE e NATO. Entrambi i paesi, o uno solo, potranno benissimo rifiutare l'offerta, ma non potranno ignorarla."

Così termina l'articolo della rubrica 'Charlemagne' sull'Economist del 14 giugno in cui vengono biasimate l'inconsistenza e l'irrilevanza alle quale l'Unione Europea si è condannata dando la precedenza a una vacua e non meglio precisata politica di vicinato. L'auspicio dell'Economist è proprio quello che i radicali, Marco Pannella in testa, vanno proponendo da anni. Quella di Israele nell'Unione Europea è una proposta che risale al 1988, anno in cui fu tenuta una riunione del Consiglio Generale del Partito Radicale a Gerusalemme Est.

E’ una proposta che ha sempre goduto e continua a godere di un forte consenso tra i cittadini israeliani. L’ultima volta ancora nel luglio 2011 con un sondaggio condotto dall'Università Ben Gurion in cui il 81% rispose a favore dell’adesione dell’Israele. 

* E' un omaggio al nostro Presidente Sergio Stanzani, scomparso il 17 ottobre 2013, che aveva come frequente intercalare quel "va bene" per il quale veniva sempre preso affettuosamente in giro.

 

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