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«Il mio Iran non ha bisogno dell'America»
Il primo discorso del presidente ultraconservatore Ahmadinejad: «Israele? Uno Stato terrorista»
L'Iran di Mahmud Ahmadinejad, l'Iran di domani, assomiglia più al Paese isolato e diffidente degli anni 80 che non a quello curioso cresciuto con il «riformismo» del presidente uscente Mohamed Khatami. «Siamo sulla via dell'autosufficienza e dello sviluppo — annuncia Ahmadinejad alla sua prima conferenza stampa da presidente —. E non abbiamo bisogno dell'approvazione degli Stati Uniti sulla nostra democrazia». Israele? «Uno Stato terrorista». I prigionieri politici? «Sarei un dittatore se interferissi nelle decisioni della magistratura». E i diritti umani violati? «Sì, anch'io sono preoccupato della violazione dei diritti umani da parte di superpotenze unilaterali», vale a dire, ancora, gli Usa. La corsa al nucleare? «Un diritto nazionale, da difendere molto seriamente». Che sorte avranno i negoziati avviati con Francia, Germania e Gran Bretagna? «Gli europei devono scendere dalla loro torre d'avorio e rispettare gli impegni presi. Nella fiducia reciproca, credo si potrà trovare un'intesa. Ma una cosa è certa. Tutti gli iraniani sono convinti come me del nostro diritto di sfruttare l'energia atomica a scopi pacifici, dalla energia alla medicina».
Nella sua ultima conferenza stampa prima di diventare presidente, l'ultra conservatore Mahmud Ahmadinejad aveva litigato con Christiane Amanpour, la star della Cnn, e l'aveva, in sostanza, cacciata dalla sala. Ieri, ormai nei panni di presidente, l'atteggiamento era molto diverso. Cortese, disponibile, persino sorridente. «Il mio sarà un governo di pace e moderazione, nessun estremismo sarà accettabile», dice, ma la tempra da combattente e l'assolutismo delle convinzioni emergono ad ogni confronto diretto.
Ahmadinejad, uscito vittorioso dal ballottaggio con l'ex presidente Rafsanjani, nel governo vuole efficienza, decentramento e lotta alla corruzione. In politica estera il cardine resta l'avversione a Stati Uniti e Israele, ma condito con un tocco di moderno multipolarismo e una manciata di sapori antichi: dall'anti-imperialismo al terzomondismo. «E' finita l'epoca in cui certi Paesi si sentivano superiori agli altri. Il popolo iraniano è forte e avrà una presenza internazionale più attiva».
In economia l'andatura pare invece a zig zag. Ahmadinejad sta studiando «una legislazione per stimolare la Borsa e agevolare gli investimenti esteri, con un occhio di riguardo per gli iraniani espatriati». Ma è anche attratto dall'autarchia sperimentata negli anni della guerra con l'Iraq: «Sono contro l'assemblaggio delle automobili con pezzi d'importazione, la nostra industria può completare l'intero ciclo produttivo e realizzare vetture competitive. E sul petrolio, ovviamente, la precedenza andrà alle imprese nazionali».
Sul sistema politico le convinzioni più nette. «La democrazia religiosa che vige nella Repubblica islamica d'Iran è il sistema di governo più avanzato dell'intero genere umano. Io ero un candidato indipendente e il popolo mi ha scelto per salvaguardare le sua grandezza. Con me governeranno i 70 milioni di iraniani».