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DARFUR/NON C’È PACE SENZA GIUSTIZIA: SODDISFAZIONE PER LA DECISIONE DEL PROCURATORE DELLA CPI DI APRIRE LE INDAGINI IN DARFUR
Dichiarazione di Sergio Stanzani e Gianfranco Dell’Alba, Presidente e Segretario Generale di NPSG:
NPSG accoglie con soddisfazione l’annuncio dato oggi dal Procuratore generale della Corte Penale Internazionale di aprire formalmente le indagini in Darfur, a seguito della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 31 marzo scorso. Questa è una decisione fondamentale per le popolazioni del Darfur, che ha diritto alla responsabilità per i crimini che sono stati commessi contro di loro e per tutti coloro che ritengono che la giustizia sia un presupposto indispensabile affinché la pace sia duratura.
È palese che le autorità sudanesi non sono in grado di condurre delle indagini reali e processi equi nei confronti dei responsabili di quei crimini. Il recente giro di vite messo in atto contro i difensori dei diritti umani ed altri promotori della giustizia e dello stato di diritto va ancora oltre, e mostra che il governo sudanese non ha intenzione di fare nulla per fermare la violenza e portare quei responsabili di fronte alla giustizia. La CPI deve adesso giocare il ruolo che le era stato attribuito fin dall’inizio: ottenere, per le vittime dei crimini internazionali, la certezza delle responsabilità, una volta che le autorità dello stato siano incapaci o, come in questo caso, manifestamente non disposte a farlo.
Il Consiglio di Sicurezza, attraverso il consenso degli Stati Uniti e di altri paesi che non hanno ratificato lo Statuto di Roma, è già arrivato a stabilire che la situazione in Darfur, e la dilagante impunità per il genocidio, i crimini di guerra ed i crimini contro l’umanità, rappresentano una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale ed ha chiesto al Procuratore di presentare il proprio rapporto entro la fine di giugno.
Non c’è Pace Senza Giustizia invita il procuratore della CPI ad usare questa opportunità per sottolineare il ruolo che la giustizia penale internazionale ha nel rimuovere quella minaccia e nel contribuire ad una pace sostenibile in Darfur, cosi come in generale nell’intero Sudan.
Il ruolo della Corte in Darfur non deve oscurare il lavoro già fatto dalla stessa Corte: la gente sia in Congo che in Uganda che ovunque ha bisogno della certezza di responsabilità cosi come in Darfur per costruire un futuro di pace durevole. Chiediamo al Procuratore di mantenersi vigile in tutte le situazioni che gli sono state affidate quale difensore della giustizia, di assicurare che i responsabili siano giudicati e che le vittime abbiano la possibilità di ottenere un giusto risarcimento e che la società possa tornare alla normalità ed allo Stato di diritto.
Il lavoro della CPI ha bisogno di mandare un segnale chiaro che l’impunità per questi crimini non può e non sarà tollerata dalla comunità internazionale e che la responsabilità personale e penale è un presupposto irrinunciabile per un duraturo assetto politico ed una pace a lungo termine.
Chiediamo inoltre a tutti gli Stati di fornire alla Corte il sostegno politico e finanziario di cui ha bisogno per adempiere al suo storico ruolo e, in particolare, esortiamo il Sudan a rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e permettere alla Corte di svolgere il proprio lavoro.
Per informazioni: Non c’è Pace Senza Giustizia – Stefano Moschini, tel. 06-68803613