Xinjiang, pena di morte per i rivoltosi
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L'elicottero color sabbia compie un semicerchio sopra i palazzi malridotti di uno dei quartieri uiguri del centro. I volantini fioccano sui vicoli. Gli uomini non li raccolgono, hanno le mani impegnate da bastoni e pietre: sono decine, aspettano l'assalto dei cinesi han. Tocca alle donne, che afferrano i fogli e poi li guardano senza sapere bene cosa farne. Se la folla nervosa sapesse leggere il mandarino, e lì ci sono 30 righe di ideogrammi, scoprirebbe che il segretario regionale del Partito comunista, Wang Lequan, chiede a tutti di «tornare a casa, alle unità di lavoro, nei quartieri». Tutti, cinesi e uiguri. Cioè: lasciar perdere la tentazione di una guerra civile in Xinjiang. Arriva un drappello di poliziotti. Li comanda un ufficiale uiguro, che con aria da fratello maggiore convince i capibanda a mettere da parte le mazze, a lasciar stare i sassi nascosti sotto le auto, pronti all'uso. I cinesi, promette, non arriveranno. Non accadrà. Perché il timore dei quartieri uiguri (e han) è in fondo lo stesso che nutrono le autorità: lo scatenarsi di una spirale di pogrom opposti. E per questo che Urumgi è stata militarizzata, decine di migliaia di uomini in marcia per i viali, seduti in attesa di ordini o a costituire cordoni di sicurezza fra aree uigure e aree han, con arterie costeggiate in tutta la loro lunghezza da camion, blindati e bus per le truppe. Preoccupa, in questa fase, la rabbia dei cinesi. Aggressioni e tentativi di linciaggio di uiguri da parte di han hanno costellato episodicamente la giornata, sono stati effettuati arresti: però «da situazione è sotto controllo» ha assicurato il sindaco. Per essere più che certo di come vanno le cose, evidentemente, il presidente Hu Jintao è partito in anti cipo dall'Italia disertando il G8+5 dell'Aquila e rinviando la successiva visita in Portogallo. Una decisione che osservatori hanno valutato senza precedenti, lasciando azzardare addirittura l'ipotesi di dissonanze all'interno del Politburo. Dalla violenta manifestazione degli uiguri di domenica 5 (ufficialmente 156 morti, di cui g arsi vivi da identificare, 1.103 feriti, dato di ieri, e circa 1.500 arresti), finora nessuno dei top leader si è pronunciato sul tema, né Hu né il capo del parlamento Wu Bangguo né il premier Wen Jiabao. Il rientro di Hu è di per sé un messaggio, mentre il più alto esponente del governo a essersi esposto è il ministro della Sicurezza, Meng Jianzhu. Ieri a Urumgi ha visitato agenti e ospedali e in un comizio ha citato la «dotta, profondamente politica, in atto fra secessione e antisecessione». A gestire l'emergenza sono le autorità locali, che stanziano ii milioni di euro per gli indennizzi e si sforzano di garantire i servizi in un capoluogo saturato dalle forze di sicurezza. Il segretario cittadino del Partito, Li Zhi, annuncia: «La gran parte dei sospettati è catturata, ora li interrogano». E poi: «Chi ha compiuto i crimini peggiori verrà colpito con il massimo della pena». Che, in Cina, è notoriamente la pena di morte. L'ordine, tuttavia, è smorzare la contrapposizione etnica, esaltando l'armonia fra i gruppi: «I nemici detestano la nostra società composita e prospera». Il mondo osserva e addirittura da Ankara il premier Recep Tayyp Erdogan ha espresso timori di «atrocità» ai danni degli uiguri, con cui la Turchia condivide legami storici, Islam e ceppo linguistico. Una lettura, la sua, che contrasta con la linea ufficiale di Pechino: gli aggressori - domenica erano uiguri. Su provenienza delle vittime, date dei funerali e luoghi di sepoltura, il sindaco e il segretario Li non rispondono. Dagli Usa, la leader del nazionalismo uiguro Rebiya Kadeer ha fatto sapere che le vittime dei disordini sarebbero in realtà 400. Erkin Alpteldn, un esponente ulguro invitato a Roma dal Partito radicale, ha invece detto che sono circa 800 i morti tra gli uiguri, 3 mila gli arrestati. All'Ospedale dell'Amicizia il direttore Zhu Yuanchun conta 108 ricoveri a causa degli Incidenti, in maggioranza per mattonate e bastonate, meno per colpi di coltello (invece, al 3' piano dell'Ospedale del Popolo, si contano ferite da arma da fuoco su esponenti delle due comunità). Tutti han, tranne la piccola Diliguma, 3 anni, centrata al capo da un sasso. Quanto ai morti, il dottor Zhu non se ne interessa. Salvare i vivi è il lavoro che gli viene meglio.
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |











