Visto negato al Dalai Lama, i Nobel contro il Sudafrica
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Il governo: «E vero, teniamo al nostro rapporto con Pechino». Duro il Comitato di Oslo. Il silenzio di Mandela «Scelta vergognosa», tuona l`arcivescovo Desmond Tutu. «Così si rinnega il principio di libertà su cui si fonda la società sudafricana» attacca FW de Klerk. Due vecchi Nobel, un bianco e un nero, si scagliano contro la decisione del governo di Pretoria di negare il visto al Dalai Lama. Nel Sudafrica di oggi la Cina conta più di Nelson Mandela. C`era anche la firma del novantenne Madiba sull`invito spedito ai «colleghi» Nobel per la pace di ogni parte del mondo. Appuntamento questa settimana a Johannesburg per una Conferenza della Federazione Calcio in vista dei Mondiali 2010: «Il football contro razzismo e xenofobia». Tema meraviglioso. E messo in ombra (se non rovinato) dalla decisione del governo di non «convocare» il leader religioso tibetano. Pretoria ha prima fatto melina adducendo problemi tecnici. Poi ieri il presidente Kgalema Motlanthe dell`Anc (National African Congress) ha ammesso che a causa della presenza del Dalai Lama «il Sudafrica sarebbe stato fonte di pubblicità negativa per la Cina» e che «noi diamo molto valore ai rapporti con la Cina». Molto valore: il 20% del commercio cinese in Africa finisce nell`ex Paese dell`apartheid. A Dharamsala il governo tibetano in esilio ha reagito con delusa comprensione: «Ogni Paese ha diritto di proteggere i propri interessi». MaKjetil Siem, capo dellaPremier League sudafricana, dice che non spetta al governo decidere chi può partecipare a una conferenza di pace. A Oslo Geir Lundestad, direttore del Comitato Nobel, parla di «delusione». Un Paese «che ha avuto tanta solidarietà dal mondo ora la nega ad altri». Contro-boicottaggio. Lo squadrone assortito di Nobel, star di Hollywood (e calciatori della nazionale norvegese) atteso a Johannesburg per giovedì s`è squagliato. La Norvegia valuta se ritirare la squadra che sabato dovrebbe giocare con i Bafana Bafana, la nazionale ospite. Sul fronte interno, Desmond Tutu fa sapere che non parteciperà: «Condanno la decisione odiosa del mio governo contro Sua Santità, per altro in linea con le altre scelte fatte all`Onu: un tradimento della nostra storia di lotte. Che vergogna». Dal Darfur al Tibet: anche FW de Klerk, 15 anni fa discusso co-traghettatore del Sudafrica dal regime pro-apartheid a nazione arcobaleno, ha ritirato l`adesione: «La Coppa del Mondo e gli eventi connessi richiedono uno spirito di universalità che il governo ha rinnegato». De Klerk chiama in causa Mandela, rimarcando che è una «questione di onore rispettare l`invito che con l`ex presidente e l`arcivescovo Tutu abbiamo mandato al Dalai Lama». E Madiba che fa? Glissa. Contattata dal Corriere, la Fondazione Mandela sottolinea che «all`ex presidente è stato semplicemente chiesto di firmare l`invito per un certo numero di persone in vista della Conferenza sul calcio». E che «non spetta a noi la questione dei visti». Ricordano che Mandela si è ritirato a vita privata e non commenta le scelte del governo. Dovrebbe?
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2012-02-12 17:00:00 Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella
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2011-10-31 12:00:00 









