Vincitore e vinto

Adriano Sofri
L'Espresso

Vedo un´angoscia quasi disperata in Giovanni Paolo II. Ha visto Auschwitz, ha visto Sarajevo, vede il martirio cristiano quotidiano nell´Africa e nell´Asia di oggi, ha visto la Chiesa del silenzio sotto il comunismo. Dice: "Una nuova era di perdono amore e pace", e però avverte i giovani che essere cristiani vuol dire essere pronti a versare il sangue per testimoniare della propria fede. Era forte, ed è debole. Perché ha vinto atleticamente contro la tirannide sovietica, e poi ha perso tremando contro la modernità. Nessuna sinistra, neanche quella che fa della vittoria il criterio delle proprie scelte, può fare a meno di simpatizzare con la debolezza e con la sconfitta di questo papa.