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VERTICE A RABAT, CON TANTA VOGLIA DI FARSI CONTAGIARE DAL VIRUS ELETTORALE
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Rabat. Dal primo al 3 ottobre si è tenuto nella capitale marocchina, Rabat, il summit sul processo elettorale e il pluralismo politico nel Grande medio oriente, dal Maghreb al Pakistan.
La conferenza è stata promossa da Non c’è pace senza giustizia, organizzazione rappresentata dall’On. Emma Bonino, dal governo italiano, con la presenza del sottosegretario di Stato agli Affari esteri Alfredo Luigi Mantica, e da quello del Regno marocchino con la sponsorizzazione del programma Dad (Democracy assistance dialogue) nato dal vertice G8 di Sea Island. Il summit ha lo scopo di presentare ai governi le proposte stilate a metà luglio dagli attori della società civile nel primo round della conferenza avvenuta a Venezia.
E’ la prima volta che nel mondo arabo ha luogo un summit che riunisce tra i partecipanti sia gli attori governativi sia quelli non governativi: ong, intelletuali e attivisti politici. Il Marocco è peraltro il paese ideale per parlare di riforme: negli ultimi tre anni il Regno ha emanato nuove leggi per il miglioramento dello status della donna e per la prima volta nei quotidiani si inizia a leggere critiche contro la casa reale, senza il timore di essere arrestati.
In medio oriente e in nord Africa tra la popolazione e specialmente tra la nuova élite di intellettuali si sta diffondendo un senso di insoddisfazione, che in Egitto si è espresso con il movimento di coscienza e di opposizione Kifaya, ovvero "basta" ai regimi, alle restrizioni di libertà di espressione e di pensiero. Gruppi e organizzazioni sotteranee si stanno sviluppando in Tunisia come in Libia attraverso internet e sempre più conferenze sul pluralismo politico e contro le restrizioni dei diritti dell’uomo hanno luogo in medio oriente. Bonino dice al Foglio che mentre l’Europa sta ancora pensando se l’islam sia compatibile o meno con la democrazia – "rischiando di perdere ancora una volta il treno per lo sviluppo della regione" - gli arabi si riuniscono per parlare di processi elettorali, arrivando a mettere in pericolo anche le proprie vite.
Un vento di cambiamento sembra già soffiare nella regione, in Kuwait Rola Dashti si presenterà alle prossime elezioni, che per la prima volta lasceranno partecipare anche le donne. “Questo è un primo passo verso la democrazia”, dice Dashti al Foglio, così come lo sono gli altri processi elettorali in atto nell’area. Ma quando si parla di “virus delle urne in medio oriente”, molti partecipanti iniziano a ridere amaramente, perché dice al Foglio Riad Malki, direttore del centro Panorama nei Territori palestinesi, "nonostante le varie elezioni nessun paese della regione ha raggiunto la democrazia". Gli iracheni al convegno, come Hussein Sinjari, direttore del settimanale al Ahali, guardano al referendum del 15 ottobre sulla Costituzione con ottimismo, dicendo che "l’Iraq non ha altra scelta che riuscire nel processo di democratizzazione per sconfiggere il terrorismo e diventare un esempio per la regione".
Ci sono anche gli attivisti che sono stanchi di rimanere a guardare, aspettando di essere salvati. Il dipartimento di Stato americano, per esempio, al momento non ha intenzione di prendere misure contro la dittatura libica, soprattutto perché vuole "ricompensare" la dismissione dei programmi di sviluppo delle armi di distruzione di massa. Ma i dissidenti vogliono agire, come lo vogliono i militanti in altri paese arabi. Un nuovo movimento, che prende ispirazione da Kifaya, sembra pertanto prendere forma. Un network che include e collega tra di loro gli attori non governativi del medio oriente e che "intende agire come un gruppo globale sotto il nome delle riforme".
La conferenza è stata promossa da Non c’è pace senza giustizia, organizzazione rappresentata dall’On. Emma Bonino, dal governo italiano, con la presenza del sottosegretario di Stato agli Affari esteri Alfredo Luigi Mantica, e da quello del Regno marocchino con la sponsorizzazione del programma Dad (Democracy assistance dialogue) nato dal vertice G8 di Sea Island. Il summit ha lo scopo di presentare ai governi le proposte stilate a metà luglio dagli attori della società civile nel primo round della conferenza avvenuta a Venezia.
E’ la prima volta che nel mondo arabo ha luogo un summit che riunisce tra i partecipanti sia gli attori governativi sia quelli non governativi: ong, intelletuali e attivisti politici. Il Marocco è peraltro il paese ideale per parlare di riforme: negli ultimi tre anni il Regno ha emanato nuove leggi per il miglioramento dello status della donna e per la prima volta nei quotidiani si inizia a leggere critiche contro la casa reale, senza il timore di essere arrestati.
In medio oriente e in nord Africa tra la popolazione e specialmente tra la nuova élite di intellettuali si sta diffondendo un senso di insoddisfazione, che in Egitto si è espresso con il movimento di coscienza e di opposizione Kifaya, ovvero "basta" ai regimi, alle restrizioni di libertà di espressione e di pensiero. Gruppi e organizzazioni sotteranee si stanno sviluppando in Tunisia come in Libia attraverso internet e sempre più conferenze sul pluralismo politico e contro le restrizioni dei diritti dell’uomo hanno luogo in medio oriente. Bonino dice al Foglio che mentre l’Europa sta ancora pensando se l’islam sia compatibile o meno con la democrazia – "rischiando di perdere ancora una volta il treno per lo sviluppo della regione" - gli arabi si riuniscono per parlare di processi elettorali, arrivando a mettere in pericolo anche le proprie vite.
Un vento di cambiamento sembra già soffiare nella regione, in Kuwait Rola Dashti si presenterà alle prossime elezioni, che per la prima volta lasceranno partecipare anche le donne. “Questo è un primo passo verso la democrazia”, dice Dashti al Foglio, così come lo sono gli altri processi elettorali in atto nell’area. Ma quando si parla di “virus delle urne in medio oriente”, molti partecipanti iniziano a ridere amaramente, perché dice al Foglio Riad Malki, direttore del centro Panorama nei Territori palestinesi, "nonostante le varie elezioni nessun paese della regione ha raggiunto la democrazia". Gli iracheni al convegno, come Hussein Sinjari, direttore del settimanale al Ahali, guardano al referendum del 15 ottobre sulla Costituzione con ottimismo, dicendo che "l’Iraq non ha altra scelta che riuscire nel processo di democratizzazione per sconfiggere il terrorismo e diventare un esempio per la regione".
Ci sono anche gli attivisti che sono stanchi di rimanere a guardare, aspettando di essere salvati. Il dipartimento di Stato americano, per esempio, al momento non ha intenzione di prendere misure contro la dittatura libica, soprattutto perché vuole "ricompensare" la dismissione dei programmi di sviluppo delle armi di distruzione di massa. Ma i dissidenti vogliono agire, come lo vogliono i militanti in altri paese arabi. Un nuovo movimento, che prende ispirazione da Kifaya, sembra pertanto prendere forma. Un network che include e collega tra di loro gli attori non governativi del medio oriente e che "intende agire come un gruppo globale sotto il nome delle riforme".
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
09/03/2006
Islam E Democrazia
CORANO A SCUOLA/BONINO: "EVITIAMO DI DIVENTARE UNA REPUBBLICA FONDATA DALLE RELIGIONI"
08/03/2006
Islam E Democrazia
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE: EMMA BONINO APRE LA CONFERENZA SU INTEGRAZIONE DELLE DONNE NELLA VITA ECONOMICA NEL MONDO ARABO ORGANIZZATA DALLA BANCA MONDIALE E DA NON C’E PACE SENZA GIUSTIZIA.
06/02/2006
Islam E Democrazia
BONINO: DA ISTANBUL UN APPELLO A SOSTENERE I LIBERALI E DEMOCRATICI ARABI E A PROMUOVERE IL RUOLO DELLE DONNE
Rassegna stampa
02/03/2007
Il Venerdì di Repubblica
Paola Zanuttini
LE MIE COLLEGHE ISLAMICHE: SOTTO IL VELO E' CELATO IL POTERE











