UNO TSUNAMI DI SOLIDARIETA' DAGLI ITALIANI

Giulia Rocchi
Avvenire

Case, ospedali, scuole. La furia dello tsunami li ha spazzati via, lo scorso 26 dicembre. Ma saranno presto ricostruiti. Anche per merito della generosità degli italiani. Ci vorrà tempo, almeno un anno. Forse quattordici mesi. Ma poi l'intervento della Protezione civile italiana nello Sri Lanka potrà dirsi concluso.
E' stato annunciato ieri, nella conferenza stampa organizzata presso il dipartimento della Protezione civile dal Comitato dei garanti. La notizia è stata accoha con soddisfazione dalle organizzazioni non governative, che nei giorni scorsi avevano reclamato una maggiore partecipazione nei processi decisionali. Infatti, dei quarantotto progetti in cui è impegnata la Protezione civile, trentasette sono oggetto di ventotto convenzioni con ong. Tra queste, sedici sono state già sottoscritte (ong e Istituto superiore di sanità), e le altre saranno entro fine mese.
Finora sono stati allestiti sedici campi di accoglienza, PCI un totale di circa mille tende in grado di ospitare fino a otto persone ciascuna. E migliaia di cingalesi sono già stati curati nei due ospedali (a Kinniya, nel distretto di Trincomalee, e a Unawatuna, in quello di Galle). Ma sono previsti altri interventi del nostro Paese, dalla ricostruzione di case e scuole, al ripristino della rete fognaria e idrica, fino alla riedificazione di alcune caserme dei vigili del fuoco locali. Progetti importanti, ambiziosi. Saranno realizzati grazie ai quarantacinque milioni di euro donati dagli italiani, che hanno risposto in massa alla mobilitazione lanciata da Rai, Mediasei, Corriere della Sera, Telecom, e gestori della telefonia mobile. Denaro a cui vanno aggiunti cinque milioni di euro prelevati dal fondo per la Protezione civile, che serviranno per spese amministrative.
In questo modo i soldi dei cittadini verranno spesi «fino all'ultimo centesimo nei soli interventi», come spiega il capo del dipartimento, Guido Bertolaso. In tutto quasi cinquanta milioni, di cui due ancora non sono stati destinati. Serviranno, per la coordinatrice dei garanti Emma Bonino, «da riserva per il completamento di interventi già in corso».
Stabilite di intesa con chi ha promosso le raccolte di fondi, le operazioni vedono già impegnati nello Sri Lanka settantotto esperti, fra medici, infermieri, vigili del fuoco, ingegneri, e altro personale specializzato. Il loro compito non è facile. Si trovano in un Paese straniero, messo in ginocchio dalla furia delle onde. Sono lì per aiutarlo a rialzarsi in piedi, nonostante le difficoltà. «Uno dei problemi da superare - afferma Bertolaso - è che in certi Paesi non esiste cultura dell'emergenza e della ricostruzione». A dare una mano ci saranno anche i volontari, reclutati dalla Protezione civile stessa o dalle ong. Desiderose, però, di rivestire un ruolo più importante. «Ci aspettiamo - dice Sergio Marelli, presidente dell'Associazione ong italiane -, in virtù della nostra quarantennale esperienza, di essere coinvolti direttamente nella definizione delle strategie di intervento». E chiede un incontro con Emma Bonino. Mentre Antonio Raimondi, presidente del Volontariato internazionale per lo sviluppo, ritiene che le ong «anziché lamentarsi» debbano «rimboccarsi le maniche: comunichino all'opinione pubblica ciò che realizzano, cerchino il sentimento e la solidarietà della gente comune». Per controllare lo stato di avanzamento dei lavori il Comitato dei garanti (di cui fanno parte, tra gli altri, il senatore a vita Giulio Andreotti e l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato) si recherà in Sri Lanka entro fine aprile.