PER UN IRAN DEMOCRATICO - THEY WANT FREEDOM ! PER IMPEDIRE UNA NUOVA, TRAGICA TIEN AN MEN


Le migliaia di militanti nonviolenti della democrazia, del diritto e della libertà che continuano in queste ore a scendere in piazza sfidando la repressione del regime iraniano, con il coraggio di rivoluzionari, gridando "we want freedom", rappresentano la speranza concreta, l'utopia possibile di un Medio Oriente libero, democratico e laico;

La reazione inconsistente del presidente Khatami ha reso ancora più evidente, anche per gli stessi iraniani, che a sette anni dall'elezione di un cosidetto governo riformista nulla è cambiato in meglio, e che la democrazia, i diritti umani e la pace sono fondamentalmente incompatibili con il regime teocratico come quello iraniano basato su una costituzione che attribuisce poteri illimitati a clerici non eletti dal popolo.

In Europa e nel nostro paese sembra stia ripiombando il macigno del silenzio a chiudere quello spiraglio d'informazione aperto nei giorni scorsi. In una lotta nonviolenta, che si appella all'opinione pubblica internazionale e, tramite essa, ai governi democratici, questo silenzio, come gli studenti stessi affermano, li rende isolati e ancora di più disarmati, inermi.

Che Amnesty International e Human Rights Watch continuino a denunciare un paese dove una continua repressione contro la libertà di espressione e di associazione, guidata dalla magistratura, ha portato in questi anni in carcere centinaia di studenti, giornalisti e intellettuali senza processo o a seguito di un processo iniquo, in un paese dove vigono ancora pratiche barbare di tortura e di applicazione della pena di morte, non sembra preoccupare né l’Unione né i governi europei, che continuano a sostenere finanziariamente il regime dello Ayatollah, anche attraverso recentissimi progetti industriali.

Che nel Medioriente ci sia un movimento di massa che lotta per i principi della Carta dei diritti dell'uomo, dando finalmente uno scacco a quanti riconoscevano in essa tratti esclusivamente "occidentali", sembra non interessare né le piazze pacifiste e new-global, né quell'Europa che ha ripetuto in questi mesi incessantemente: "la democrazia non si afferma con le armi". A costoro chiediamo: se non ora quando, se non così, come?

Non ci rimane quindi che guardarci attorno e tentare di unire le forze di tutti coloro che non vogliono assistere inerti ad un nuovo '99, quando gli studenti di Teheran furono massacrati nei loro dormitori, o peggio, com'è probabile, a scene di un'inedita piazza in cui seppellire di nuovo il sogno di una rivoluzione nonviolenta.

Per questo giovedì 10 luglio saremo davanti all'ambasciata iraniana a Roma alzando in alto i volti degli studenti uccisi, gridando slogan a loro vietati e per presentare a chi ci vorrà essere le importanti iniziative che con il partito radicale transnazionale perseguiremo nelle giornate precedenti e successive alla grande manifestazione indetta dagli studenti di Teheran il 9 luglio per ricordare i tragici eventi del '99. Il 10 luglio per far si che la speranza non si spenga ma anzi continui fino a quando la democrazia, il rispetto dei diritti umani non saranno assicurati al popolo iraniano.

Speriamo di non essere soli, di avere accanto a noi donne e uomini di ogni schieramento politico, di ogni movimento e di ogni convinzione, che decidano di unirsi in questa urgente e importantissima battaglia.

Mujon Baghai
Marco Valerio Lo Prete
Simone Sapienza
Matteo Angioli
Diego Galli

Militanti del partito radicale transnazionale


PER UN IRAN DEMOCRATICO - THEY WANT FREEDOM !


Appuntamento giovedì 10 luglio alle 16 davanti all’ambasciata iraniana a Roma
Via Nomentana 361/363