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Un militante della lista Bonino indossa il cartello: "Presidente legalità".
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Un coro di sì alle quote nelle liste - La Bonino controcorrente: è illiberale
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Roma - Sì alle quote rosa per garantire anche in Italia, fanalino di coda in Europa anche in questo, un'adeguata rappresentanza femminile in Parlamento. Sulla scia delle parole di Ciampi, un coro di consenso bipartisan accoglie la proposta di fissare per legge la percentuale di donne candidate. Con la significativa eccezione di Emma Bonino, storica femminista, che in un'intervista bolla le quote come illiberali e si chiede perché lo stesso strumento non viene proposto per i medici, gli avvocati e quant'altro. Per il resto, Lega a parte, è un coro di favorevoli. «O si rimettono le quote dopo anni di chiacchere o le donne in politica non ci arriveranno mai», dichiara Stefania Prestigiacomo, ministro per le Pari opportunità. «Stiamo studiando il ddl che prevede una riserva di candidature di un terzo», aggiunge la ministra convinta che «illiberale sia un Parlamento con così poche donne».
Con Prestigiacomo si schiera il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, che valuta «positivamente che alle prossime elezioni politiche ci sia una quota minima di candidate donne» ma invita lo Stato a fare di più. Pentita la presidente dei giovani di Confindustria, Anna Maria Artoni. «Sono sempre stata contraria alle quote perché credo fermamente nel meccanismo nel libero mercato anche in politica ma è così scarsa la presenza delle donne ai vertici delle istituzioni politiche ed è così ampio il gap tra Italia e Europa che vale la pena di fare un esperimento», dichiara la Artoni.
Se il centrodestra sta ancora studiando un suo disegno di legge, il centosinistra ne ha già pronto uno suo. Giuliano Amato e Cinzia Dato ieri hanno riproposto il ddl che fissa la «quota rosa» al 30 per cento delle liste. La legge, sottoscritta tra gli altri dalla Nobel Rita Levi Montalcini, era stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale che l'aveva ritenuta discriminatoria tra i sessi, invitando il Parlamento a rimuovere gli ostacoli che impediscono alle donne di essere presenti. «Dire che bisogna rimuovere gli ostacoli economici e sociali mi pare leggermente eccessivo e quindi bisogna rimuovere i maschi che stanno stabilmente in questi posti e non vogliono togliersi» chiosa Amato, tornato alla carica con la legge perché la Costituzione è stata cambiata e la Corte non potrà riproporre la sua obiezione. Anche Romano Prodi, da Bruxelles, appoggia l'iniziativa. Fuori dal coro il leghista Roberto Calderoli. «Lasciamo perdere i discorsi d'occasione, lasciamo perdere le quote nelle liste che offendono prima di tutto la donna. Avanti così si arriverà alle quote transessuali, ermafroditi e gay».
Con Prestigiacomo si schiera il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, che valuta «positivamente che alle prossime elezioni politiche ci sia una quota minima di candidate donne» ma invita lo Stato a fare di più. Pentita la presidente dei giovani di Confindustria, Anna Maria Artoni. «Sono sempre stata contraria alle quote perché credo fermamente nel meccanismo nel libero mercato anche in politica ma è così scarsa la presenza delle donne ai vertici delle istituzioni politiche ed è così ampio il gap tra Italia e Europa che vale la pena di fare un esperimento», dichiara la Artoni.
Se il centrodestra sta ancora studiando un suo disegno di legge, il centosinistra ne ha già pronto uno suo. Giuliano Amato e Cinzia Dato ieri hanno riproposto il ddl che fissa la «quota rosa» al 30 per cento delle liste. La legge, sottoscritta tra gli altri dalla Nobel Rita Levi Montalcini, era stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale che l'aveva ritenuta discriminatoria tra i sessi, invitando il Parlamento a rimuovere gli ostacoli che impediscono alle donne di essere presenti. «Dire che bisogna rimuovere gli ostacoli economici e sociali mi pare leggermente eccessivo e quindi bisogna rimuovere i maschi che stanno stabilmente in questi posti e non vogliono togliersi» chiosa Amato, tornato alla carica con la legge perché la Costituzione è stata cambiata e la Corte non potrà riproporre la sua obiezione. Anche Romano Prodi, da Bruxelles, appoggia l'iniziativa. Fuori dal coro il leghista Roberto Calderoli. «Lasciamo perdere i discorsi d'occasione, lasciamo perdere le quote nelle liste che offendono prima di tutto la donna. Avanti così si arriverà alle quote transessuali, ermafroditi e gay».
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