Un comitato «in rosa» contro l'astensionismo

Maria Corbi
La Stampa

Referendum, riunita una «nomenclatura» di donne laiche, liberali, radicali e cattolico liberali. Emma Bonino: niente posizioni furbesche, vogliamo un «sì» o un «no».

Rinasce il fronte trasversale delle donne che dopo le liti Mussolini-Santanchè aveva avuto un momento di seria difficoltà. «Basta sedersi sulle ginocchia della Turco», tuonavano pochi mesi fa le donne di Alleanza Nazionale riunite a convegno. Il referendum sulla fecondazione artificiale riunisce di nuovo le fila delle «ragazze». Una battaglia al femminile con un comandante un capo, Emma Bonino, che alle sue ordina: «parlatene dal parrucchiere». La messa in piega come momento di sensibilizzazione politica, una assoluta novità così distante dai collettivi femministi e dalle vecchie tecniche di propaganda femminista. Un tempo le donne gridavano in piazza e nelle scuole occupate : «il corpo è mio e lo gestisco io». Nessuna di loro frequentava parrucchieri allora. Oggi lo fanno e la novità è che neanche le pasionarie lo nascondono più.

Ieri le promotrici di questo comitato di donne laiche, liberali, radicali, cattolico-liberali (donneperilsi@ yahoo.com) si sono riunite nella loro sede, nel cuore di Trastevere. C'erano Stefania Prestigiacomo e a Emma Bonino, «le promotrici determinate, ma casuali» Stefania Craxi, Margherita Boniver, Sonia Raule, Maria Teresa Venturini Fendi, Lella Golfo. Un sodalizio in nome dei quattro quesito referendari nato grazie a un giro di telefonate, un semplice tam tan di amiche, dicono loro.

«Ci proponiamo soprattutto di battere l'astensionismo, battendo questa posizione un po' furbesca - ha spiegato Emma Bonino - vogliamo che ci sia un confronto chiaro, quello che si può avere solo con un "sì" o con un "no”. Non si capisce, infatti, perché un cittadino debba esprimere la propria liberta di coscienza andando al mare!». Un referendum che non dividerà il Paese, assicura la leader radicale: «i referendum hanno sempre unito, anche chi ha votato contro. Credo, poi, che la conquista di una libertà-responsabilità in più faccia bene al nostro paese».

Non potevano mancare commenti sull'ultimo gossip di Palazzo smentito dai protagonisti, Gianfranco Fini e Stefania Prestigiacomo. Il sospetto che la decisione del vicepremier di votare tre «sì» sia stata in qualche modo influenzata dalla sua amicizia con la ministra per le Pari opportunità. Fini ha affidato a un comunicato il suo sdegno per queste voci:«Provo indignazione per le maldicenze, le illazioni e le gratuite insinuazioni con cui si è cercato di spiegare le ragioni della mia meditata decisione di votare sì per tre referendum. Indignazione che diventa autentico disgusto per il fatto che non si è esitato a coinvolgere in uno squallido gossip di stampo maschilista il ministro Prestigiacomo cui rinnovo la stima e l'apprezzamento per il suo impegno».

La sala è affollata di nomenclatura in rosa. E in molte parlano di questa beautiful interpartitica. Tutte solidarizzano con la Prestigiacomo. Ci sono imprenditrici, scienziate, stiliste, attrici, giornaliste, magistrati, campionesse sportive. Ci sono l'inviato speciale del governo in Darfur Barbara Contini, il Premio Nobel Rita Levi Montalcini, la stilista Anna Fendi, le avvocatesse Giulia Bongior no e Tina Lagostena Bassi, le attrici Virna Lisi, EIsa Martinelli, Giuliana Lojodice, la campionessa di sci Manuela Di Centa. C'e anche l'economista Fiorella Padoa Schioppa che invita i leader dei due schieramenti politici a dire come voteranno: «in un paese democratico dovrebbero farlo». La parlamentare leghista Rosanna Boldi, cattolica, parla dell'attuale obbligo di impiantare anche un embrione malato: «non tutti hanno una fede così grande da poter accettare qualsiasi cosa e questo un cattolico dovrebbe capirlo». Sonia Raule racconta del dialogo con il marito, Franco Tatò, sui referendum e dice: ”Non esiste solo il desiderio di maternità, ma anche quello di paternità. A un comitato Uomini per il sì mio marito sarebbe tra i primi ad iscriversi...».

Intorno a questa rinnovata unione delle donne si è mossa una giornata tutta concentrata a commentare, a smentire, a discutere della posizione sui referendum di Fini e le sue derive scandalistiche. Il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, ha spiegato che «non è vero che Berlusconi non ha gradito le dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini». E intanto nasce un contro-comitato al femminile delle parlamentari di An. Non un comitato per il «no», bensì, come spiegano Roberta Angelilli e Adriana Poli Bortone un comitato per «l'astensione attiva».