Ultime mosse di Belgrado e Pristina prima della decisone della Corte Internazionale di Giustizia sullo status del Kosovo

Marina Sikora
Radio Radicale

A pochi giorni prima del pronunciamento della Corte internazionale di giustizia relativo alla legittimita’ dell’autoproclamata indipendenza del Kosovo, le aspettative sia a Belgrado che a Pristina sono grandi. Secondo le ultime dichairazioni del ministro degli esteri kosovaro, Skender Hiseni, sarebbero 35 i paesi che hanno annunciato che riconosceranno l’indipendenza di Pristina. Se cio’ accadra’ subito dopo la decisione della Corte non e’ stato detto ma il ministro kosovaro e’ convinto che questi paesi manteranno la parola data.
Va ricordato che dall’indipendenza del 17 febbraio 2008 fino ad oggi, il Kosovo e’ stato riconosciuto da 69 stati membri dell’Onu. Quest’anno i riconoscimenti di Mauritania, Swaziland, Vanatua, Dzibuti e Somalia. Hiseni ha rivelato che il suo ministero sta’ preparando una strategia per la candidatura del Kosovo alla membership nelle Nazioni Unite. Prima della presentazione ufficiale della candidatura, secondo il piano di Hiseni, si tenterra’ a raggiungere un numero di 100 paesi o almeno la meta’ dei paesi membri dell’Onu che in tutto sono 192.
L’iniziativa di Pristina dovrebbe essere una specie di risposta all’iniziativa intrapresa da Belgrado che gia’ da mesi si sta impegnando presso il Movimento dei Nonalineati, presso l’Organizzazione degli stati americani, presso l’Organizzazione dei paesi islamici nonche’ all’Unione Africana affinche’ sia adottata una nuova risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che saluterebbe il parere della Corte internazionale di giustizia e confermerebbe il principio della sovranita’ dei paesi membri dell’Onu. Con questa risoluzione Belgrado infatti vuole costringere Pristina a rimettersi al tavolo dei negoziati sullo status facendo l’adesione di Pristina all’Onu teoricamente un passo impossibile. Ma le autorita’ del Kosovo, da parte loro rifiutano fermamente qualsiasi tipo di negoziati con la Serbia sullo status del loro paese che considerano irrevocabilmente indipendente.
Per il quotidiano serbo ‘Blic’, l’ambasciatore francese a Belgrado Jean-Francois Terral, in occasione della ricorrenza della festa nazionale francese del 14 luglio, alla domanda se la Francia si opporra’ alla possibilita’ di nuovi negoziati sullo status del Kosovo, risponde che Parigi ritiene che non e’ possibile mettere in dubbio la questione dell’indipendenza del Kosovo. “E’ un fatto incontestabile che Milosevic ha perso il Kosovo creando con la sua politica una dissoluzione irrevocabile. Possiamo esprimere il nostro dispiacere che le cose siano andate cosi’, ma non possiamo contrastare questi fatti” ha detto l’ambasciatore Terral. Ha aggiunto che si e’ consapevoli che la Serbia ha interessi legittimi a riguardo dei serbi in Kosovo, al nord del fiume Ibar, nelle enclavi, nei luoghi dove si trovano i monumenti sacri della Chiesa ortodossa serba e per quanto riguarda il ritorno dei profughi. Al tempo stesso, e’ nell’interesse sia della Serbia che del Kosovo di avere relazioni normali e di buon vicinato perche’ constribuiscono cosi’ al proprio progresso, alla stabilita’ della regione e al proprio futuro europeo. “Questo include i negoziati tra le due parti e noi siamo pienamente pronti a contribuirvi. In questo senso, l’Ue potrebbe avere un ruolo cruciale” ha detto l’ambasciatore francese.
Entrambe le parti devono capire che si tratta del comune interesse e di una neccessita’ collegata alla loro prospettiva europea. Terral ha detto che non e’ possibile immaginare l’adesione di un paese se non sono risolti alcuni problemi fondamentali. I precedenti – ha precisato – non rappresentano sempre un buon esempio. L’ambasciatore francese ha ricordato che il ministro degli esteri della Francia, Bernard Kouchner durante la sua visita a Belgrado ha detto che non si ripetera’ il caso Cipro. Una ricetta pronta non c’e’ e sta a Belgrado e Pristina a trovare una soluzione.

Sempre in questa intervista di ‘Blic’, l’ambasciatore francese Jean-Francois Terral afferma che la via della Serbia verso l’Europa non e’ per niente bloccata e sottolinea che bisogna sdramatizzare la decisione del Consiglio ministeriale europeo dello scorso 14 giugno di non avviare adesso alla Commissione europea la candidatura della Serbia per l’adesione all’Ue. Terral rileva che si e’ presto dimenticato l’effetto positivo, vale a dire l’inizio del processo di ratifica dell’Accordo di stabilizzazione e associazione che per lungo tempo era bloccato. L’ambasciatore sottolinea che “assolutamente non e’ cambiato nulla” e che “il processo che conduce all’integrazione non e’ una corsa con il tempo”. In risposta alle critiche che ci sono paesi come innanzitutto la Germania che bloccano il proseguimento dell’allargamento, l’ambasciatore Terral tranquilizza con l’affermazione che “se alcuni dei partner hanno bisogno di piu’ tempo, anche questo e’ comprensibile e non e’ molto utile mettere in questione le intenzioni di questo e quell’altro paese”. Ha sottolineato che la Serbia deve lavorare sulle riforme per adottare al piu’ presto l’acquis e cio’ non riguarda semplicemente l’adozione delle leggi bensi’ un lavoro amministrativo grande che acconsentisce l’attuazione delle leggi adottate.

 

I TRE PRESIDENTI PER LA RICONCILIAZIONE
Lo scorso 13 luglio e’ stata segnata come una giornata molto importante per quanto riguarda le memorie tragiche e passi audaci di vertici politici verso la riconciliazione. Quanto e’ stato il peso politico dell’evento svoltosi a Trieste e se lo si puo’ considerare storico, si vedra’ con il tempo. I tre presidenti, quello italiano, Giorgio Napolitano, croato, Ivo Josipovic e sloveno, Danilo Tuerk si sono incontrati a Trieste per colloqui trilaterale in un’atmosfera di amicizia e uniti poi a presenziare ad un spettacolo particolare, grazie all’iniziativa del maestro Riccardo Muti, conduttore e principale organizzatore del “Concerto di amicizia” in cui hanno preso parte i giovani musicisti dei tre paesi.
Un giorno prima dell’evento, Napolitano, Josipovic e Tuerk hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui tra l’altro hanno affermato: "Noi Capi di Stato di Italia, Slovenia e Croazia abbiamo accolto con piacere e interesse l'invito del Maestro Muti a presenziare al Concerto dell'Amicizia che avrà luogo a Trieste il 13 luglio nella piazza dell'Unità d'Italia, consapevoli dell'alto messaggio di pace e fratellanza di cui è portatrice l'iniziativa...Prima del concerto, deporremo una corona di alloro alla Narodni Dom, orribilmente incendiata il 13 luglio 1920, e al monumento all'esodo dalle terre natali degli Istriani, Fiumani e Dalmati, nel doveroso ricordo delle tragedie del passato e nel comune impegno a costruire insieme un futuro di libera e feconda cooperazione tra i nostri paesi e i nostri popoli nell'Europa unita.
Con la nostra presenza intendiamo testimoniare la ferma volontà di far prevalere quel che oggi ci unisce su quel che ci ha dolorosamente diviso in un tormentato periodo storico, segnato da guerre tra Stati ed etnie.
Ormai, Italia, Slovenia e Croazia si incontrano nel contesto dell'Unione Europea, per sua natura portatrice di rispetto delle diversità e di spirito di convivenza tra popolazioni, culture e lingue che hanno già operosamente e lungamente convissuto per secoli. Di qui il nostro impegno a coltivare sempre il rispetto dei diritti di tutte le minoranze.... Il nostro sguardo è volto all'avvenire che con il decisivo apporto delle generazioni più giovani vogliamo e possiamo edificare in un'Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata dinanzi alle nuove sfide della globalizzazione".
Dopo i colloqui con i suoi colleghi italiano e sloveno, il capo dello stato croato Ivo Josipovic ha detto ai giornalisti che si e’ trattato “in ogni caso di un incontro di particolare importanza perche’ proprio in questo modo, per la prima volta, e’ stato segnato ed espresso il desiderio per un nuovo inizio” e ha aggiunto che alla riunione si e’ parlato del futuro, dell’amicizia e della collaborazione tra Croazia, Italia e Slovenia. Secondo le sue parole si e’ parlato anche del passato e si e’ stabilito cio’ che fu male in questa storia. “Non dobbiamo appesantirci con il passato. Bisogna trarre delle lezioni, ma bisogna anche continuare guardando nel futuro” ha detto Josipovic.
Il presidente sloveno Danilo Tuerk ha valutato l’incontro come particolarmente positivo costatando che nel futuro questi tre paesi devono fare il tutto affinche’ attraverso la collaborazione “dei tre presidenti, dei tre stati e dei tre governi sia fatto il piu’ possibile per i propri popoli”.
SLOVENIA E TURCHIA DISCUTONO DI BALCANI OCCIDENTALI

Nel corso di questa settimana si e’ svolto un’altro incontro in cui si e’ parlato della situazione nei Balcani occidentali. Protagonisti di questi colloqui svoltisi in Slovenia, a Brdo kod Kranj, sono stati il presidente sloveno Danilo Tuerk e il suo ospite e collega turco Abdulah Guel in occasione della sua visita ufficiale in Slovenia. Come riportato dalla stampa serba, che ha seguito con interesse questo incontro, il presidente turco ha sottolineato che “i molto buoni rapporti tra Turchia e Serbia hanno un impatto su tutti i paesi della regione” e ha aggiunto che “la stabilita’ dei Balcani e’ molto importante anche per l’Ue”. Guel ha rilevato inoltre che i Balcani sono un’area geografica comune della Slovenia e della Turchia per la cui stabilita’ si impegnano entrambe, una situata all’occidente e l’altra alla sua parte orientale. Il capo dello stato turco ha sottolineato in particolare la cooperazione dei due paesi nell’ambito del Processo di cooperazione in Europa sudorientale di cui la Slovenia e’ diventata membro lo scorso mese in occasione della presenza ad Istanbul del capo dello stato sloveno Tuerk. Da parte sua, Turk ha affermato che la Slovenia apprezza il ruolo della Turchia in BiH e in Kosovo nonche’ la cooperazione nell’ambito del Processo di cooperazione in Europa sudorientale. Parlando della delicata situazione in BiH, Tuerk ha detto che bisogna rendere possibile a questo Paese di prepararsi tranquillamente per le prossime elezioni di ottobre, riflettere sul ruolo dell’Ue e sul futuro dell’Ufficio dell’Alto rappresentante della comunita’ internazionale. Il presidente sloveno ha espresso fermo sostegno all’ingresso della Turchia nell’Ue augurando il suo piu’ accelerato progresso su questa via, sottolineando inoltre che la Turchia e’ la sesta maggior economia in Europa. A proposito del processo di adesione all’Ue, il presidente turco Guel ha detto che il suo paese sente spesso, nei negoziati con l’Ue, riserve politiche che poi vengono mascherate in un vocabolario tecnico che non va bene.
I due presidenti hanno parlato anche del problema della divisione del Cipro. Guel ha dato sostegno all’unificazione dell’isola perche’ – come ha detto – l’irrisolta questione del Cipro rappresenta ostacli politici per molti scopi politici dell’Ue.
Per quanto riguarda le relazioni bilaterali tra Slovenia e Turchia, il capo dello stato sloveno ha sottolineato l’importanza della cooperazione nel settore trasporti. Nell’ambito di questa visita, i due presidenti hanno partecipato anche alla conferenza di imprenditori sloveni e turchi.