Turci: Pannella ha ragione, abbiamo sbagliato a tacere Fassino scenda in campo

Lorenzo Salvia
Corriere della Sera

ROMA — «Un errore noi dei Ds l'abbiamo fatto: separare la campagna elettorale per le Regionali da quella per i referendum. In quei giorni abbiamo scelto di non parlare di fecondazione artificiale, per non alimentare tensioni nel centrosinistra, Mentre dalla Margherita, penso a Letta o a Fioroni, in tanti si sono affrettati a parlare in favore dell'astensione». Secondo Lanfranco Turci, senatore della Quercia e componente del comitato promotore per i referendum, Marco Pannella «esagera nei toni ma non nella sostanza». «I Ds aveva detto il padre storico dei Radicali pongono al centro della loro strategia politica il grandissimo obiettivo di non turbare la suscettibilità di Rutelli e fratelli e sorelle e dello stesso Prodi». Turci non usa parole così affilate ma condivide: «Quella scelta fatta in campagna elettorale non ha bloccato la macchina referendaria ma di sicuro ne ha ritardato la partenza: per lanciare davvero il dibattito non c'era occasione migliore di quei comizi, di quelle trasmissioni tv. Dopo la rottura delle trattative per l'alleanza con i Radicali alle Regionali avevo chiesto di toccare anche quel tema. Il partito, invece, ha scelto la linea opposta: è stato un errore ma ora bisogna guardare avanti». Ed è per questo che Turci ha scritto una lettera aperta a Piero Fassino, pubblicata oggi dal Riformista. Poche parole per dire al segretario dei Ds non di chiedere, ma di «pretendere una moratoria» su tutte le questioni aperte nel centrosinistra, a cominciare dallo strappo della Margherita sulla lista unitaria. «Dobbiamo sospendere la questione fino al 12 giugno sostiene Turci — concentrare gli sforzi sulla campagna per il referendum». Mancano oramai solo 19 giorni all'apertura delle urne. «E spiega il senatore ds — non possiamo perdere nemmeno un'ora a domandarci se Rutelli è più ulivista o più democristiano, oppure a discutere sulle liste unitarie, per capire se due più due fa sempre quattro o in alcuni casi quattro e mezzo. Il quorum è a portata di mano ma bisogna indicare chiaramente che adesso la priorità è il referendum, cioè temi fondamentali come la libertà di ricerca scientifica e la salute delle donne. Dalla seconda meta di giugno in poi avremo tutto il tempo per sciogliere gli altri nodi». Dopo l'affondo, Turci passa a toni più concilianti: «Sono sicuro che già in queste ore Fassino stia facendo pressione sulla macchina del partito per recuperare il ritardo accumulato. Del resto il segretario si è pronunciato subito a favore del voto». Anche i soldi contano e qui Turci parla da tesoriere del comitato referendario: «Dai Ds sono arrivati 200 mila euro per la campagna: senza quella somma tutti i manifesti che abbiamo messo in giro per l'Italia non ci sarebbero stati. Ma ora dobbiamo aumentare gli sforzi» Cosa vuol dire in concreto? Nel comitato referendario qualcuno aveva pensato ad una grande manifestazione a Roma, in piazza San Giovanni, luogo storico dei grandi appuntamenti della sinistra. Ma Turci frena: «Sarebbe il segnale di una manifestazione dichiaratamente di parte. Verrebbero Fini, la Prestigiacomo e Biondi a parlare in quella sede? Quello che ci serve non è la Piazza con la p maiuscola ma tante piazze delle piccole città dove portare feste e concerti insieme elle testimonianze di noi politici e delle persone che questi temi li vivono sulla pelle. Sono sicuro che il partito ci darà una grande mano».