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Torna il velo islamico e la Turchia scappa dall' Europa
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Il Premier Erdogan sconfessa la riforma di Ataturk. Dura denuncia del Vaticano: «Non c'è libertà religiosa». Dopo il no francese alla Costituzione, sì moltiplicano i segni di allontanamento
Bentornato «turban». Kemal Ataturk, il «padre dei turchi» a cui ogni borgo dedica almeno un monumento, ne aveva fatto un emblema laico: l'abolizione della versione locale del velo islamico era la prova che la Turchia s'avviava a grandi passi sulla via del progresso. Un divieto mai del tutto rispettato, almeno nelle plaghe più agricole e conservatrici, ma difeso saldamente dal governo, quale ne fosse l'orientamento, e ribadito da più sentenze costituzionali. Ora, mentre nella vecchia Europa cresce lo scetticismo verso Ankara e il miraggio dell' ingresso nella UE si allontana, la Turchia sembra riscoprire il fascino della grande sponda orientale, che è Asia e non Europa; ed Erdogan rende omaggio alla sua estrazione islamica impegnandosi ad abolire lo storico divieto, promettendo di liberalizzare l'uso del turban negli uffici pubblici e nelle scuole. Lo ha fatto durante una riunione del suo partito, l'Akp, il partito della Giustizia e dello Sviluppo, sull'onda di un fatto di cronaca: la protesta delle parenti, velate, di alcuni laureandi dell'Università Ataturk di Erzurum, che non erano state ammesse nell' aula. Ma lo ha ribadito in tv e, trattandosi del premier, è una dichiarazione che ha il valore di un programma di governo. Lo ha fatto con garbo - «Risolveremo questa e altre questioni - ha assicurato - rispettando la volontà popolare ed evitando di provocare tensioni» - ma con decisione, tornando a evocare il ricorso a una consultazione popolare già preannunciato una settimana fa. Una consultazione dall'esito che potrebbe essere molto prevedibile. Il 72 per cento dei suoi elettori, dice un sondaggio, nutre violenti sentimenti antiamericani e antioccidentali. (Non è una notizia consolante per uno dei pilastri della Nato). Erdogan stesso, che da sindaco di Istanbul, nel 1996, voleva mettere al bando minigonne e alcol, dichiara pubblicamente di essere favorevole alla poligamia e al velo, esibendo a riprova moglie e figlie «inturbanate». Finora aveva evitato di sollevare il problema perché il vero custode della tradizione kemalista, lo strapotente esercito turco, vede nel velo l'incarnazione dell'antico nemico, l'islam politicizzato, e non ha mai esitato a intervenire in maniera anche decisa quando lo vedeva profilarsi all'orizzonte. Ma ora l'Europa è più debole e poi Erdogan e l'Akp dicono di non parlare da musulmani, bensì da paladini dei diritti civili. La libertà di turban è questione «di civiltà» secondo il premier. Resta il fatto che l'ex impero ottomano è un Paese dove la Diyanet, la direzione generale per gli affari religiosi, regola la vita spirituale in base all' assunto che «il 99,7% degli abitanti sono musulmani» e dove le altre religioni sono, di fatto, messe al bando. La denuncia odierna del Nunzio vaticano in Turchia, monsignor Edmond Farhat, è solo l'ultimo segnale del dilagante« disagio delle minoranze, siano etniche o religiose. Mentre nell' Est la repressione anti-curda è ripresa con ferocia e determinazione, 15 milioni di aleviti si: preparano a denunciare la loro scomoda situazione alla Corte per i diritti umani di Strasburgo. Loro pensano di essere portatori di una fede che garantisce uguaglianza ai sessi e che trae i suoi precetti .dall'islam sciita ma anche dal cristianesimo, dall' ebraismo e dallo sciamanesimo. Per il governo turco, invece, sono assimilati ai musulmani sunniti i quali, peraltro, li ripudiano e li accusano di scambiarsi le mogli durante cerimonie religiose dove le femmine sono scandalosamente frammiste ai maschi. Un disprezzo che ha avuto anche risvolti violenti come quando, nel 1993, una manipolo di fanatici sanniti bruciò vivi i partecipanti a un convegno alevita riuniti in un albergo di Sivas. Bisogna porre la libertà religiosa non come una condizione, ma come un diritto», ha chiesto il Nunzio. E mentre un altro possibile ostacolo cresce fra Ankara e Bruxelles l'opposizione affila i coltelli. «Erdogan è nei guai», titola il foglio d'opposizione Cumhuriyet, sottolineando come sia riuscito «nel giro di pochi giorni, con l'ausilio dei suoi più stretti collaboratori, a creare tensioni internazionali con tutti i Paesi occidentali».
Bentornato «turban». Kemal Ataturk, il «padre dei turchi» a cui ogni borgo dedica almeno un monumento, ne aveva fatto un emblema laico: l'abolizione della versione locale del velo islamico era la prova che la Turchia s'avviava a grandi passi sulla via del progresso. Un divieto mai del tutto rispettato, almeno nelle plaghe più agricole e conservatrici, ma difeso saldamente dal governo, quale ne fosse l'orientamento, e ribadito da più sentenze costituzionali. Ora, mentre nella vecchia Europa cresce lo scetticismo verso Ankara e il miraggio dell' ingresso nella UE si allontana, la Turchia sembra riscoprire il fascino della grande sponda orientale, che è Asia e non Europa; ed Erdogan rende omaggio alla sua estrazione islamica impegnandosi ad abolire lo storico divieto, promettendo di liberalizzare l'uso del turban negli uffici pubblici e nelle scuole. Lo ha fatto durante una riunione del suo partito, l'Akp, il partito della Giustizia e dello Sviluppo, sull'onda di un fatto di cronaca: la protesta delle parenti, velate, di alcuni laureandi dell'Università Ataturk di Erzurum, che non erano state ammesse nell' aula. Ma lo ha ribadito in tv e, trattandosi del premier, è una dichiarazione che ha il valore di un programma di governo. Lo ha fatto con garbo - «Risolveremo questa e altre questioni - ha assicurato - rispettando la volontà popolare ed evitando di provocare tensioni» - ma con decisione, tornando a evocare il ricorso a una consultazione popolare già preannunciato una settimana fa. Una consultazione dall'esito che potrebbe essere molto prevedibile. Il 72 per cento dei suoi elettori, dice un sondaggio, nutre violenti sentimenti antiamericani e antioccidentali. (Non è una notizia consolante per uno dei pilastri della Nato). Erdogan stesso, che da sindaco di Istanbul, nel 1996, voleva mettere al bando minigonne e alcol, dichiara pubblicamente di essere favorevole alla poligamia e al velo, esibendo a riprova moglie e figlie «inturbanate». Finora aveva evitato di sollevare il problema perché il vero custode della tradizione kemalista, lo strapotente esercito turco, vede nel velo l'incarnazione dell'antico nemico, l'islam politicizzato, e non ha mai esitato a intervenire in maniera anche decisa quando lo vedeva profilarsi all'orizzonte. Ma ora l'Europa è più debole e poi Erdogan e l'Akp dicono di non parlare da musulmani, bensì da paladini dei diritti civili. La libertà di turban è questione «di civiltà» secondo il premier. Resta il fatto che l'ex impero ottomano è un Paese dove la Diyanet, la direzione generale per gli affari religiosi, regola la vita spirituale in base all' assunto che «il 99,7% degli abitanti sono musulmani» e dove le altre religioni sono, di fatto, messe al bando. La denuncia odierna del Nunzio vaticano in Turchia, monsignor Edmond Farhat, è solo l'ultimo segnale del dilagante« disagio delle minoranze, siano etniche o religiose. Mentre nell' Est la repressione anti-curda è ripresa con ferocia e determinazione, 15 milioni di aleviti si: preparano a denunciare la loro scomoda situazione alla Corte per i diritti umani di Strasburgo. Loro pensano di essere portatori di una fede che garantisce uguaglianza ai sessi e che trae i suoi precetti .dall'islam sciita ma anche dal cristianesimo, dall' ebraismo e dallo sciamanesimo. Per il governo turco, invece, sono assimilati ai musulmani sunniti i quali, peraltro, li ripudiano e li accusano di scambiarsi le mogli durante cerimonie religiose dove le femmine sono scandalosamente frammiste ai maschi. Un disprezzo che ha avuto anche risvolti violenti come quando, nel 1993, una manipolo di fanatici sanniti bruciò vivi i partecipanti a un convegno alevita riuniti in un albergo di Sivas. Bisogna porre la libertà religiosa non come una condizione, ma come un diritto», ha chiesto il Nunzio. E mentre un altro possibile ostacolo cresce fra Ankara e Bruxelles l'opposizione affila i coltelli. «Erdogan è nei guai», titola il foglio d'opposizione Cumhuriyet, sottolineando come sia riuscito «nel giro di pochi giorni, con l'ausilio dei suoi più stretti collaboratori, a creare tensioni internazionali con tutti i Paesi occidentali».
Iscritti e contribuenti 2013
| Giuseppe R. Roma | 590 € |
| Salvatore P. Capistrello | 200 € |
| Giancarlo B. Torino | 30 € |
| Marco B. Merano | 20 € |
| Davide B. Prato | 50 € |
| Giuseppe P. Grottammare | 50 € |
| Maurizio T. Roma | 1.000 € |
| Rosa A. Firenze | 590 € |
| Giuliano G. Sondrio | 590 € |
| Sergio Pasquale R. Cremona | 500 € |
| Totale | 326.746 € |
Iscrizioni e contributi (online) 2013
Comunicati stampa
Rassegna stampa
12/09/2007
Il Corriere della Sera
Alessandra Coppola
"LA TURCHIA VUOLE L'EUROPA. E NOI LA SOSTENIAMO"
28/08/2007
Il Riformista
Maurizio Turco
Turco su Il Riformista: La strana linea di Pöttering e del PPE sulla Turchia
Documenti
05/05/2000
Interrogazioni (PE) Turchia
Interrogazione parlamentare di Olivier Dupuis (TDI) alla Commissione e risposta data dal sig. Verheugen in nome della Commissione
radioradicale.it
2012-11-18 17:04:00 Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella
2012-09-16 16:59:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2012-08-20 11:15:00 Meeting Rimini 2012 - Libertà religiosa: il principio e le sue conseguenze
2012-07-15 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2012-07-08 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella 










