TIBET. PARTITO RADICALE, INACETTABILE NEGARE A MONACI BUDDISTI L'INGRESSO IN ITALIA


Dopo la decisione di coprire alcune statue raffiguranti dei nudi in occasione della visita del Ministro degli Esteri iraniano a Roma nel gennaio 2016, oggi assistiamo all'ennesima e ancor più grave genuflessione del governo italiano verso paesi “potenti” di denaro ma poveri di diritti. Secondo più fonti di stampa, il Governo italiano ha negato l'ingresso di personalità e monaci buddisti che devono recarsi in Italia per assemblee ed eventi religiosi che tradizionalmente si svolgono in questo periodo dell'anno al Monastero Buddista di Pomaia.

La motivazione riferita dalla stampa sarebbe la facilità con la quale i titoli di viaggio che abilitano i monaci buddisti a viaggiare in Europa, potrebbero essere facilmente contraffatti.

La motivazione è evidentemente risibile perché se la possibilità di contraffazione fosse un elemento determinante nel decidere la chiusura delle nostre frontiere nei confronti degli stranieri, ci sarebbe da chiedersi quali titoli di viaggio continuerebbero ad aver valore per le Autorità italiane, e in che misura questa decisione nazionale sia compatibile con le norme europee e con le convenzioni internazionali sul riconoscimento di passaporti e lasciapassare.

Così come è stata riferita, la decisione del Governo appare di assoluta arbitrarietà e non può essere spiegata, come hanno opportunamente accennato alcuni commentatori sulla stampa, che dalle pressioni di Pechino sul Governo italiano, secondo una linea manifestatasi nelle diverse occasioni di visite in Europa del Dalai Lama.

La questione assume una rilevanza ancor più grave quando se ne valuti il contesto nel quale è avvenuto questo episodio di palese violazione nel nostro Paese di diritti fondamentali riguardanti la libertà di culto, di associazione, di espressione, e la parità di trattamento che deve essere assicurata a tutte le confessioni religiose.

Se il Governo italiano si fosse mosso per dar soddisfazione a inaccettabili ingerenze cinesi nella affermazione e tutela che l'Italia deve riservare, in attuazione dei propri principi costituzionali, alla libertà religiosa in tutte le sue manifestazioni, emergerebbe ulteriore conferma della volontà del Governo italiano di accondiscendere a pressioni di Paesi - oltre che la Cina - l'Iran e altri Paesi soprattutto del mondo mussulmano - che trovano sempre più nell'Italia un interlocutore disponibile a derogare a diritti e libertà fondamentali. Si nega l'ingresso a poche decine di monaci buddisti per motivi di sicurezza proprio mentre si accetta senza battere ciglio l'esistenza, confermata in questi ultimi giorni da un rapporto dell'UCOI al Ministro dell'Interno, di centinaia di Moschee e luoghi di culto clandestini in Lombardia.

Ci sono più rischi per la sicurezza nazionale per l'arrivo in Italia di poche decine di monaci buddisti nonviolenti, che nella continua diffusione di centri di predicazione salafita sul territorio nazionale? Al posto del desolante impegno per impedire ai monaci di raggiungere i luoghi di preghiera, il Governo italiano avrebbe potuto attivarsi per contribuire ad alleviare le condizioni del dissidente cinese Liu Xiaobo, detenuto dalle autorità cinesi ancorché gravemente malato e scomparso proprio mentre scriviamo, o ai circa 300 avvocati cinesi difensori di diritti umani vittime della repressione del governo di Xi Jinping.

Questa vicenda conferma ciò che Marco Pannella chiedeva con il Partito Radicale Nonviolento Trasnazionale Transpartito, il Comitato Mondiale per lo Stato di Diritto (che include tra i suoi membri onorari il monaco tibetano Thubten Wangchen) e Nessuno Tocchi Caino, cioè di consegnare un secondo Premio Nobel per la Pace a Sua Santità il Dalai Lama, il cui pensiero e azione sono sempre più necessari e urgenti.