TELEKOM SERBIA/RADICALI: "LA COMMISSIONE PARLAMENTARE PUO' RIPARTIRE DALLE UNDICI DOMANDE DI COSSIGA …".


Benedetto Della Vedova, Gianfranco Dell'Alba (europarlamentari radicali) e Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:

"Intervistato dal Riformista, il senatore Cossiga propone la sospensione dei lavori della commissione parlamentare su TS fino a quando la Procura di Torino non avrà terminato i propri accertamenti. Non siamo d'accordo: la commissione ha davanti a sé solamente otto mesi di tempo (scade inderogabilmente il 10 luglio 2004); deve ancora effettuare audizioni in otto Stati (e auspichiamo che ritorni in Serbia per sentire altri protagonisti dell'affaire che segnaleremo domani a Palazzo San Macuto); deve ancora sentire, come da noi auspicato dall'inizio dei suoi lavori, un anno fa, Romano Prodi, Lamberto Dini, Piero Fassino ed Enrico Micheli; per quanto riguarda la posizione dell'allora ministro del Tesoro e attuale Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, lo stesso Cossiga ha richiamato un precedente che potrebbe servire al caso: Cossiga, quando era ancora presidente della Repubblica, fu invitato dai Presidente delle Camere a rendere "spontanee dichiarazioni" al Copaco (Comitato sui Servizi di Sicurezza) sul caso Gladio e così fece. Una sospensione dei lavori della Commissione comporterebbe solamente una perdita di tempo prezioso. Siamo, invece, perfettamente, d'accordo, con Cossiga sulla necessità ed urgenza che i membri della Commissione identifichino una volta per tutte l'oggetto dell'indagine loro affidata; Cossiga dà loro una mano, fornendo il seguente elenco di domande, che facciamo nostro, non potendo dire meglio:

1. Quale è il contenuto finanziario, economico e giuridico del contratto di acquisto di una parte delle azioni di Telekom Serbia?
2. Quando e chi, per la prima volta, ha pensato a questa operazione? Perché non fu conclusa da chi per primo pensò ad essa?
3. Quando esattamente e chi decise di compiere la transazione?
4. Secondo quali procedure, in che tempi e da quale organo di amministrazione della società fu formulata e approvata la proposta definitiva?
5. Quale era lo status giuridico della Telecom e della Stet al momento dell'inizio e della conclusione della trattativa?
6. Vi era, da parte di Stet-Telecom, un obbligo giuridico di informare gli organi statali competenti? Se no, vi era almeno una prassi politica nel farlo?
7. Come fu calcolato e concordato il prezzo di acquisto? Questo prezzo era, almeno all'epoca - al netto e al lordo del "rischio Paese" - congruo secondo il mercato internazionale?
8. Il prezzo fu caricato di un qualche sovrapprezzo a favore di partiti o gestioni governative serbe?
9. L'operazione di acquisto delle azioni di Telekom Serbia fu soltanto un'operazione industriale o finanziaria o fu anche un'operazione di politica estera nell'ambito di un indirizzo generale del governo in relazione alla complessa situazione balcanica?
10. Perché la partecipazione in Telekom Serbia fu poi venduta?
11. Dell'operazione, al netto del rischio paese e delle conseguenze economiche degli "eventi d'area", la Telecom italiana trasse un utile o fu per essa una perdita?".


Torino, 14 ottobre 2003


Manfredi (348/5335305)