TELEKOM SERBIA/DOMANI SETTIMO ANNIVERSARIO/MANFREDI (LISTA BONINO): “SAREMO DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI TORINO PER CHIEDERE ALLA PROCURA DI SENTIRE - DOPO PRODI DINI E FASSINO – CIAMPI”


Il 10 giugno 1997, Telecom Italia (posseduta al 61% dal ministero del Tesoro, retto allora da Carlo Azeglio Ciampi) accreditò 684 milioni di marchi su un conto di una banca di Atene gestito direttamente dal regime serbo di Milosevic; in cambio di questo versamento (e di uno successivo di altri 209 milioni di marchi, per un totale pari a 456 milioni di euro), Telecom Italia acquistò un misero 29% di un’azienda, Telekom Serbia, creata da Milosevic dieci giorni prima al solo scopo di accaparrarsi il denaro contante proveniente dalle bollette e dalle tasse dei cittadini italiani.

Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani, candidato alle Elezioni Europee della Lista Bonino) e altri militanti radicali esporranno domani mattina, dalle 11:00 alle 13:00, davanti al Palazzo di Giustizia di Torino (C.so Vittorio Emanale n. 130) un grande striscione: “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?”.

Manfredi ha così illustrato il significato del sit-in radicale:

“Mi sembra cosa buona e giusta ricordare ai cittadini che il sorriso da buon parroco di campagna di Romano Prodi nasconde una delle operazioni politico-economiche più vergognose compiute da un governo italiano nell’ultimo cinquantennio.
Inoltre, mi pare doveroso ricordare ai PM torinesi – che hanno recentemente sentito sull’affaire Prodi, Dini e Fassino – che prima di chiudere le loro indagini non possono tralasciare di verificare il ruolo ricoperto nella vicenda dall’esponente del governo Prodi che deteneva, come ministro del Tesoro, la quota di controllo di Telecom Italia: l’attuale presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
A chi avesse l’ardire di accusarmi di speculazioni elettorali, ricordo che chiesi al PM torinese Tinti di sentire Prodi, Dini, Fassino e Ciampi il 27 novembre 2002, come è documentato nel mio libro sulla vicenda, che circola in semiclandestinità da allora.”.

Torino, 9 giugno 2004