SULLA SIRIA D'ALEMA CERCA DI SALIRE SUL TANDEM BUSH-CHIRAC


Il Foglio

"Dal processo di pace al piano di pace". Con questa sfumatura il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha annunciato la volontà di sfruttare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e le aperture degli israeliani pronti a "concessioni dolorose in cambio di una vera pace", come ha spiegato il portavoce della Farnesina, Pasquale Ferrara. Per portare avanti "un'operazione di stimolo, di pungolo", pur ammettendo che si tratta di "un'istanza politica" e non ancora di un piano strutturato, oggi il ministro D'Alema sarà in Giordania. Discuterà del futuro della zona con il segretario di Stato americano, Condoleeza Rice. Dunque un pò inaspettatamente, dalle rive del Mar Morto, potrebbero emergere nuovi spunti di riflessione a partire dalle dichiarazioni che da Riga, in Lettonia, sono arrivate alla Farnesina. Il presidente francese, Jacques Chirac, ha infatti deplorato "la caratteristica del dialogo che alcuni paesi europei hanno avviato con la Siria", e D'Alema, dopo aver ascoltato che "la posizione del presidente americano è la stessa della Francia", si è sentito spiazzato e allo stesso tempo più motivato: era stato il premier Romano Prodi ad aprire alla Siria, non lui, che è da sempre più pragmatico e ha un'affinità particolare con Condi Rice.

L'Ice cerca appoggi in Parlamento. Il prestigioso Istituto per il commercio estero presieduto da Umberto Vattani non ha gradito il taglio previsto dalla Finanziaria approvato dall'assemblea di Montecitorio: venerdì scorso il Cda ha scelto di non votare il bilancio di previsione 2007, che era all'ordine del giorno. "Il governo ha deciso di farci chiudere parecchi uffici...", s'è ascoltato a margine della riunione, "e per di più all'estero". In via Liszt lamentano non tanto il taglio imposto dal decreto Bersani — circa tre-quattro milioni — da cui l'Ice vorrebbe essere escluso, ma il ritocco ai fondi: nella Finanziaria 2006 erano previsti 96 milioni di euro, il governo Prodi ne ha proposti invece circa 83. Anche se nei corridoi dell'istituto si indicano le sedi che potrebbero essere dismesse, nessuno vuol pronunciare la parola "ridimensionamento". Di fronte al silenzio di Emma Bonino, responsabile del Commercio internazionale, Vattani ha spronato i migliori uomini dell'entourage a riallacciare vecchie amicizie e a stringere nuove alleanze forti nel mondo politico.

Poca eco per la polemica di Emma Bonino sulla nomina di funzionari italiani ai vertici della Commissione europea. A Bruxelles sanno che Romano Prodi non insisterà con José Manuel Barroso: "Il premier ha poco interesse — si mormora —. Gli uomini della sua squadra hanno tutti trovato sistemazione". Stefano Manservisi e Fabio Colasanti, ex capigabinetto di Prodi alla Commissione, dirigono Politica regionale e Sviuppo, mentre Stefano Sannino è rientrato a Roma come consigliere diplomatico di Palazzo Chigi e Sandro Gozi è stato promosso deputato dell'Ulivo. L'irritazione di Bonino, seminai, viene dalla mancata nomina del suo fedelissimo bruxellese, Michele Pasca-Raymondo.

A Roma per candidare Breslavia all'Expo 2012. L'inviato del presidente polacco, Lech Kaczynski, ha avuto numerosi incontri alla Farnesina: Krzysztof Olendzki, che parla uno splendido italiano, con una lettera consegnata al consigliere diplomatico del Quirinale, Roberto Nigido, ha chiesto sostegno all'Italia. Poi ha accolto gli ospiti in ambasciata con un recital e molte specialità polacche.