SUD-EST ASIATICO, UN ANNO FA LO TSUNAMI




Gli italiani devono essere soddisfatti due volte: perché i loro soldi sono stati gestiti e spesi bene e perché una volta tanto una struttura pubblica si è rivelata tutt'altro che inefficiente, agendo con efficacia e trasparenza e dando prova di capacità, riconosciuta anche a livello internazionale. Un anno dopo lo tsunami che ha devastato nel giorno di Santo Stefano il Sudest asiatico, si tirano le somme dell'intervento italiano. Un intervento concentrato in Sri Lanka - il Paese che per primo ha accettato l'aiuto italiano - che è iniziato poche ore dopo la scossa con il recupero dei nostri connazionali nei Paesi colpiti e che si concludera più o meno a metà dell'anno prossimo. Il bilancio è stato fatto dal Comitato dei Garanti, l'organismo nominato dalla presidenza del Consiglio per supervisionare l'utilizzo dei 47 milioni di euro donati dagli italiani in un'impressionante gara di solidarietà.
Cifra che, con lo stanziamento di 6 milioni da parte del dipartimento della Protezione Civile, e salita a 53 milioni. I cinque «saggi» i senatori a vita Giulio Andreotti e Giorgio Napolitano, l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, ex ragioniere dello Stato Andrea Manorchio e l'onorevole Emma Bonino - hanno apprezzato il lavoro fatto finora, indicando quella intrapresa come una strada da seguire anche in futuro. "Le difficoltà ci sono state, e molte, soprattutto per quanto riguarda la procedure locali di assegnazione dei progetti e alle rinate tensioni tra Tamil e governativì - ha detto Emma Bonino ma gli italiani devono essere soddisfatti e fiduciosi per il futuro: lo sforzo messo in campo da tutto il paese sta dando i suoi frutti».