STRANI EUROPEISTI


Il Foglio

Bruxelles dà ragione a Bonino e torto a Di Pietro e Prodi, riaprendo la partita sul caso Autostrade-Abertis.


Bruxelles. La Commissione europea ieri ha aperto una nuova procedura di infrazione contro l'Italia per la mancata fusione tra Autostrade e Abertis. L'antitrust europeo contesta la mancata autorizzazione al trasferimento della concessione alla società che sarebbe nata dalla concentrazione tra i gruppi. Il governo ha 15 giorni per presentare le sue osservazioni e sarà il presidente del Consiglio, Romano Prodi, "a rispondere all'Ue", ha dette Antonio Di Pietro. Per il ministro delle Infrastrutture, la procedura di infrazione finirà "negli archivi, perché la fusione non c'è stata". In realtà, la decisione di Bruxelles apre i giochi: il 10 gennaio l'amministratore delegato di Abertis, Salvador Alemany, ha fatto sapere che "l'operazione non è morta" e ieri un portavoce del gruppo spagnolo ha salutato un nuovo "passo avanti". Se la Commissione confermerà la violazione, Autostrade e Abertis potrebbero esigere dal governo un maxirisarcimento. "E' spiacevole, mi fermo qui, mi capirete", ha detto il ministro per gli Affari europei, Emma Bonino. Come a dire che aveva ragione lei nella battaglia che l'ha opposta a Di Pietro: il documento della commissaria alla Concorrenza, Neelie Kroes, che ieri ha incontrato Bonino, è una requisitoria contro il ministro delle Infrastrutture: i due miliardi di euro di dividendo straordinario, previsti come condizione della concentrazione, non avrebbero "compromesso la redditività finanziaria della concessione e degli investimenti correlati". Anzi, secondo Bruxelles, Abertis avrebbe apportato "altri attivi e cash flow". Bonino si augura che "questa spiacevolezza dia avvio a una fase di attività del governo più collegiale e più pacata". E anche più europeista, aggiungono i suoi collaboratori, perché il problema è quello dell'immagine "bizantina che diamo all'estero: ne esce con le ossa rotte il paese". Su Autostrade-Abertis ci dono le lettere con traddittorie dei ministri e il governo dell'ex presidente della Commissione che viola regole comunitarie. Ai guizzi protezionisti, si aggiungono le risposte piccate di Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa al commissario Joaquin Almunia, che peraltro spesso gioca di sponda col Tesoro italiano. Le liberalizzazioni annunciate non sono quelle di Lisbona. Il multilateralismo a tutti i costi, compreso il disfattismo sull'Iran, non convince la presidenza tedesca.