Sotto-Commissione sulla promozione dei diritti umani – Intervento di Vanida S. THEPHSOUVANH


Signor Presidente,

il Partito Radicale Transnazionale è estremamente preoccupato per l’amministrazione della giustizia e la situazione dei diritti umani in Laos, caratterizzata da arresti arbitrari, sparizioni, torture, trattamenti inumani e mal funzionamento della giustizia; un paese dove lo Stato, con le sue milizie e i servizi segreti, terrorizza quotidianamente i suoi cittadini.

La Repubblica Democratica Popolare del Laos, dal 1984 non sottopone alcun rapporto alla Commissione dei Diritti Umani.

La Repubblica Democratica Popolare del Laos è membro delle Nazioni Unite, avendo ratificato la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo e firmato il Patto Internazionale sui diritti civili e politici così come quello sui diritti economici, sociali e culturali. Resta comunque un paese dove i cittadini sono sistematicamente privati della libertà di manifestazione del pensiero, di quella religiosa, di associazione e dove il ricorso ad un sistema giudiziario conforme agli standards internazionali è inesistente.

Se da una parte alcuni articoli della Costituzione garantiscono i diritti fondamentali dei laotiani, dall’altra questa stessa Costituzione riconosce, istituisce e impone il monopolio del Partito comunista, dimostrando così un’incompatibilità evidente con i valori democratici e le Convenzioni Internazionali che la Repubblica Democratica Popolare del Laos ha firmato.

Se da un lato il Codice di procedura penale del Laos stabilisce delle regole relative ai diritti degli accusati e ai doveri dell’autorità, dall’altro questo stesso Codice prevede pesanti pene per chiunque contesti il potere del Partito Unico di Stato, consentendo così di giustificare gli arresti arbitrari dei difensori dei diritti dell’uomo, delle minoranze etniche, religiose e degli oppositori del Partito unico. Tutto ciò che rappresenta un pericolo per il Partito unico è considerato come una grave minaccia contro la sicurezza nazionale ed è per questo passibile di pene che arrivano fino ai 14 anni di carcere, in condizioni inaccettabili.

Nelle prigioni del Laos, diverse centinaia di persone sono detenute da oltre un anno, cinque anni, o più di dieci anni senza aver subito alcun processo e ignorando, spesso, la ragione del proprio arresto. Le famiglie di molti di loro non sanno neppure che i loro cari si trovano in prigione.
I detenuti stranieri, senza denaro, non possono mettersi in contatto con la propria Ambasciata. Così, un tailandese marcisce da 18 anni in una prigione di Vientiane senza processo, senza aver avuto la possibilità di informare la propria famiglia e la propria ambasciata.

Le torture hanno inizio già dai primi interrogatori negli uffici della polizia.

La tortura inizia in questo modo: le gambe immobilizzate in un giogo di legno, mentre le mani sono ammanettate.

Continua con calci o colpi di mazza ferrata alla testa, al petto e alle ginocchia.

Si prosegue col rifiuto delle cure mediche ai prigionieri.

Dopo le torture e la privazione delle cure, li si lascia morire in prigione.

Agli accusati non è concesso il diritto alla difesa e quello di conoscere i propri diritti.

Da due anni le intimidazioni accompagnate da violenze e seguite da arresti arbitrari si sono moltiplicati per quanto riguarda le minoranze religiose. I Cristiani sono imprigionati, a volte famiglie intere vengono incarcerate, torturati e obbligati a rinunciare, per iscritto, alla pratica religiosa in cambio della libertà.

Il Partito Radicale Transnazionale è vivamente preoccupato della sorte dei cinque leaders del movimento pacifico, arrestati e scomparsi dal 26 ottobre 1999.

Le dichiarazioni di esponenti laotiani si contraddicono rispetto a questo fatto.

Il vice-primo ministro laotiano ha detto, nel novembre 2001, che queste persone saranno “processati presto”, riconoscendo con queste parole la loro esistenza.

Ultimamente, un deputato laotiano in visita ufficiale al Parlamento Europeo a Strasburgo, il 13 giugno 2002, ha affermato che essi sono stati processati dal 29 giugno 2001 da un tribunale ordinario, come dei semplici criminali, che si trovano in una prigione di Vientiane e, in quanto semplici criminali, non possono ricevere visite.

Da 2 anni e 9 mesi le loro famiglie non hanno mai saputo dove sono detenuti, non hanno mai potuto vederli e non sanno se sono ancora vivi.

Signor Presidente,

il Partito Radicale Transnazionale prega la Sotto-Commissione di includere nella sua risoluzione sulla Difesa dei diritti dell’uomo, i nomi di Thongpaseuth KEUAKOUN, , Sèng-Aloun PHENGPHANH, Bouavanh CHANHMANIVONG, Khamphouvieng SISA-AT, e KEOCHAY, leaders della manifestazione pacifica scomparsi dal 26 ottobre 1999 e chiede a questa Sotto-Commissione di spingere la Commissione Diritti Umani ad attivarsi rispetto al governo del Laos affinché questi cinque difensori dei diritti umani siano giudicati e liberati in piena conformità con le leggi internazionali.

Il Partito Radicale Transnazionale ritiene necessario l’invio in Laos di una missione della Commissione Diritti Umani in modo che possano essere condotte delle inchieste in loco e si rivolge alla Sotto-Commissione affinché la Commissione Diritti Umani adotti misure urgenti per indurre le autorità della Repubblica Democratica Popolare del Laos ad adeguare la propria legislazione alle leggi internazionali.

Grazie, Signor Presidente