Simposio scientifico pubblico su scienza, etica e comunicazione sulle cellule staminali, Accademia dei Lincei

Sessione “Science, law and ethics” (Scienza, diritto ed etica)
Conclusioni di Marco Cappato:
 
Buonasera a tutti. E’ un onore avere l’ultima parola non solo per me ma per un politico in genere. In teoria non dovremmo nemmeno avere il bisogno di parlare in una conferenza come questa. Purtroppo questo bisogno c’è perché c’è un grande problema politico, voi sapete qual è e l’unico messaggio che ho da darvi è che questo problema è completamente aperto ed è molto importante avere molto chiaro quali sono le posizioni in gioco e i poteri mobilitati su questa questione. Come ha detto giustamente il senatore Marino, dobbiamo trovare un sentiero comune. Il Settimo Programma Quadro è stata una soluzione di compromesso. Sarebbe un grande errore pensare che il compromesso è stato fatto, che la partita è chiusa. Abbiamo rinunciato alla possibilità di finanziare qualcosa, ad es. gli esperimenti basati sulla clonazione terapeutica, sugli embrioni ibridi e così via, ma abbiamo ottenuto la possibilità di usare gli embrioni soprannumerari e le cellule staminali embrionali. Questo non è un risultato permanente, è qualcosa che è sotto attacco già ora e sarà sotto attacco durante la prossima legislatura perché il 7PQ è valido fino al 2013 pertanto la legislatura che comincerà tra tre settimane deciderà sulle regole per il prossimo programma. Stanno già discutendo, stanno già facendo pressione, stanno già lottando e non pensate nemmeno per un momento che siano tutti contenti di questo compromesso. Il Vaticano sta lavorando duro, tutte le lobby attorno al Vaticano stanno lavorando duro per portarci qualche passo indietro. Il problema è: la comunità scientifica – o il 98% della comunità scientifica – e le associazioni di pazienti hanno intenzione di fare la loro parte, che è fondamentale per vincere la battaglia che è già aperta? Perché non c’è ragione per cui la clonazione terapeutica debba essere esclusa dall’Unione europea con pregiudizio ossia prima di avere un’argomentazione scientifica a riguardo. Non c’è ragione né politica né scientifica di accettare l’ipocrisia rappresentata dal fatto che l’UE può finanziare i progetti solo dopo la distruzione dell’embrione, come a dire: “Voi pagate per la distruzione dell’embrione con i vostri soldi – che siano di provenienza nazionale, privata o internazionale non c’importa – poi una volta che l’avete fatto possiamo finanziarvi”. Questa è la stessa ipocrisia a cui faceva riferimento il senatore Marino parlando del sistema italiano: il sistema italiano è tale per cui – come Outi Hovatta vi ha probabilmente già spiegato – per conto dell’Associazione Coscioni le inviai alcuni embrioni, forse un giorno lei potrebbe derivare linee cellulari da quelli, quelle linee potrebbero essere reimportate dall’Italia, solo in seguito agli scienziati italiani sarebbe permesso fare ricerca su quelle linee… Ha senso tutto questo? Ovviamente no. Come non ha senso che l’Unione europea rifiuti di avere qualcosa da dire a proposito di questa prima parte: la distruzione degli embrioni, che sono già distrutti o pronti per il cestino dei rifiuti. Il nostro fu un compromesso, un buon compromesso se pensiamo a quale era la situazione precedente. Se vogliamo raggiungere ancora un buon compromesso, forse leggermente migliore di questo, dobbiamo combattere ancora per ottenere un risultato integrale. La moralità della politica implica l’accettazione di compromessi ma non di accettare compromessi a priori, perché sbagliamo se pensiamo che questo è un compromesso che è valido per il futuro. Se lo faremo non ci sarà denaro nemmeno per le cellule staminali embrionali. Infatti mi trovavo in Parlamento durante i question times e sempre il Commissario Potocnik veniva sottoposto ai quesiti di Gay Mitchell e molti altri che erano attivi - mentre noi non lo eravamo - e che chiedevano in continuazione: “Perché finanziate le cellule staminali embrionali?”. Il Commissario Potocnik doveva - non voglio usare questa parola – “scusarsi”, dichiarando chiaramente che l’UE finanzia progetti con le linee cellulari staminali embrionali solo quando non c’è alternativa, una sorta di ultima possibilità. Avete visto i dati: i progetti aumentano ma non così i progetti sulle linee cellulari embrionali umane finanziate dall’UE, né in numero né in quantità di denaro. Questo rappresenta già un problema politico e quello che abbiamo organizzato insieme a Elena Cattaneo e alcuni altri amici – alcuni sono qui, altri no – è esattamente quello che abbiamo chiamato il Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica. Abbiamo già avuto una sessione costitutiva e due ulteriori incontri, l’ultimo dei quali si è tenuto al Parlamento europeo, con la partecipazione del Ministro Gago dal Portogallo, il Ministro Soria dalla Spagna e il Commissario Potocnik, con lo scopo preciso di mettere insieme la comunità scientifica, la comunità dei malati e la comunità politica, per definire esplicitamente un fine comune, una campagna comune. Vorrei leggere molto brevemente alcune delle conclusioni di quell’incontro, la dichiarazione finale che è per noi, ossia il Partito radicale nonviolento e l’Associazione Luca Coscioni, un impegno per una campagna: “Noi sottoscritti individuiamo i seguenti obiettivi specifici da perseguire a tutti i livelli, transnazionale, nazionale e locale: 1) il monitoraggio sullo stato della libertà di ricerca e di cura; 2) il rafforzamento o la creazione di politiche, regole e giurisdizioni comprese le leggi internazionali e costituzionali per definire la libertà di ricerca…”. La parola “costituzionale” è molto importante perché le regole fondanti dell’UE prevedono questo principio; la Costituzione italiana lo prevede, quindi dobbiamo attuare la protezione legale costituzionale, che rende completamente illegali ad esempio in Italia decisioni per cui solo in teoria possiamo fare ricerca sulle linee cellulari staminali derivate mentre nella realtà le poche persone che lo fanno, lo fanno con il denaro europeo o quello privato – nel caso in cui vi fosse qualcuno pazzo abbastanza da darvi denaro per farlo – perché questo è il problema: se si sfida il regime, anche se si è un privato, magari si perde qualcos’altro. Quindi questi divieti, queste restrizioni sono talvolta semplicemente incostituzionali, contro la legge. Ancora: “3) La libertà di ricerca sulle cellule staminali incluso a) il superamento del divieto posto dall’Unione europea all’ammissibilità dei finanziamenti della ricerca con la tecnica del trasferimento del nucleo cellulare; b) il superamento del divieto proposto alle Nazioni Unite sebbene in un documento non vincolante…”. Anche questo è molto importante, è il modo in cui abbiamo cominciato: Luca Coscioni, un giovane ricercatore, che ora è morto ma fu il fondatore dell’Associazione Luca Coscioni, soffriva di sclerosi laterale amiotrofica e quando lanciò la sua campagna contro una risoluzione del Vaticano, degli Stati Uniti e dell’Italia alle Nazioni Unite per proibire ogni forma di clonazione, inclusa la clonazione terapeutica, ottenne il sostegno di 50 Premi Nobel per la sua candidatura alle elezioni italiane e altri 50 Nobel per un totale di 100 a sostegno della sua azione politica contro questo bando totale. Ottenemmo qualcosa: non esiste un bando totale alle Nazioni Unite, ma esiste ancora una dichiarazione negativa come questione di principio. Forse con l’amministrazione Obama e il supporto della comunità scientifica insieme a quella dei pazienti possiamo cambiare anche quella. E ancora, naturalmente: “4) La creazione di un network internazionale per aiutare a disseminare un’informazione adeguata sull’accesso ai trattamenti nel mondo e a proteggere i pazienti da qualsiasi violazione del diritto a un trattamento sicuro ed efficace”. Il senatore Marino ha detto e Paolo Bianco ha sottolineato che questa è la questione morale, questa è la questione etica: intendo la disseminazione dei benefici della ricerca. Ma che dire a proposito dell’Africa, del Sudamerica, dell’Asia? Una volta che noi potremo essere curati – con le cellule staminali adulte o embrionali non ci importa, non siamo fan di un tipo di ricerca contro l’altro – da ovunque arrivino i risultati, che ne sarà delle nazioni povere? E del controllo? Noi non temiamo per così dire la battaglia etica, ma pensiamo che la battaglia dovrebbe essere sulle regole, non sui divieti. Per quanto riguarda l’insegnamento del metodo scientifico, il direttore della più importante rivista scientifica in Turchia, la signora Atakuman, è stata rimossa dal suo incarico perché voleva pubblicare un numero su Charles Darwin. A causa di ciò non è più direttrice di quella rivista. Penso che se ci fosse un sistema di allarme, una reazione rapida da parte della comunità scientifica, insieme ai politici e agli scienziati potremmo fare qualcosa di concreto affinché queste cose non accadano più. Ci sono molte altre cose che vorrei dire, ma penso di potermi fermare benissimo qui. Quello che voglio ripetere per la terza o quarta volta è che ciò di cui abbiamo bisogno è una campagna. Per favore non temete la politica perché è già una questione politica. Dovremmo essere espliciti. Il Parlamento europeo è invaso di gente che bussa alla porta di ogni singolo eurodeputato, parlando del perché è importante non uccidere persone in potenza nel nome della ricerca, mostrando foto di feti di 4-5 mesi per dire che non possiamo permettere che questo accada con il denaro dell’Europa, che è oltraggioso ecc. Se insieme agli scienziati e ai pazienti non bussiamo alle stesse porte provando a spiegare quello che è in gioco, questa battaglia può ancora essere persa. So che si ripongono speranze concrete in nuovi tipi di ricerca, sulle cellule staminali riprogrammate e così via. Voi le conoscete molto meglio di me, forse fra qualche anno – ne avete probabilmente già discusso – potrebbero aiutare a superare la questione etica. Ma per il momento, per le persone che aspettano delle cure o delle persone che le aspetteranno nei prossimi anni, possiamo dire: “Stiamo a vedere, forse qualcun altro risolverà questa questione etica”? No, non possiamo, anche perché questa questione si collega a molte altre, ad es. le scelte di fine vita. Il senatore Marino è un punto di riferimento per tutti noi in Italia su questo tema. Non voglio dire che è tutto lo stesso ma i poteri – o meglio i giocatori in campo – sono più o meno gli stessi e penso che dobbiamo giocare anche noi la nostra partita nel modo più aperto, chiaro e responsabile possibile. Grazie molte.