SIAMO ANCHE ISLAMICI ANCHE NOI: DEMOCRATICI, LAICI, NONVIOLENTI


Far conoscere la libertà e la democrazia a chi è costretto ad ignorarle.
Sradicare i regimi dittatoriali che opprimono milioni di donne e di uomini.
Sconfiggere il razzismo anti-arabo e anti-islamico.
Un appuntamento e un invito: venite, questa mattina alle 11, alla Moschea di Roma, ed esponete, dalle finestre delle vostre case, la bandiera degli Stati Uniti d’America

Quello che segue è il testo della pagina a pagamento di Radicali italiani pubblicata oggi dal quotidiano “Il Foglio”:


Oggi è di nuovo 11 settembre. Un anno fa, dopo l’abbattimento delle Twin Towers, decidemmo subito di uscire in strada con le bandiere americane, di stringerci idealmente agli Stati Uniti, e insieme di stringere noi stessi a quei simboli di libertà e di democrazia: così, ci ritrovammo a Via Veneto, a Roma, davanti all’ambasciata Usa.
Poi, qualche giorno dopo, mentre tanti “pacifisti”, tra Perugia e Assisi, erano impegnati a bruciare le bandiere americane, noi tornammo ad alzarle, e ci recammo a pochi chilometri di distanza, presso il cimitero angloamericano di Rivotorto, per ricordare ed onorare i giovani caduti per garantire libertà e democrazia anche ad Agnoletto, a Casarini e ai bruciatori di bandiere a stelle e strisce.

Certo, oggi in tanti torneranno ad esprimere la loro solidarietà agli Stati Uniti, ma spesso si tratta degli stessi che, un anno fa, passate le giornate del lutto, ripresero a sostenere che in fondo gli Usa se l’erano cercata…In realtà, l’antiamericanismo di una certa politica europea non muore mai. Basti pensare ai conflitti di tutti questi anni: quando gli americani sono intervenuti, li si è accusati di imperialismo; quando non lo hanno fatto, si è detto che non avevano interessi forti da difendere o petrolio da conquistare.
Jean-Marie Colombani, storico direttore di Le Monde, ha scritto che “occorre sostenere gli Stati Uniti nella fiducia che cambino”. Per noi, vale l’opposto: li sosteniamo nella fiducia che non cambino, che restino per tutto il mondo faro di libertà e democrazia.

Per questo, e per molto altro, oggi saremo di nuovo al nostro posto. In tante città d’Italia, i militanti radicali manifesteranno dinanzi ai consolati americani, mentre rivolgiamo un caldo invito a tutti i cittadini affinché decidano di esporre alle finestre delle loro case la bandiera degli Stati Uniti d’America, ed osservino, ovunque si trovino, un minuto di silenzio, alle ore 14.46, inizio dell’attacco terroristico al World Trade Center.

Ma il nostro posto, oggi, sarà anche un altro. A Roma, alle 11, tanti radicali, insieme agli amici islamici e ai fratelli ebrei, si recheranno presso la Moschea. Insieme: con le bandiere gandhiane della nonviolenza, quelle con la mezzaluna, quelle con la Stella di Davide, oltre naturalmente a quelle americane a stelle e strisce. In nome di quella democrazia e di quella libertà che i paesi arabi, oppressi dai loro regimi, sono costretti ad ignorare.

Non è una “provocazione”: semmai, è un’iniziativa che ha l’ambizione di ”provocare” qualcosa di serio. C’è una notizia che pochi hanno preso in considerazione: quest’anno, nei paesi arabi, sono nati centinaia di migliaia di bambini a cui i genitori hanno dato nome “Osama”. Vi sono, cioè, milioni di donne e di uomini che sono convinti (dall’assenza di democrazia e di informazione libera) che l’unica loro chance sia quella del terrorismo e dello scontro con l’Occidente. Pochi mesi fa, in una sola mattina, presso l’Università del Cairo, in quello che dovrebbe essere il centro più avanzato del mondo arabo, 500 studenti hanno sottoscritto un documento in cui si dichiaravano disposti a fare i kamikaze. Ecco, se qualcuno pensa di fermare tutto questo solo con gli strumenti militari tradizionali (che pure sono e restano necessari, a partire dal caso Iraq), rischia di andare incontro ad amare sorprese.

Non si può lasciare il campo alla linea “pacifista” antiamericana (quella di Sciuscià, quella dei santoriani pronti a difendere intercambiabilmente Saddam, Milosevic e Bin Laden), e neppure rischiare che ad essa si contrapponga una “linea Fallaci” sbagliata e pericolosa. Se si confonde Al Qaida con “l’occhio cattivo” dell’immigrato extracomunitario, si innesca un cortocircuito che avvelena le coscienze.

E’ necessario un passo in più. Occorre la battaglia radicale di Marco Pannella e di Emma Bonino per l’Organizzazione Mondiale della Democrazia, per l’affermazione di standard democratici da affermare ovunque. Occorre un vero e proprio “ricatto democratico”: subordinare davvero, non solo a chiacchiere, ogni accordo con quei paesi a nuove conquiste di libertà e di democrazia. E poi ci vuole, soprattutto e da subito, informazione. Occorre realizzare (con la radio, con Internet, con la tv via satellite) l’equivalente di Radio Londra, una voce che racconti a quei popoli le malefatte dei loro regimi, a cominciare dalle ricchezze dei loro satrapi. Quei regimi potrebbero crollare, sotto i colpi della conoscenza, della consapevolezza dei loro popoli, molto prima che con qualunque attacco militare.

Allora, appuntamento alle 11 dinanzi alla Moschea di Roma, per battere quella cultura e quella politica europee ed occidentali, animate da un profondo razzismo anti-arabo e anti-islamico, che sostengono e promuovono da decenni dittature efferate, privando milioni di donne e di uomini di ciò di cui avrebbero più bisogno, e che nulla simboleggia più e meglio delle bandiere americane: libertà e democrazia.



Appuntamento oggi alle 11
davanti alla Moschea di Roma,
con dirigenti e militanti radicali.

Interverranno, tra gli altri,
Shaykh Abdul Hadi Palazzi, Segretario Associazione Musulmani italiani
Daniele Capezzone, Segretario Radicali italiani