Sequestro, stupro e omicidio delle due adolescenti An ed Eeifje. Marc Dutroux riconosciuto colpevole


Corriere della Sera

L'entità delle pena per Dutroux sarà invece decisa in un secondo tempo, con probabilità non prima di lunedì

BRUXELLES
- Marc Dutroux è colpevole: questa la sentenza emessa dai dodici giudici popolari chiamati a emettere un verdetto sul «mostro di Marcinelle». L'ex elettricista, secondo la giuria, è colpevole di rapimento e sequestro, ma anche della morte delle due adolescenti An ed Eeifje. L'entità delle pena per Dutroux sarà invece decisa in un secondo tempo, probabilmente non prima di lunedì, con una seconda deliberazione della giuria a cui si aggiungerà anche il presidente della Corte di assise Stephane Goux e due giudici a latere. Dutroux è stato giudicato colpevole dei rapimenti di sei ragazzine tra il giugno 1995 e l'agosto 1996, di cui solo due sono sopravvissute. Secondo i giudici, l'ex elettricista era a capo di un'associazione a delinquere implicata nel rapimento e nel sequestro di Julie Lejeune, Melissa Russo, entrambe di 8 anni, An Marchal di 17 anni, Eefje Lambrecks di 19 anni, Sabine Dardenne e Laetitia Delhez, che all'epoca avevano rispettivamente 12 e 14 anni. Dutroux è riconosciuto colpevole anche dell'omicidio di An e di Eefje, così come della violenza sessuale ai danni delle ragazzine.
I COMPLICI - Più controverso il giudizio della giuria su quello che è considerato il vero capo della banda di pedofili belgi. Per la Corte di assise di Arlon, l'uomo d'affari Michel Nihoul, uno dei principali coimputati nel processo del mostro di Marcinelle Marc Dutroux, era a capo di un'associazione per delinquere coinvolta in rapimenti di bambini. Per i giudici popolari l'uomo è anche colpevole di traffico di stupefacenti. La giuria popolare non è stata invece in grado di pronunciarsi sulla colpevolezza dell'uomo d'affari nel rapimento di Laetitia Delhez, poi liberata dalla polizia dopo l'arresto del pedofilo. Sulla questione la giuria, formata da 12 persone, ha raggiunto solo una maggioranza semplice (7 contro 5) e la decisione finale passerà quindi al presidente della Corte e ai giudici a latere.
L'ex moglie di Dutroux, Michelle Martin, è stata invece riconosciuta colpevole di associazione per delinquere per il rapimento e il sequestro di bambini. La donna è inoltre colpevole, secondo la giuria, del sequestro delle sei ragazzine, Laetitia, Sabine, An, Eefije, Melissa e Julie. Ma i giudici hanno riconosciuto anche l'aggravante per il fatto che il sequestro ha condotto alla morte di Julie e Melissa. Michelle Martin è stata infine riconosciuta colpevole anche della violenza su una ragazza slovacca. Anche l'aiutante Michel Lelievre è stato riconosciuto colpevole di associazione per delinquere per il rapimento e il sequestro di bambini, con l'aggravante che i sequestri sono stati accompagnati da torture che hanno portato alla morte come nel caso di An ed Eefjie.

RAPIMENTI E DELITTI - La tragedia che ha sconvolto il Belgio e l’Europa intera comincia il 24 giugno 1995, quando nel villaggio di Grace-Hollogne vengono rapite Julie Lejeune e Melissa Russo, entrambe di otto anni; il 23 agosto, a Ostenda, vengono sequestrate anche An Marchal ed Eefje Lambrecks, di 17 e 19 anni. Imprigionate nelle celle segrete della casa di Dutroux, a Marcinelle (a 60 Km da Bruxelles), le due adolescenti saranno uccise circa un mese dopo il rapimento, mentre le bambine dovranno sopportare un lungo calvario fino a morire di fame e stenti nel marzo dell’anno successivo. Nel frattempo, a novembre, Dutroux aveva torturato e ucciso un altro complice, Bernard Weinstein, era stato poi arrestato per altri reati minori e rilasciato. Il 28 maggio 1996, Dutroux e Lelievre rapiscono un’altra bambina, Sabine Dardenne, 12 anni. Resterà prigioniera per 82 giorni, e sarà salvata quando finalmente i sequestratori - con il rapimento di un’altra ragazzina di 14 anni, Laetitia Delhez, il 9 agosto - commetteranno un passo falso che metterà gli inquirenti sulla loro pista.

L'ARRESTO - Il 13 agosto 1996 Dutroux e Lelievre sono arrestati, il 15 agosto vengono liberate Latitia e Sabine. Presto un'intera nazione precipita nell’orrore e nell’angoscia collettiva con la scoperta dei corpi di Julie e Melissa, il 17 agosto, e poi di An ed Eefje, il 3 settembre. Il 14 ottobre, l’inchiesta viene tolta al giudice istruttore Marc Connerotte, austero e incorruttibile, che ha avuto il torto di mostrare simpatia per le vittime. Il paese è scandalizzato, mentre emerge un’incredibile serie di errori e leggerezze da parte di polizia e gendarmeria. Si fa strada il dubbio che, se le forze dell’ordine fossero state appena più efficienti, le ragazzine avrebbero potuto essere salvate. Il 20 ottobre è il giorno della protesta: una «marcia bianca» con 350 mila persone, la più grande e sentita manifestazione della storia del Belgio, chiede giustizia per Julie, Melissa, An, Eefje, e le altre vittime di pedofili e assassini. Dutroux riuscirà anche a fuggire dal carcere, nell’aprile del 1998, per essere ripreso dopo alcune ore. Per la vicenda pagheranno i due ministri della Giustizia e degli Interni, costretti alle dimissioni.

LE DUE TESI - Poi, otto anni dopo l'arresto, il processo, con il Belgio diviso in due sulle complicità e i mandanti. Da una parte, i sostenitori della tesi del «predatore solitario», accompagnato da alcuni complici ma che agisce di propria iniziativa. Dall'altra, coloro che vedono nella vicenda la punta di un iceberg, un anello di una rete di collegamenti tra pedofili, spesso altolocati e insospettabili, protetti e potenti, che «commissionavano» i rapimenti alla banda di Marc Doutroux. Quest’ultimo, dunque, non sarebbe altro che un manovale senza scrupoli al servizio dei veri mostri, nascosti nelle pieghe dell’alta società. Alla tesi della "rete", sostenuta in particolare dai genitori di origine italiana di Melissa, Gino e Marta Russo, non crede il giudice istruttore Jacques Langlois, che ha sostituito Connerotte senza riuscire a guadagnarsi la fiducia dei parenti delle vittime e la simpatia dell’opinione pubblica. L’inchiesta sulla possibile esistenza della "rete" è stata stralciata dal processo a Dutroux e langue tra i dossier della giustizia belga.