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SANGUE, PETROLIO E SCORIE NUCLEARI
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Per popolazione e produzione l'unione Europea supera gli Stati Uniti. Gigante economico e nano politico? Ironicamente Kissinger chiedeva che numero di telefono si dovesse comporre per poter sentire i 15, che presto saranno 25, esprimersi con voce unanime e senza cacofonia. L'Unione europea, senza tanto clamore, sta lavorando al suo progetto geopolitico.
Durante il loro appuntamento di Weimar, il 10 aprile scorso, Vladimir Putin e Gerhard Schröder non hanno trovato nemmeno un minuto per raccogliersi a Buchenwald, dove si trovavano i campi di sterminio nazisti in seguito riutilizzati per i gulag sovietici. Lasciando i morti seppellire i morti, i due leader si sono risolutamente volti al futuro. L'Europa sogna di acquisire un'autonomia energetica, la Russia ha l'ambizione di succedere all'Arabia Saudita. "Trattata alla pari, la Russia garantirà a lungo termine l'approvvigionamento dell'Europa", ha detto Putin
I nuovi rapporti eurorussi si sviluppano su quattro piani.
1. La collaborazione energetica. Nelle importazioni tedesche, la parte russa aumenta: 32 per cento per il petrolio, 37 per cento per il gas. Il 17 maggio 2001, il presidente della Commissione europea Romano Prodi, in coro con Putin, invita a investire nell'industria estrattiva russa. Dall'11 settembre, la Russia somma alle sue risorse quelle che rimangono sotto la sua influenza (Asia Centrale, Kazakistan), quelle dell'Irak (dove Lukoil investe a più non posso) e prevede di controllare all'incirca il doppio della produzione attuale dell'Arabia. Viste le incertezze del Medio-Oriente, il fallimento degli accordi di Oslo, la successione saudita, gli integralismi, Mosca fa scintillare il suo Eldorado.
2. La collaborazione nucleare. Senza tener conto delle proteste della popolazione (gli ecologisti russi sostengono di aver raccolto milioni di firme), la Duma, il parlamento russo, ha adottato il progetto di realizzazione di una gigantesca discarica nucleare negli Urali. Profitti scontati su vent'anni: 21 miliardi di dollari. Quindici nazioni interessate, fra cui Germania, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Stati Uniti, che sperano di liberarsi dell'80 per cento dei loro rifiuti. Le industrie nucleari d'oltre-Reno investono in questo progetto da diversi anni e i Verdi, dal canto loro, abbandonano gli ecologisti russi. Una tale unanimità incorona Putin: più forte sarà lo Stato, più l'Fsb (il servizio segreto succeduto al Kgb) sarà onnipresente, più sicura sarà la discarica universale delle immondizie radioattive. Almeno, è quello che si crede.
3. La collaborazione monetaria. Bruxelles scongiura i suoi interlocutori russi perché entrino nella zona Euro. Se la Comunità consacra delle somme immense alle due prime collaborazioni, spera di trovare il suo tornaconto in questo terzo punto. Benché il 50 per cento della popolazione russa affondi senza speranza nella miseria, rimane sempre una minoranza urbana che desidera vestirsi e nutrirsi "all'occidentale", cosa che Bruxelles traduce con "all'europea". Ecco il patto neocoloniale: la Russia ci fornisce le materie prime, noi la riforniamo di prodotti finiti a valore aggiunto.
4. La collaborazione strategica. La Russia resta il secondo arsenale nucleare del mondo. E il secondo o terzo venditore di armi del pianeta. Una tale capacità di nuocere fa paura. Con i tre accordi precedenti, Bruxelles crede di tenere a freno la Russia e di tessere in tale modo dei legami su grande scala capaci di ammanettare questo Gulliver. Sulla base dell'interesse comune le élites europee scommettono di garantire la pace e l'armonia del continente. Non sarà scambiare i desideri per realtà?
In un baleno tutti questi bei ragionamenti si rovesciano. Consegnare al Cremlino le chiavi della nostra energia vuol dire dotarlo dei poteri di intimidazione che prima erano dell'Arabia. Affidare a Mosca la gestione delle scorie tossiche nucleari raddoppia le sue capacità di ricatto.
Ecco perché gli stessi leader che spediscono il "presunto" criminale Milosevic davanti alla Corte dell'Aja non "presumono" un istante che dovrebbero esitare a dispiegare il tappeto rosso sotto i piedi di Putin. Nessuno di loro ignora le prodezze dell'armata russa in Caucaso, al punto che il Museo dell'Olocausto di Wa-shington (poco sospetto di banalizzare la "Shoah" o di cedere all'Islamismo) ha appena stimato che la popolazione cecena è in pericolo di sterminio. Perfettamente al corrente le élites politiche europee non trovano una parola, né una misura finanziaria o diplomatica per condannare la sporca guerra russa. Al contrario. Il premier britannico Tony Blair si indignò delle pulizie etniche fatte dai serbi, ma fu il primo a mostrarsi con Putin. Il cancelliere tedesco e signora passano delle felici vacanze con Putin. Tanta coerenza nell'infamia rivela una politica concertata. I ceceni sono meno di un milione. Che importa la loro scomparsa di fronte all'unione di 150 milioni di russi e 350 milioni di europei! Un crimine comune solidifica il legame sociale, osservava Freud. Il sangue cementa l'alleanza.
(traduzione di Giacomo Leso)
Durante il loro appuntamento di Weimar, il 10 aprile scorso, Vladimir Putin e Gerhard Schröder non hanno trovato nemmeno un minuto per raccogliersi a Buchenwald, dove si trovavano i campi di sterminio nazisti in seguito riutilizzati per i gulag sovietici. Lasciando i morti seppellire i morti, i due leader si sono risolutamente volti al futuro. L'Europa sogna di acquisire un'autonomia energetica, la Russia ha l'ambizione di succedere all'Arabia Saudita. "Trattata alla pari, la Russia garantirà a lungo termine l'approvvigionamento dell'Europa", ha detto Putin
I nuovi rapporti eurorussi si sviluppano su quattro piani.
1. La collaborazione energetica. Nelle importazioni tedesche, la parte russa aumenta: 32 per cento per il petrolio, 37 per cento per il gas. Il 17 maggio 2001, il presidente della Commissione europea Romano Prodi, in coro con Putin, invita a investire nell'industria estrattiva russa. Dall'11 settembre, la Russia somma alle sue risorse quelle che rimangono sotto la sua influenza (Asia Centrale, Kazakistan), quelle dell'Irak (dove Lukoil investe a più non posso) e prevede di controllare all'incirca il doppio della produzione attuale dell'Arabia. Viste le incertezze del Medio-Oriente, il fallimento degli accordi di Oslo, la successione saudita, gli integralismi, Mosca fa scintillare il suo Eldorado.
2. La collaborazione nucleare. Senza tener conto delle proteste della popolazione (gli ecologisti russi sostengono di aver raccolto milioni di firme), la Duma, il parlamento russo, ha adottato il progetto di realizzazione di una gigantesca discarica nucleare negli Urali. Profitti scontati su vent'anni: 21 miliardi di dollari. Quindici nazioni interessate, fra cui Germania, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Stati Uniti, che sperano di liberarsi dell'80 per cento dei loro rifiuti. Le industrie nucleari d'oltre-Reno investono in questo progetto da diversi anni e i Verdi, dal canto loro, abbandonano gli ecologisti russi. Una tale unanimità incorona Putin: più forte sarà lo Stato, più l'Fsb (il servizio segreto succeduto al Kgb) sarà onnipresente, più sicura sarà la discarica universale delle immondizie radioattive. Almeno, è quello che si crede.
3. La collaborazione monetaria. Bruxelles scongiura i suoi interlocutori russi perché entrino nella zona Euro. Se la Comunità consacra delle somme immense alle due prime collaborazioni, spera di trovare il suo tornaconto in questo terzo punto. Benché il 50 per cento della popolazione russa affondi senza speranza nella miseria, rimane sempre una minoranza urbana che desidera vestirsi e nutrirsi "all'occidentale", cosa che Bruxelles traduce con "all'europea". Ecco il patto neocoloniale: la Russia ci fornisce le materie prime, noi la riforniamo di prodotti finiti a valore aggiunto.
4. La collaborazione strategica. La Russia resta il secondo arsenale nucleare del mondo. E il secondo o terzo venditore di armi del pianeta. Una tale capacità di nuocere fa paura. Con i tre accordi precedenti, Bruxelles crede di tenere a freno la Russia e di tessere in tale modo dei legami su grande scala capaci di ammanettare questo Gulliver. Sulla base dell'interesse comune le élites europee scommettono di garantire la pace e l'armonia del continente. Non sarà scambiare i desideri per realtà?
In un baleno tutti questi bei ragionamenti si rovesciano. Consegnare al Cremlino le chiavi della nostra energia vuol dire dotarlo dei poteri di intimidazione che prima erano dell'Arabia. Affidare a Mosca la gestione delle scorie tossiche nucleari raddoppia le sue capacità di ricatto.
Ecco perché gli stessi leader che spediscono il "presunto" criminale Milosevic davanti alla Corte dell'Aja non "presumono" un istante che dovrebbero esitare a dispiegare il tappeto rosso sotto i piedi di Putin. Nessuno di loro ignora le prodezze dell'armata russa in Caucaso, al punto che il Museo dell'Olocausto di Wa-shington (poco sospetto di banalizzare la "Shoah" o di cedere all'Islamismo) ha appena stimato che la popolazione cecena è in pericolo di sterminio. Perfettamente al corrente le élites politiche europee non trovano una parola, né una misura finanziaria o diplomatica per condannare la sporca guerra russa. Al contrario. Il premier britannico Tony Blair si indignò delle pulizie etniche fatte dai serbi, ma fu il primo a mostrarsi con Putin. Il cancelliere tedesco e signora passano delle felici vacanze con Putin. Tanta coerenza nell'infamia rivela una politica concertata. I ceceni sono meno di un milione. Che importa la loro scomparsa di fronte all'unione di 150 milioni di russi e 350 milioni di europei! Un crimine comune solidifica il legame sociale, osservava Freud. Il sangue cementa l'alleanza.
(traduzione di Giacomo Leso)
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
Rassegna stampa
16/04/2007
La Repubblica
Francesco Bei
"DICHIARAZIONI INCREDIBILI L'ITALIA NON PUO' ESSERE RETICENTE"
Documenti
18/06/2008
Interrogazioni (PE) Russia
PE, interrogazione scritta, Vertice UE-Russia e caso Litvinenko
26/02/2004
Risoluzioni (PE) Russia
Raccomandazione del Parlamento europeo al Consiglio sulle relazioni tra l'Unione europea e la Russia
radioradicale.it
2012-05-15 12:08:17 Seduta 632ª (XVI legislatura)
2012-04-02 15:00:21 Seduta 615ª (XVI legislatura)
2012-02-26 17:03:00 Conversazione settimanale di Marco Pannella con Massimo Bordin
2012-02-22 09:33:22 Sedute 677ª e 678ª (XVI legislatura)
2012-02-21 16:32:16 Seduta 676ª (XVI legislatura) 










